Torna la fiera Nomad di St. Moritz: design e arte contemporanea in un salotto esclusivo

Tra le novità ci sono una grande attenzione a materiali come ceramica, vetro e alle tecniche sperimentali che uniscono più discipline. Presenti gli artisti locali, ma anche tante influenze provenienti da Giappone, Sudamerica, Nord Europa e dal resto del mondo. Ecco il fitto programma di Nomad St. Moritz 2020.

Chesa Planta, NOMAD St Moritz 2019. Photo Filippo Bamberghi
Chesa Planta, NOMAD St Moritz 2019. Photo Filippo Bamberghi

Torna (dal 6 al 9 febbraio 2020) per il terzo anno consecutivo Nomad St. Moritz, la fiera itinerante (che si svolge anche a Monaco e, dal 2019, a Venezia) rivolta a un pubblico selezionatissimo di collezionisti, architetti, designer e appassionati d’arte. La location torna ad essere Chesa Planta, abitazione d’epoca tipica di questo territorio delle Alpi svizzere, pensata per ospitare la manifestazione creando una cornice intima e a tratti domestica. “Per questa edizione invernale, puntiamo su un maggiore senso di scoperta, una miriade di contaminazioni e idee sperimentali, con più installazioni e opere soliste esposte all’aperto, oltre a modi intriganti di mostrare lavori già noti”, annunciano i fondatori di Nomad Nicolas Bellavance-Lecompte e Giorgio Pace. “Il dialogo e il l’allestimento sono i temi centrali, nonché le influenze tra culture diverse che non ci si aspetterebbe in questo angolo di Europa”. Tra new entry e grandi ritorni, all’edizione 2020 di Nomad St. Moritz figura anche una nutrita selezione di espositori e nomi italiani, come la Galleria Luisa Delle Piane di Milano con alcuni elementi di mobilio dalla serie La Tavola degli Elementi di Piero Lissoni; i mobili degli anni ’70 di Andrea Branzi e i lavori degli anni ’70 e ’90 di Riccardo Dalisi, accostati alle HQB Lamps dello studio di design Space Caviar di Genova. Presente anche il trumeau Libri di Gio Ponti, che risale alla sua prima collaborazione con Piero Fornasetti; ma anche un’edizione limitata dell’orologio marmoreo Time as a Circular Motion disegnato dal duo Formafantasma (Simone Farresin e Andrea Trimarchi). Grande curiosità anche per la grande installazione esterna Giant Triple Mushroom di Carsten Holler che, portata dalla galleria Massimo de Carlo, si interfaccia con il paesaggio naturale alpino.

LE NOVITÀ DI NOMAD ST. MORITZ 2020

Se da una parte l’arte e il design locale sono dei punti saldi nel panorama espositivo di Nomad edizione St. Moritz, quest’anno viene posta grande enfasi su altre influenze culturali – dal Medioriente al Nord Africa, dai Paesi baltici al Sudamerica – e dalla bellezza che scaturisce da tali contaminazioni. Tra le novità dell’edizione, c’è il tema del tessile: la galleria libanese Iwan Maktabi, presenta Orientations, una nuova collezione di tappeti fatti secondo il metodo artigianale tradizionale che ricalca il tema delle costellazioni nel cielo notturno, una mescolanza di elementi antichi, contemporanei e futuristici. L’installazione immersiva The Invisible Collection dell’architetta saudita Shahad Alazzaz, consiste in un’interpretazione contemporanea del significato del tappeto nel mondo arabo come forma di narrazione, in dialogo con mobili progettati da architetti e interior designer tra cui Pierre Yovanovitch, Ron Arad e Thierry Lemaire.

IL VETRO A NOMAD ST. MORITZ 2020

Grande risalto è dato al vetro e alle sue molteplici lavorazioni, nella sezione Glass Sculptures: in mostra le opere di John Armleder realizzate a Murano e incentrate sul dialogo tra arte e artigianato. Precedentemente esposte alla Collezione Peggy Guggenheim e presentate dalla Galerie Andrea Caratsch di St. Moritz, sono caratterizzate da frammenti colorati. La Galleria Giustini Stagetti di Roma porta invece i lavori di Vittorio Zecchin e Carlo Scarpa, ancora realizzati in collaborazione con gli artigiani di Murano. Uno sguardo all’Europa Baltica viene dall’artista danese Karen Klim e dalla Galleri Format di Oslo, che ha selezionato per Nomad alcuni degli artisti più affermati della Norvegia.

LA CERAMICA A NOMAD ST. MORITZ 2020

Anche la ceramica viene esaltata dalla sperimentazione e dallo sguardo degli artisti di tutto il mondo: a cominciare dall’allestimento rappresentato dalla newyorkese Thomsen Gallery che accosta il vimini giapponese della prima metà del XX secolo con una serie di contenitori in ceramica ispirati a quelli medievali, lavorati a mano secondo lo stile detto wabi-sabi (rustico e asimmetrico). Presenti anche le opere della designer britannica Poppy Lawman, focalizzate su un misto di artigianato, scultura e design, e della finlandese Kustaa Saksi, specializzata nello storytelling attraverso l’arte e il tessile. Spazio anche alla riscoperta storica, con la Gallery of Everything di Londra e la serie The Folded Forms di George Ohr, vasaio autodidatta che rivoluzionò la ceramica del Mississippi nel 1800.

– Giulia Ronchi 

NOMAD St. Moritz
Dal 6 al 9 febbraio 2020
Chesa Planta
Mulins 2, 7503 Samedan, Switzerland

https://nomad-circle.com/

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.