Morto John Baldessari. Grandissimo protagonista dell’arte concettuale

È morto a 88 anni John Baldessari. Nel 2009 aveva ricevuto il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia. Il 2020 comincia con una scomparsa eccellente

John Baldessari
John Baldessari

È morto il 5 gennaio 2020 John Baldessari, tra le prime brutte notizie di questo nuovo anno appena cominciato. Tra i primi a rivelarlo sui social anche l’artista Pier Paolo Calzolari, avvisato con un messaggio dal collega Julião Sarmento. L’artista, nato a National City negli Stati Uniti nel 1931, da madre olandese e padre italiano, è stato pioniere e tra le punte di diamante del movimento concettuale, modificando per sempre, tra gli anni ’60 e ’70, il modo di fare arte. È stato inoltre docente presso il California Institute of Arts, e presso l’Università della California di Los Angeles, svolgendo un ruolo fondamentale nella formazione di artisti provenienti da tutto il mondo. Nel 2009 gli è stato conferito il Leone d’oro alla carriera alla Biennale di Venezia e nello stesso anno la Tate Modern di Londra gli ha dedicato una retrospettiva, ma più di 200 sono le mostre cui ha partecipato negli anni.

I PRIMI ANNI

Formatosi in California, le prime opere importanti dell’artista rivelano fin da subito un distacco dalla figurazione, realizzando opere su tela che si compongono grazie alla sovrapposizione di testi scritti, frasi di senso compiuto, spesso di natura dichiaratamente esistenziale. Molte delle opere create tra gli anni ’50 e ’60 furono poi distrutte dallo stesso artista, insieme a cinque amici, nel 1970, all’interno del famoso progetto The Cremation Project, le ceneri usate per fare biscotti o tumulate, in un chiaro collegamento tra arte, vita e morte, ma naturalmente anche con l’intento di disconoscere quanto fatto fino a poco tempo prima. Degli anni successivi sono le opere che meglio lo rappresentano e lo raccontano, lavori che mixano materiali fotografici, still da film, scarti della cultura pop, decontestualizzati e riinseriti in un nuovo spazio, con nuova vita e l’incontro con formule testuali. “La fotografia non veniva esposta nelle gallerie d’arte, veniva esposta solo nelle gallerie specializzate in fotografia, così uno dei miei obiettivi divenne quello di portarla nelle gallerie d’arte”, spiegava, intervistato dal San Francisco Museum of Art, chiarendo il motivo del passaggio dalla pittura alla fotografia (senza però voler diventare un fotografo). In questo clima nascono le serie Wrong del 1966 o il California Map Project. O ancora la più recente serie (una evoluzione dei Commissioned Painting del 1969) Double Bill del 2012 dove la poetica di coppie d’artisti, ad esempio Fernand Lèger e Max Ernst, viene posta su un unico supporto, incontrando infine anche l’opera dell’artista Baldessari, in un totale cortocircuito di autorialità. Della coppia viene rivelato però solo un nome (allo spettatore l’arduo compito di scoprire “l’altro”): i titoli sono infatti AND PICABIA… AND DUCHAMP…e così via. L’interesse per il linguaggio, decodificato e dotournato con un sistema di regole per lo più arbitrarie, si traduce in una serie di opere come ad esempio Throwing Three Balls in the Air to Get a Straight Line (1973), stampata in due serie dall’editore italiano Giampaolo Prearo, o la più famosa I will not make any more boring art, divenuta poi di fatto un vero e proprio statement dell’artista.

I PROGETTI PIÙ RECENTI

Definito uno degli artisti più influenti negli Stati Uniti, nel 2016 lo avevamo visto arrivare a Miami, in occasione di Art Basel, in forma smagliante, a bordo di un bolide da corsa, realizzato per BMW nella serie delle BMW Art Cars. La macchina di Baldessari era stata costruita nel puro stile dell’artista americano, un’opera iconica che racchiudeva le pratiche creative degli ultimi 50 anni, nelle linee realizzate con i colori primari e nei dot in bianco e nero, in un gioco pieno di ironia che si dispiega sulle molteplici dimensioni dell’auto da corsa.

A Brief History of John Baldessari from Supermarché: Henry & Rel on Vimeo.

La velocità veniva poi ribadita dalla scritta “Fast” messa al centro come messaggio chiarificatore del tutto. Nel 2011 (qui l’articolo di Christian Caliandro) la querelle che vedeva l’artista e la sua bella mostra alla Fondazione Prada, in una contesa con la Fondazione Giacometti. Nel corso della sua lunga carriera ha esposto in musei e fondazioni in tutto il mondo. Le sue opere sono state in mostra presso il MoMa, Museum of Modern Art di New York, l’ Hayward Gallery di Londrail Rijksmuseum Kruller-Muller di Otterlo , la Galeria Marga Paz di Madrid, il Museum of Contemporary Art di Los Angeles, tra gli altri.

Santa Nastro

http://www.baldessari.org/

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.