La bellezza eterea delle sculture di Cy Twombly. A Londra

Gagosian, Londra ‒ fino al 21 dicembre 2019. La produzione scultorea di Cy Twombly e al centro della mostra londinese. Svelando la poetica trasversale dell’artista americano.

Cy Twombly. Sculpture. Exhibition view at Gagosian, Londra 2019
Cy Twombly. Sculpture. Exhibition view at Gagosian, Londra 2019

La sede londinese di Gagosian a Grosvenor Hill, nel quartiere di Mayfair, presenta una splendida e rara mostra di sculture di Cy Twombly (Lexington, Virginia, 1928 – Roma, 2011) realizzata in collaborazione con la Fondazione Cy Twombly, in concomitanza con la pubblicazione del secondo e ultimo volume del catalogo ragionato delle sculture a cura del Presidente della Fondazione Nicola Del Roscio e pubblicato da Schirmer/Mosel.
Gli spazi della galleria sono costellati di ventitré sculture che ricoprono un periodo di oltre tre decadi di produzione dell’artista americano, per la precisione dal 1977 al 2009. Già a un primo colpo d’occhio si comprende quanto l’opera scultorea dell’artista sia estremamente coerente negli anni. Cy Twombly inizia a creare assemblaggi dal 1946 e raramente vengono mostrati sino al 1997, quando esce il primo volume del catalogo ragionato. Dalla fine degli Anni Cinquanta interrompe la sua produzione scultorea, che riprenderà solo nel 1976.
Le sculture in mostra, tutte per lo più di medie dimensioni, consistono in assemblaggi di materiali e oggetti di uso quotidiano, scartati, dimenticati, abbandonati, spesso trovati a Chinatown a New York vicino al suo studio. Attingendo da questa inesauribile fonte di materiali poveri e umili, quali ad esempio scatole, foglie di palma, fiori artificiali, chiodi, frammenti di legno, stracci e buste di carta, Twombly trasforma lo scarto in un’opera d’arte dalla bellezza caduca e contemporaneamente eterna. Solitamente l’assemblaggio viene poi ricoperto dall’artista da una pittura bianca che annulla l’identità precedente dei singoli componenti e unifica il tutto, permettendo una metamorfosi e un passaggio a una nuova, unica forma. Cy Twombly disse: “White paint is my marble”. Il riferimento al marmo non è casuale, essendo stato l’artista un grande viaggiatore e un amante dell’arte antica. Inoltre ha vissuto per molti anni nella Città Eterna, dove la presenza marmorea certo non manca.

Cy Twombly, Untitled, 2002 © Cy Twombly Foundation. Photo Prudence Cuming Associates. Courtesy Gagosian
Cy Twombly, Untitled, 2002 © Cy Twombly Foundation. Photo Prudence Cuming Associates. Courtesy Gagosian

LONTANO DALL’AUTOREFERENZIALITÀ

È opportuno chiarire, come sottolinea Arthur C. Dante nel suo testo all’interno del primo volume del catalogo ragionato, che Cy Twombly si distanziava molto dai suoi contemporanei in quanto gli oggetti trovati e impiegati nelle sue sculture non sono propriamente dei readymade. Frank Stella affermava: “What you see is what you see”. Al contrario in Cy Twombly la scultura non è autoreferenziale: gli oggetti comuni vengono fusi insieme e unificati dalla pittura, assumendo così un potere altamente evocativo. Inoltre talvolta l’artista aggiunge testi o parole alla superficie delle sculture, spesso citazioni da poeti come Rilke e Keats, e questo ne accresce la dimensione poetica.
Molte sue opere, la maggior parte Untitled, fanno riferimento al mondo greco, romano, egizio e talvolta entrano in relazione con antiche rappresentazioni, anche da un punto di vista formale. Le sculture di Twombly, così come molte dell’arte antica, si pongono in uno spazio-tempo indefinito, imperturbabili e intoccate dallo scorrere del tempo e dal cambiamento. Nel 1979 Twombly inizia a fondere in bronzo alcuni dei suoi assemblaggi, chissà se per rendere davvero immortali le sue opere all’apparenza così fragili, che spesso lo accompagnano nei suoi spostamenti. Il bronzo, con la sua colata lavica, può certamente renderle eterne al pari di reperti archeologici ben conservati, o di fossili che il tempo ha congelato. Anche le sculture in bronzo, così come gli assemblaggi, presentano una patina bianca, essenziale a conferire loro quel senso di leggerezza che è caratteristica fondamentale di molti suoi assemblaggi. Negli ultimi anni della sua vita Twombly ha sperimentato anche l’uso del colore, come nel più ludico Turkish Delight del 2000.

Cy Twombly, Untitled, 2009 © Cy Twombly Foundation. Photo Prudence Cuming Associates. Courtesy Gagosian
Cy Twombly, Untitled, 2009 © Cy Twombly Foundation. Photo Prudence Cuming Associates. Courtesy Gagosian

I TITOLI

Quando l’artista abbina all’opera un titolo, come nel caso sopra citato, questo aiuta a conferire un’identità alla scultura e attiva la nostra immaginazione e la produzione di analogie. Un meccanismo simile avviene nel gioco del bambino dove un assemblaggio di oggetti crea una nuova forma; in Cy Twombly i riferimenti sono tuttavia più eruditi e quindi le sue opere possono fare riferimento o prendere ispirazione dalla letteratura, il mito, la storia, i luoghi da lui visitati. Il parallelismo con il gioco del bambino ci permette di comprendere i passaggi cognitivi e immaginativi e mette anche in luce l’aspetto più giocoso del lavoro di Twombly. Untitled (San Sebastian) del 1998, composto da un’asta dritta e una appoggiata leggermente flessa, non può non ricordarci le numerose rappresentazioni del Santo spesso raffigurato legato e appoggiato a un tronco, dal corpo armonicamente flessuoso. Altre sculture sono riferimenti espliciti a navi o carri, come Chariot of Triumph, 1990-98, o come Untitled (In Memory of Babur) del 2009, dove una forma geometrica piuttosto minimale si fa interpretazione della tomba di Babur a Kabul e delle tipiche tombe afghane a forma di sella. La storia emerge dunque in maniera non monumentale, abbandonando il suo peso a favore di una dimensione più umana dalle vesti decisamente più poetiche.
I would like to think in the sculptures there is a tendency towards the fundamental principle in Homer’s world that poetry belongs to the defeated and to the dead … of finding the memory of something that has vanished and left no trace of itself” (Cy Twombly).
Infine l’assemblaggio ha intrinseca la questione della stabilità della scultura e del suo equilibrio, come in Untitled (Snafu), 2009, e in Untitled, 2009. È grazie anche a questa ricerca di un equilibrio al limite delle sue possibilità e al senso di precarietà che ne deriva, oltre che alla apparente fragilità dei materiali, che l’opera scultorea di Cy Twombly si percepisce come leggera e di una bellezza eterea.

Rubina Romanelli

Londra // fino al 21 dicembre 2019
Cy Twombly. Sculpture
GAGOSIAN
20 Grosvenor Hill
https://gagosian.com/

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AutoreCy Twombly
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Rubina Romanelli
Rubina Romanelli (Fiesole, 1981) discende dalla dinastia di scultori fiorentini Romanelli. Completati gli studi, nel 2004 si trasferisce a Londra dove per quattro anni è Gallery Manager della galleria Sprovieri e lavora tra gli altri con Ilya e Emilia Kabaov, Jannis Kounellis e Nan Goldin. Tornata in Italia si occupa della gestione della galleria di famiglia e in parallelo partecipa a vari progetti tra cui un ciclo di aste d’arte contemporanea di beneficenza in collaborazione con Christie’s. Dopo aver diretto la Galleria Bagnai a Firenze, dal 2017 sviluppa e cura propri progetti d’arte contemporanea tra cui una mostra diffusa nella città di Firenze dell’artista Maurizio Cannavacciuolo. Nell’ultimo anno ha curato le mostre di Francesco Carone e Sandra Vásquez de la Horra al Museo Novecento di Firenze. Di recente si è nuovamente trasferita a Londra.