Alcuni musei e gallerie della Cina hanno riaperto i battenti, aderendo però a un rigido sistema di regole per scongiurare nuovi contagi. Dalle app per contingentare gli accessi al QR code sanitario, questo modello varrà anche per l’Occidente?

Approdate al terzo mese di chiusura, le istituzioni artistiche in Cina hanno iniziano timidamente a riallacciare un dialogo con il pubblico. Ancora una volta la tecnologia si presta a colmare i temporanei vuoti dei servizi culturali e a sostenere, con ingegnosi sistemi di elaborazione dati, la cauta riapertura di musei e gallerie. Abbiamo cercato di descrivere le strategie adottate dal Paese di Mezzo nella gestione delle attività culturali durante questi mesi di pandemia, con l’idea di fornire un’istantanea sul lento risveglio della scena artistica cinese e con la speranza di aprire utili riflessioni, anche attraverso qualche provocazione, sul futuro dell’arte occidentale.

LE LINEE GUIDA DEL GOVERNO CINESE

Il governo cinese si è attivato, sin dall’inizio del contagio, per cercare di tutelare le attività culturali, fornendo precise linee guida a livello nazionale.
In una lettera, datata 28 gennaio 2020, lo State Administration of Cultural Heritage (istituzione subordinata al Ministero della Cultura e del Turismo responsabile della gestione dei musei nonché della protezione dei beni culturali) annuncia un piano strategico davvero eccezionale: il lancio di una piattaforma online per tutti i musei del Paese con lo scopo di diffondere cultura e promuovere conoscenza.
La Online Museum Exhibition Platform trova sede direttamente sul sito dell’agenzia governativa, a sottolineare che si tratta di un’azione centralizzata, che ha lo scopo di raccogliere le eccellenze culturali del Paese e di permetterne una diffusione capillare in tempo di quarantena, attraverso la tecnologia. L’idea è quella di costruire una raccolta delle migliori mostre ed eventi presenti su territorio nazionale in un gigantesco “cloud”, uno spazio virtuale che faccia da palco alla potenza culturale della Cina. A discapito dei malpensanti, che potrebbero interpretare questa iniziativa come un’ennesima dimostrazione di forza e orgoglio nazionalistico, il progetto è riuscito a mettere in moto un virtuoso meccanismo di scambi e interazioni tra gallerie, musei, archivi e biblioteche, migliorando le capacità di elargire servizi culturali al pubblico.
Il sito è strutturato su una mappa interattiva della Cina sulla quale sono presenti le iniziative culturali digitali in base alla loro vera distribuzione geografica. Si possono passare in rassegna le collezioni permanenti dei musei più importanti del Paese, le mostre temporanee, le raccolte di storia, di scienze naturali, i monumenti. Sono presenti, inoltre, schede interattive di recenti mostre già concluse, ma che, grazie alla loro portata eccezionale, sono state rese disponibili alla fruizione digitale anche dopo il loro smantellamento.

Sonic Cure Concert. Locandina dell'evento. Courtesy Ucca
Sonic Cure Concert. Locandina dell’evento. Courtesy Ucca

L’ESEMPIO DELLO UCCA DI PECHINO

Nella capitale ancora tutto tace, almeno sul fronte della cultura. Musei e gallerie sono ancora chiusi, ma la voglia di tornare sotto le luci della ribalta è molta e non mancano progetti che illuminano questo lungo periodo di attesa.
È di questi giorni la lettera del direttore dello UCCA Center For Contemporary Art, che riassume l’impegno sostenuto dall’istituzione fin dall’inizio della pandemia e fa chiarezza sulle prossime iniziative.
Dopo lo stop delle attività per il capodanno cinese e in risposta alle linee guida del governo, anche lo UCCA ha guardato al mondo del digitale come un’ancora di salvezza. Una delle iniziative vincenti è stata il concerto online di musica improvvisata Sonic Cure, presentato al pubblico in streaming il 29 febbraio. Tra i performer di questa serie di concerti live spiccano figure importanti del mondo musicale d’oriente, come l’artista multimediale Feng Mengbo, il cantante Pang Kuan dei New Pants (una delle band pop-punk più popolari in Cina) e il compositore giapponese Ryuichi Sakamoto. Il concerto ha avuto un seguito sorprendente, ottenendo oltre quattro milioni di visualizzazioni. A fare notizia però, non sono tanto i numeri, quanto piuttosto l’idea di utilizzare un’insolita piattaforma per ospitare la performance. I concerti sono andati in onda su Kuaishou, una community di video-sharing utilizzata per la registrazione e la condivisione di videoclip che descrivono la vita quotidiana. La piattaforma vanta una grande base di utenti provenienti dalle realtà urbane meno sviluppate della Cina. Nell’immaginario comune cinese Kuaishou è associata alla vita che scorre fuori dalle metropoli patinate, un’app che presenta la quotidianità nelle città di terzo e quarto livello, video-narrazioni che non hanno nulla a che vedere con l’arte o la musica d’avanguardia. La collaborazione promossa dallo UCCA e sostenuta da Shanghai Tang ha cambiato la percezione cinese sulla piattaforma e ha già costituito la base per un caso studio della Hupan University, l’istituto per l’imprenditoria fondato da Jack Ma di Alibaba.
Ma lo UCCA non si ferma qui. La serie UCCA Patrons Classroom va in onda via Zoom ogni fine settimana offrendo programmi, dibattiti e lecture con artisti, curatori e con il personale specializzato del museo.
Il messaggio dell’istituzione pechinese è forte e riconosce nel potere unico e fondamentale dell’arte la fonte d’ispirazione per una riflessione condivisa sul futuro del mondo dopo la pandemia.

Codice verde. QR CODE sullo stato di salute dei cittadini
Codice verde. QR CODE sullo stato di salute dei cittadini

UN QR CODE PER ACCEDERE AL MUSEO

Più si va verso sud e più la situazione in Cina sembra pian piano tornare a una parvenza di normalità. Più di 180 tra musei, gallerie e altri luoghi della cultura hanno riaperto al pubblico nelle ultime settimane.
Se da una parte la riapertura restituisce un barlume di ritorno alla consuetudine, dall’altra bisogna constatare che le regole per la fruizione museale sono radicalmente cambiate. Quasi la totalità delle istituzioni ha adottato severe misure di prevenzione affidandosi ancora una volta alla tecnologia. L’ingresso alle strutture della cultura è permesso solo attraverso un efficace sistema di prenotazione online basato sulla registrazione dei dati personali e sull’acquisto del biglietto in forma digitale; al momento sono vietate le visite di gruppo e qualsiasi tipo di performance o di visita guidata.
Gran parte delle istituzioni d’arte ha messo un limite giornaliero di visitatori, contingentando gli ingressi. Il sistema di prenotazioni online permette di dilazionare le visite e far entrare poche persone per volta al fine di far rispettare le distanze di sicurezza.
I visitatori, per accedere alle istituzioni culturali, devono inoltre esibire all’entrata il proprio QR code sanitario. Si tratta del servizio di “codice sanitario” sviluppato dalle piattaforme ‒ ormai onnipresenti nella vita dei cinesi ‒ Alipay e WeChat, e creato su indicazione del governo centrale. Il sistema offre agli utenti un codice di differente colore in base allo stato di salute, insieme alla cronologia degli spostamenti. Le app hanno caratteristiche specifiche per ogni provincia, ma in linea di massima la codifica si basa sulla dichiarazione dello stato di salute mediante tre colori: le persone che hanno un codice verde possono viaggiare in modo relativamente libero; il codice giallo indica invece che il titolare deve essere in isolamento domestico, mentre il codice rosso dichiara che l’utente è un paziente COVID-19 confermato e che deve rimanere isolato. Il codice QR può essere scansionato dalle autorità in qualsiasi occasione e regola l’accesso dei cittadini alla maggior parte dei servizi pubblici.
Una riflessione sorge, dunque, spontanea: la via intrapresa dalla Cina, ai limiti dell’invenzione orwelliana, può essere una risposta anche per il mondo occidentale una volta che ci si appresterà alla riapertura del mondo post pandemia? Ai posteri l’ardua sentenza.

Giorgia Cestaro

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Giorgia Cestaro
Giorgia Cestaro (Padova, 1988) è una Storica dell’Arte e dell’Architettura che dal 2015 vive a Pechino. Dopo anni di esperienza nell’ambito della didattica museale in Italia, lavora come Art Educator presso lo Ullence Center for Contemporary Art nel 798 Art District della capitale cinese. Decide poi di trasferire le sue competenze artistiche in ambito educativo e ricopre il ruolo di Coordinatore Didattico della Scuola Paritaria Italiana d’Ambasciata di Pechino fino al 2018. Il suo vivo interesse per la metropoli che la circonda e le continue domande che questo contesto quotidianamente le suscita, la spinge a entrare nel mondo della ricerca. Da ottobre 2018 è PhD Candidate in Architettura. Storia e Progetto tra il Politecnico di Torino e la Tsinghua University di Pechino, spostando così, semestralmente, la residenza nei suoi due Paesi: l’Italia e la Cina. Nel tempo libero coltiva il suo interesse per le arti visive, vivendo attivamente il panorama artistico cinese che dal 2015 racconta sulle pagine di Artribune.