La Tate offre buonuscita per tagliare 120 posti di lavoro. Ma non sono esclusi i licenziamenti

Le storiche gallerie inglesi hanno annunciato un piano per ridurre la forza lavoro interna del 12% e salvarsi dalla crisi causata dalla Covid. I tagli potrebbero però diventare forzati nel 2021

Tate Modern Photo courtesy of Tate Photography
Tate Modern Photo courtesy of Tate Photography

La Tate è in rosso: alle quattro gallerie britanniche servono quasi cinque milioni di sterline per non soccombere alla crisi della pandemia. Per questo l’istituzione ha annunciato la decisione di tagliare la forza lavoro del 12%, equivalente a circa 120 posti di lavoro full-time, lanciando un piano di esuberi facoltativo. Chiunque lavori per la Tate e desideri andare anticipatamente in pensione, ridurre le ore di lavoro o prendersi una pausa, è incoraggiato a farlo in cambio di una buonuscita. Ma gli esuberi potrebbero diventare obbligatori, se il museo non risparmierà abbastanza con questo primo step. Alcuni mesi fa le Tate Enterprises, che gestiscono vendita al dettaglio, catering e servizi di pubblicazione per le Gallerie, avevano già annunciato 295 esuberi, corrispondenti a 217 posti di lavoro a tempo pieno.

TATE E PANDEMIA. QUALI PROSPETTIVE?

“Speriamo che questo processo volontario ci aiuti a mettere da parte abbastanza, ma non possiamo escludere che dovremo passare a una fase obbligatoria nel 2021: se dovesse accadere, cercheremo di proteggere più posti di lavoro possibile e assicurarci che nessuna area sia più colpita di un’altra”, spiegano Maria Balshaw, direttrice generale della Tate, e Vicky Cheetham, direttrice operativa, che hanno inoltre dichiarato di essere in trattativa con i sindacati. “Ci fa piacere che la Tate voglia salvaguardare i posti di lavoro, ma gli esuberi volontari sono pur sempre esuberi: chiunque lavori nel settore sarà fortemente preoccupato per il suo posto di lavoro”, ha sottolineato Alan Leighton, segretario nazionale della Prospect Union.

LA TATE E IL NUMERO DEI VISITATORI CROLLATO A CAUSA DELLA COVID

Alla fine dell’anno finanziario inglese, il prossimo aprile, le quattro gallerie della Tate, cioè Britain, Modern, Liverpool e St.Ives, si aspettano di vedere il numero dei propri visitatori scendere da otto milioni a uno. “Per ogni dieci sterline che ci aspettavamo di fare quest’anno, ne sono entrate solo 4: ci aspettiamo di perdere 56 milioni di introiti generali”, si legge in un comunicato. Sono stati già ridotti i salari del personale esecutivo e dimezzato il budget operativo: “abbiamo preso quanto potevamo dalle nostre riserve emergenziali”, procede la nota, e le Gallerie hanno già trasferito cinque milioni di sterline alle Enterprises.

LA TATE APERTA AL PUBBLICO

Nel frattempo le gallerie della Tate sono aperte su prenotazione con le mostre su Bruce Nauman, Dora Mauer, J. M. W. Turner e Lynette Yiadom-Boakye, ai cui lavori si ispira una performance online che si terrà l’11 dicembre sul sito del museo. Le permanenti gratuite restano tali, come quella sull’arte inglese dal XVI secolo agli anni Trenta e quella dagli anni Trenta a oggi, insieme ai lavori di Turner e Rothko. Anche le tradizionali cene restano in piedi, tra cui una ispirata ai lavori di Nauman e quella classica invernale nel Grand Saloon.

– Giulia Giaume

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Giulia Giaume
Appassionata di cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli teatrali, mostre di arte figurativa e contemporanea. Avvicinatasi al giornalismo culturale con un corso sulla critica teatrale e cinematografica del maestro Daniel Rosenthal, cerca con ogni mezzo di replicare per iscritto la meraviglia che suscita in lei ogni manifestazione del genio umano. Laureata in Lettere, sta scrivendo la tesi di Scienze Storiche sulle aggregazioni sociali nate con le nuove forme abitative del secondo dopoguerra milanese, mentre conclude il master di giornalismo alla scuola Walter Tobagi. Scrive recensioni per Satisfiction e coltiva il suo senso del bello sul blog personale Cinquesensi.