Riaprono i grandi musei in Spagna: Prado, Reina Sofia, Thyssen e gli altri

Riapertura dei grandi musei in Spagna, anche se a capienza limitata. A Madrid il Prado propone un allestimento ridotto, inedito ma sorprendente.

Museo del Prado, sala 24
Museo del Prado, sala 24

Malgrado l’assenza totale di turismo straniero, la Spagna culturale scalda i motori per un graduale ritorno alla normalità post Covid-19. Dall’ultima settimana di maggio, dipendendo dalle condizioni sanitarie delle regioni di appartenenza, la maggior parte dei musei spagnoli, grandi e piccoli, pubblici e privati, sta riaprendo al pubblico,seguendo le norme di sicurezza ediigiene dettate dal Ministero di Cultura e di Sanità.

IL DNA DEL PRADO IN 250 CAPOLAVORI DA CAPOGIRO

I grandi musei, si sa, hanno grandi risorse, e non solo economiche. Nonostante la chiusura forzata e il calo del turismo straniero (l’85 % del pubblico) abbiano causato finora una perdita di circa 7 milioni di euro, il Prado non si arrende e sceglie una nuova via per ritrovare il suo pubblico. Si intitola Reencuentro la formula che la direzione del museo ha adottato per riaprire il 6 giugno, dopo aver messo a norma anti-Covid l’edificio del Villanueva (dove la qualità dell’aria è classificata IDA1, come negli ospedali) e concordato con i sindacati misure che riducono i rischi per il personale e i visitatori.  Il Prado che si visiterà fino al 13 di settembre non è lo stesso museo” dichiara il direttore Miguel Falomir. “Vogliamo offrire un’esperienza diversa, indimenticabile, anche se con un numero limitato di sale aperte. Abbiamo messo la bellezza al servizio del museo, creando un percorso di visita alla collezione permanente con i criteri di un’esposizione temporanea. L’essenza delle Collezioni Reali è condensata in 250 opere, un quarto del museo attuale, evocando la museografia del 1819, anno della sua apertura” conclude Falomir. Intorno all’asse vertebrale della galleria centrale e alle sale adiacenti – al primo piano, con entrata unica dalla scalinata della porta di Goya – è stato riallestito un percorso di visita lineare, di carattere cronologico, ma libero dalle rigidità delle cosiddette scuole nazionali. In quest’ala del museo, infatti, l’architettura del Villanueva, con i suoi ampi spazi, permette di accogliere un massimo di 1800 visitatori al giorno (un po’ meno del 30% dell’affluenza normale), garantendo il distanziamento sociale.

Museo Thyssen Bornemisza Sala Centrale
Museo Thyssen Bornemisza Sala Centrale

PRADO: COSA CAMBIA

Che qualcosa è cambiato, al Prado, si percepisce del resto già all’ingresso. La statua bronzea di Leone Leoni, al centro del vestibolo, è stata spogliata dell’armatura: l’imperatore Carlo V, per la prima volta dopo anni, è rimasto nudo. Cosi, compatibilmente con lo stato di conservazione, alcuni capolavori imprescindibili del Prado hanno traslocato dal pian terreno al primo piano: sono El Dos e El tres de Mayo di Goya, l’Annunciazione di Beato Angelico o la Deposizione di Roger Van der Weyden, Antonello da Messina e Mantegna, Adamo ed Evadi Durer e qualche Pinturas Negras di Goya. Grandi tele, poi, hanno guadagnato uno spazio di rilievo sotto la luce naturale della galleria centrale: come Las Lanzasdi Velásquez, circondata da ritratti equestri, o la Danaedi Tiziano, immersa tra le sensualità femminili di Rubens.  L’inedita proposta espositiva è un raffinato gioco di specchi e di riflessi, di associazioni estetiche, quadrerie tematiche e dialoghi immaginari fra autori e opere appartenenti anche ad epoche o realtà geografiche diverse. Una selezione è comunque una riduzione, che nel caso del Prado significa l’assenza di centinaia di dipinti altrettanto significativi e imperdibili. Per molti, però, sarà l’occasione unica di osservare con uno sguardo nuovo, diverso, capolavori noti o meno noti della grande pinacoteca madrilena. Apparentemente immutata, la sala 12, il sancta sanctorumdedicato a Velásquez, riunisce per la prima volta dal 1929 Las Hilanderase Los Borrachos con Las Meninas.  Nel DNA del Prado è custodito anche il carattere spesso autoreferenziale delle sue collezioni. Un solo esempio: lo stesso soggetto, Saturno che divora un figlio,dipinto da Rubens prima e da Goya poi. Poter ammirare ora entrambi i quadri uno accanto all’altro è un privilegio impagabile.

 

Reina Sofia Madrid
Reina Sofia Madrid

REINA SOFIA, THYSSEN E GLI ALTRI MUSEI

La maggior parte delle istituzioni culturali spagnole ha già riaperto o si appresta a riaprire riproponendo le mostre temporanee interrotte nel mese di marzo: come il Centro Botín di Santander (Amri Sala), il Guggenheim di Bilbao (Olafur Eliasson) e a Madrid il Thyssen (Rembrandt e il ritratto ad Amsterdam fra il 1590 e il 1670), il Reina Sofia(con la mostra di Mario Merz al Retiro) o la Fundación Mapfre (Giacometti e Rodin). Altri musei hanno preferito invece puntare sulla collezione permanente, in parte o totalmente visitabile, offrendo talora nuovi itinerari o approfondimenti tematici. E’ il caso dell’Ivam di Valencia (collezione Pop Art) o del Museo Picasso di Malaga (Picasso Colleción 2020-23). C’è poi chi riduce del 50% il prezzo dell’ingresso per incentivare la visita del turismo locale (come il Reina Sofia, il Prado e il Macba di Barcellona); o chi addirittura offre l’entrata gratuita fino al 31 luglio, come la rete dei musei gestiti direttamente dal Ministero di Cultura, quali l’Archeologico Nazionale, quello di Scultura di Valladolid o il Museo Sorolla di Madrid, che riaprono i battenti a partire dal 9 giugno. Ma sono soprattutto le istituzioni culturali private ad essersi dimostrate più fiduciose nel futuro – un esempio la rete degli otto Caixaforum sparsi per la penisola – riprendendo il programma espositivo interrotto dall’epidemia e riorganizzando le scadenze in calendario. Al Guggenheim  di Bilbao, per esempio, il primo giugno ha aperto la mostra di Lycia Clark, prevista per metà marzo; Bombas Gensa Valencia ha inaugurato invece l’installazione site specific di Inma Femenia; Caixaforum a Madrid offre da qualche giorno una mostra dedicata al mito e all’immagine dei vampiri nel cinema.

OBBLIGO DI MASCHERINE, BIGLIETTI ONLINE E CAPIENZA LIMITATA

Ma come sarà in concreto la visita al museo nell’era post Covid-19? A Madrid, a parte qualche piccola variazione negli orari d’apertura (riscontrabili nelle rispettive pagine web), il Museo Reina Sofia, il Thyssen e il Prado riaprono con una serie di restrizioni comuni, a partire dall’obbligo di indossare la mascherina. Si raccomanda l’acquisto dei biglietti online anche negli orari di gratuità (nel caso del Prado, vendita esclusiva sulla pagina web e 24 ore prima del giorno prescelto); ingressi contingentati per fasce orarie; servizio di guardaroba sospeso, niente visite di gruppo né attività educative; no ad audio-guide e assenza totale di materiale grafico cartaceo. Tutti gli strumenti per una visita guidata sono disponibili nella pagina web di ogni museo e, nel caso, si possono scaricare a casa o sul proprio smartphone. Shop e caffetterie, invece, tornano ad aprire. Il Thyssen punta sull’attrattiva della mostra dedicata a Rembrandt e al ritratto olandese, aperta con successo in febbraio e prorogata per tutta l’estate, insieme con l’esposizione di TA21 dedicata ai progetti marini dell’artista americana Joan Jonas. Il Reina Sofia, invece, limita per ora l’accesso del pubblico al secondo piano dell’edificio di Sabbatini, con le opere di Dalí, Miró, del Cubismo e del Surrealismo; in ogni sala i mediatori culturali sono disponibili per domande e approfondimenti. Al piano terra, sono visibili le opere di Richard Serra e Juan Muñoz, ma anche il giardino con la scultura Carmen di Calder. Nella sala del Guernica possono sostare però al massimo trenta persone alla volta (di solito sono una novantina). Contingentato anche l’accesso alle singole sale del Prado, soprattutto nell’affollata sala 12 de Las Meninas. Nei prossimi mesi dunque, e chissà fino a quando, l’esperienza presenziale al museo cambierà un po’ ovunque in maniera significativa: sarà talora ridotta dal punto di vista quantitativo, ma senza dubbio più intima e intensa dal punto di vista qualitativo.

-Federica Lonati

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Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.