Il Toro di Wall Street che porta fortuna alla Borsa compie 30 anni. Il suo autore è un italiano

La scultura è stata realizzata nell’arco di due anni all’interno dello studio privato di Arturo Di Modica. Tre tonnellate e mezzo di bronzo, per un costo complessivo di 230 mila dollari tutti a carico dell’artista. Un omaggio alla Grande Mela e alla sua potenza economica

Arturo di Modica Charging Bull fonte Wikipedia
Arturo di Modica Charging Bull fonte Wikipedia

Era il 15 dicembre 1989 quando Charging Bull, un toro di bronzo da tre tonnellate e mezzo, appoggiava i suoi pesanti zoccoli sul suolo di Wall Street, davanti alla porta della New York Stock Exchange. Una bestia imponente dall’espressione furiosa che avrebbe portato fortuna all’andamento della borsa americana, la quale in quei giorni stava attraversando una significativa crisi. Il toro, secondo la simbologia settecentesca, è l’emblema del rialzo dell’andamento finanziario, al contrario dell’orso che ne rappresenta il ribasso (“non vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso”, cita un vecchio detto inventato nell’ambito del commercio). Ma il fatto più curioso è che quella massiccia scultura non era un’opera di arte pubblica commissionata dallo Stato di New York, bensì la creazione non autorizzata che un artista siciliano immigrato in USA aveva cominciato a realizzare due anni prima nel suo studio di Crosby Street. Chi era questo personaggio?

ARTURO DI MODICA: LA STORIA

Nato a Vittoria (una cittadona in provincia di Ragusa) nel 1941, Arturo di Modicasi rivela fin da giovane dotato di un carattere poco accondiscendente: abbandonata la Sicilia per studiare a Firenze presso la Scuola Libera del Nudo dell’Accademia di Belle Arti, viene presto invitato ad andarsene per la sua scarsa inclinazione a seguire le regole accademiche (come ha raccontato ad Artribune in una passata intervista). Nel 1973 si trasferisce oltreoceano, costruendo con le sue mani la sua residenza e il suo studio in una palazzina di tre piani a Soho. L’idea del toro gli viene nel 1987, quando la Borsa americana è incrinata da un periodo di depressione: gli ci vogliono due anni e 230 mila dollari per costruire quell’idolo, che viene scaricato nella notte illegalmente sul suolo di Wall Street. Un omaggio alla superpotenza economica che lì per lì non viene affatto apprezzato, e anzi rimosso dalla polizia senza che se ne seppe nulla per giorni. 

 IL TORO DI ARTURO DI MODICA

Tuttavia, il toro indomito ricompare dopo pochi giorni nel triangolo verde del Bowling green park – a quattro minuti a piedi da Wall Street – questa volta trovando la sua collocazione definitiva, grazie a un accordo con il responsabile dei parchi pubblici newyorkesi, il sindaco di allora Ed Koch e con il presidente della Bowling green association, l’italo-americano Arthur Piccolo. Senza dubbio di buon auspicio: da quel lunedì nero del 18 ottobre 1987 (in cui aveva perso il 22% in un giorno solo) il Dow Jones è risalito fino ad oggi acquistando molte volte il suo valore. E non c’è turista che, passando in visita, non metta mano sugli attributi di quel toro, sperando di accaparrarsi un po’ di quella fortuna. Ma il Charging Bull ha anche alcuni fratelli sparsi per il mondo: il miliardario Joe Lewis ne ha acquistato una copia per il suo campo da golf in Florida, mentre in un nuovo distretto finanziario di Shanghai, nell’aprile del 2010 è stata posta una versione leggermente più piccola che differisce solo per alcuni particolari. Arturo Di Modica, intanto, ha ricevuto la Medaglia d’onore di Ellis Island, quella che si conferisce agli immigrati che hanno saputo rendere onore con qualche particolare merito agli Stati Uniti (prima di lui Bill e Hillary Clinton e Martin Scorsese…). Ma gli ultimi progetti dello scultore riguardano la terra natia, la Valle dell’Ippari in cui vorrebbe collocare I cavalli dell’Ippari, un’opera monumentale che consiste in una coppia di cavalli alti oltre 27 metri, colti nell’atto di impennarsi, l’uno di fronte all’altro, formando un gigantesco arco. L’opera potrebbe battere il record di scultura bronzea più grande esistente in Italia. Forse d’Europa.

-Giulia Ronchi

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Ha collaborato con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne.