New York: l’artista Andrea Nacciarriti e la sua installazione in un mercato in demolizione

Il curatore Alessandro Facente ci racconta il progetto di Andrea Nacciarriti in un iconico mercato di New York, prima che venga demolito. Promosso da Artists Alliance Inc. sarà visitabile fino al 17 novembre. L’intervista

L'Essex Street Market
L'Essex Street Market

Come nasce il progetto?
00 00 00 00 00 [Essex Street Retail Market] nasce quando Andrea Nacciarriti ed io abbiamo appreso della conferma di chiusura dello storico edificio dell’Essex Street Market e il suo trasferimento in un nuovo spazio dall’altra parte della strada, su Delancey Street nel quartiere a sud est di Manhattan, Lower East Side.

Cosa significava per voi?
Dal settembre 2013 si vociferava che il mercato sarebbe stato distrutto, ma nulla ancora era dato per certo. Nel 2014, Nacciarriti si trovava in città come vincitore del Premio New York, indetto dall’Istituto Italiano di Cultura. Essendo con lui in dialogo da molti anni, lo invitai a visitare il Cuchifritos Gallery + Project Space, lo spazio sperimentale attivo nel mercato dal 2001 gestito dall’Artists Alliance Inc. (AAI), il centro di residenza dove dal 2015 lavoro come curatore. Da lì, Andrea ed io, iniziammo a fantasticare sull’ipotesi di un progetto pensato per la galleria, e che, direttamente o indirettamente, coinvolgesse la comunità di commercianti che operava nel mercato. 

Il progetto attuale è però un po’ diverso…
Sì, quando verso la fine 2015, la notizia del trasferimento e distruzione erano ormai confermati, proposi alla direttrice dell’AAI, Jodi Waynberg, l’idea di lavorare ad un ultimo progetto. In particolare, quello di Andrea pensato per il Cuchifritos espandendolo però in tutto lo spazio del mercato. Entusiasta, ha abbracciato l’idea parlandone al board dell’Essex Market che si è mostrato interessato. Da lì abbiamo lavorato affinché l’opera si realizzasse assicurando permessi, finanziamenti e collaborazioni.

Quale è la storia dello spazio espositivo?
L’Essex Street Market è un mercato al coperto costruito negli anni ‘40 sotto l’amministrazione del sindaco Fiorello LaGuardia, con lo scopo di decongestionare le strade della città affollate da carretti e venditori ambulanti che rendevano difficile il passaggio della polizia e dei veicoli antincendio. Nei suoi primi anni di vita, il mercato è stato fortemente modellato, nella sua identità, dalla presenza d’immigrati ebrei e italiani, che popolavano il Lower East Side come venditori o semplici clienti. Una nuova popolazione portoricana spostò la demografia del vicinato negli anni ‘50, durante i quali la crescita del mercato fu più pronunciata. Fino ai giorni nostri, dei quali ti ho già raccontato…

Perché con Nacciarriti avete deciso di intervenire su questo luogo? Con quali suggestioni?
Oltre alla sua funzione di destinazione per lo shopping, il mercato è diventato nel tempo un aggregatore sociale considerevole nel Lower East Side, dove i residenti erano soliti incontrarsi per scambiare due chiacchiere e condividere idee. Il trasferimento avrebbe avuto un’influenza sugli equilibri di quest’ambiente che non poteva essere ignorata, e su cui abbiamo discusso molto con l’artista, non appena sono partiti i lavori di ripensamento dell’opera per tutta la superficie dell’edificio. Sapevamo dunque, che lungo ogni parete, pavimento e banco dei venditori, si trovavano tracce delle generazioni di residenti che si sono mossi attraverso lo spazio, e che per il nostro progetto hanno rappresentato le suggestioni su cui bisognava intersecare l’opera.

E perché proprio Nacciarriti?
Ho pensato a lui come artista da invitare, perché sapevo non avrebbe compiuto l’errore di portare un intervento troppo esplicito e inopportunamente troppo evidente. Al contrario, la sua pratica si è sempre mossa delicatamente nello spazio, modificandolo ma non per alterarne l’identità. Piuttosto, per rilevarne, amplificandolo, ciò che rende un dato spazio unico, sebbene unico possa anche non esserlo affatto ma che unico lo diventa attraverso la nuova visione che l’artista trova di esso. Ed è il caso di questo progetto che eleva il disordine e caos trovato nel mercato al punto da tirarne fuori il conseguente senso di attesa rendendolo, infine, un’esperienza estetica immersiva.

Come il progetto d’artista va ad intersecarsi con l’architettura?
Quando ci è stata data l’approvazione a entrare nel mercato, ci venne anche comunicato che nulla sarebbe stato rimosso. Dunque, l’edificio sarebbe stato saturo di tutti gli oggetti usati dai commercianti per le loro attività commerciali come, ad esempio, enormi scaffalature, pesanti frigoriferi, attrezzature varie, scatoloni, materiale elettrico, scarti di ogni genere, e qualche residuo di cibo deteriorato dimenticato, qua e là, nella fretta di traslocare.

Che avete fatto perciò?
Nacciarriti ha lavorato sulla sottrazione. Ha eliminato la luce coprendo i quindici enormi lucernai portando a una quasi totale oscurità interna; rimosso l’identità visiva del mercato disallestendo i vari banner, insegne e infografia di ogni attività commerciale rendendo l’ambiente un luogo spettrale; ha poi sottratto l’identità del Cuchifritos Gallery abbattendo il suo leggendario portone di vetro all’ingresso così da espanderne l’apertura verso l’interno, e rendendolo un perfetto white cube generico. Bianco in ogni sua parte, ed esageratamente illuminato di luce fredda, lo splendore emanato acceca l’interno, riflettendosi fuori, svelando infine il disordine e sporcizia che esiste in tutta la restante area oscurata del mercato. La galleria diventa, perciò, l’unico luogo dell’intero mercato a essere ripulito.
In aggiunta a questi interventi più direttamente in dialogo con l’architettura, Nacciarriti ha installato un countdown su di un bancone qualunque dello spazio. Sprigionando un leggero bagliore di vibrante luce rossa, lo scorrere dei numeri del timer marcano i giorni, ore, secondi, e centesimi di secondo che mancano al 17 novembre, data di chiusura della mostra, e metaforicamente, di cessata esistenza dell’edificio. I dieci zero del titolo della mostra sono un chiaro riferimento al countdown. 

Santa Nastro 

Fino al 17 novembre 2019
Historic Essex Street Market building, 120 Essex St, New York

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.