L’idea che la fotografia rappresenti la verità è un mito. I fotografi manipolano le immagini da sempre. Chiunque pensi che la fotografia dica sempre il vero, vive nel Medioevo”. Inizia così l’intervista che John Baldessari (1931) ha rilasciato ai microfoni del San Francisco Museum of Modern Art. L’artista californiano, che ha più volte usato la fotografia come strumento di indagine concettuale, racconta come e perché, negli Anni Settanta, decise di abbandonare la pittura in favore della macchina fotografica e di come il suo uso del mezzo sia sempre stato irregolare e fuori dagli schemi. All’epoca, spiega, “la fotografia non veniva esposta nelle gallerie d’arte, veniva esposta solo nelle gallerie specializzate in fotografia, così uno dei miei obiettivi divenne quello di portarla nelle gallerie d’arte”. Allo stesso tempo, però, Baldessari non ha mai voluto essere considerato un fotografo, né partecipare in mostre di sola fotografia: “non credo nelle categorie”, spiega, “per me è solo un mezzo da usare”.

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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020). Collabora con la redazione di Artribune dalla sua fondazione.