Jan van Eyck, il rivoluzionario della pittura. Un itinerario a Gent

Il 2020 è l’anno di Jan van Eyck, emblema del fervido clima culturale che si respirava nelle Fiandre quattrocentesche. Mentre Gent sta per dedicare all’artista una mostra memorabile, ne ripercorriamo vita e carriera. Segnalandovi alcuni luoghi da non perdere in città.

Cosa significava essere un artista, in terra fiamminga, agli albori del Quattrocento? Certamente il talento creativo garantiva un ventaglio di possibilità da prendere al volo sullo sfondo della corte di Filippo il Buono, duca di Borgogna, intenzionato a sostenere il fermento intellettuale che animava i territori del suo regno. Ben presto anche il misterioso Jan van Eyck – aggettivo adatto a descrivere una personalità di cui sono rimaste pochissime notizie certe – cominciò a gravitare attorno all’orbita del duca, contribuendo in maniera determinante alla ricchezza culturale di città come Bruges e Gent, poli geografici imprescindibili per inquadrare l’esistenza e la carriera di van Eyck.
Dopo una breve parentesi all’Aia presso Giovanni di Baviera, agli esordi degli Anni Venti l’artista divenne pittore di corte di Filippo il Buono, conservando questo ruolo fino alla morte, avvenuta nel 1441 – la data di nascita resta ipotetica e fatta risalire da alcuni studiosi al 1390 circa. È nel cuore degli Anni Trenta che van Eyck, ormai trasferitosi a Bruges, realizza uno dei suoi indiscussi capolavori, l’Adorazione dell’Agnello mistico, il polittico destinato alla Cattedrale di San Bavone, a Gent. Forse iniziata dal fratello Hubert – figura ancora più misteriosa di Jan, ma presente nell’iscrizione del polittico – l’opera rivela lo straordinario potenziale della pittura di van Eyck, facendolo rientrare fra i capostipiti dei Primitivi fiamminghi.
Debitore nei confronti della tradizione miniata e di certe soluzioni visive che affondano le radici nell’immaginario gotico, il linguaggio pittorico dell’artista seppe guadagnare un margine di autonomia, mettendo in campo un rivoluzionario approccio alle figure, al colore e alla luce.
Attento ai dettagli, Jan van Eyck condusse le sue figure nell’ordine della tangibilità, grazie a una resa coloristica e luminosa in grado di supplire a un’impostazione prospettica ancora lontana dagli esiti rinascimentali più maturi. La composizione del Polittico di Gent testimonia queste peculiarità, offrendo allo sguardo un panorama complesso, popolato di figure in pose concentriche e ascendenti, rivolte verso l’Agnello mistico, cuore pulsante dell’opera. I pannelli esterni completano il racconto visivo orchestrato da van Eyck e accoglieranno il pubblico della mostra Van Eyck. An Optical Revolution, omaggio espositivo del MSK di Gent – che ne ospitò il restauro fra il 2012 e il 2016 ‒ nell’anno dedicato all’artista.
Nonostante sia sopravvissuta, in tutto il mondo, solo una ventina di opere firmate da Jan van Eyck, la sua maestria è nota agli addetti ai lavori, che ne elogiano l’intraprendenza, specie dal punto di vista tecnico. Basti pensare a Karel van Mander, pittore e teorico fiammingo vissuto a cavallo fra Cinquecento e Seicento, che fra le pagine delle sue Vite degli illustri pittori fiamminghi, olandesi e tedeschi ne celebra l’inventiva nel combinare olii e supporti, tributandogli il merito di aver dato origine alla pittura a olio attorno al 1410.

1. CATTEDRALE DI SAN BAVONE

Jan & Hubert van Eyck, Adorazione dell’Agnello Mistico, 1432, aperto. Sint Baafskathedraal, Gent

Il polittico dell’Adorazione dell’Agnello Mistico fu commissionata da Joos Vijd a Hubert van Eyck, fratello maggiore di Jan. Dopo la morte di Hubert nel 1426, l’opera fu completata da Jan e inaugurata Il 6 maggio 1432 in quella che allora era la Chiesa di San Giovanni. La pala d’altare è in restauro dal 2012, con fasi che man mano vengono completate: al momento mancano all’appello soltanto i registri inferiori. Nel 2020, inoltre, nella cattedrale entrerà a pieno regime il nuovo centro visitatori: grazie a visori per la Realtà Aumentata, ci si potrà calare all’interno del capolavoro nella sua collocazione originale, ovvero la cripta della cattedrale. Un tour disponibile in nove lingue e con due livelli di approfondimento, per un’esperienza rivolta veramente a tutti.

Sintbaafsplein
www.sintbaafskathedraal.be

2. DESIGN MUSEUM

Dal 13 marzo al 6 settembre 2020 anche il Design Museum cittadino si unisce alle celebrazioni in onore di Jan van Eyck. E lo fa con una mostra che si concentra sull’innovativo uso del colore da parte del pittore rinascimentale. Van Eyck mescolava infatti con grande sapienza colori a olio e smalti trasparenti e colorati: il risultato si può apprezzare in tutta la sua magnificenza nell’Adorazione dell’Agnello Mistico, il cui recentissimo restauro ha restituito l’originaria miscela di sfumature, nitidezza e saturazione. Sono queste le premesse dalle quali sono partiti i designer invitati dal museo, in una rassegna che è costruita come un itinerario lungo i sette colori primari – e all’interno di ogni tappa sarà possibile osservare gli oggetti e i progetti presentati, che spaziano dal product design al graphic design, dai gioielli all’architettura. E non è tutto: Van Eyck’s Coulours in Design si espande anche alle sale d’epoca dell’Hotel de Conick.

Jan Breydelstraat 5
www.designmuseumgent.be

3. MSK – MUSEO DI BELLE ARTI

Jan & Hubert van Eyck, Adorazione dell’Agnello Mistico, 1432, chiuso. Sint Baafskathedraal, Gent © www.lukasweb.be – Art in Flanders. Photo Dominique Provost

Si annuncia come straordinario l’appuntamento espositivo Van Eyck. An Optical revolution. Cuore della programmazione di OMG! Van Eyck was here – il programma che nel 2020 Gent dedica al maestro fiammingo – dal 1° febbraio al 30 aprile la mostra raccoglierà oltre la metà della ventina di opere sicuramente dipinte dal maestro fiammingo e tuttora conservate. Artista e designer, consulente e diplomatico, Van Eyck fu la star delle Fiandre borgognone e della corte di Filippo il Buono. Accanto ai pannelli dell’Adorazione dell’Agnello Mistico appena restaurati (quelli esterni) e in fase di ultimazione (quelli interni nel registro inferiore), si potranno osservare vari capolavori di Van Eyck, oltre a un centinaio di opere realizzate nello stesso periodo da artisti coevi – in gran parte dipinti, ma anche arazzi e sculture, disegni e miniature.

Fernand Scribedreef 1
www.mskgent.be

4. CHIESA DI SAN NICOLA

Chiesa di San Nicola, Ghent. Photo © Stad Gent Dienst Toerisme

Le celebrazioni in onore di van Eyck sono all’insegna di eventi che coniugano tradizione e innovazione, come sempre andrebbe fatto. Su questo secondo versante si colloca A Digital Tribute to van Eyck, dove nel 2020 si uniranno musica, arte multimediale e video mapping grazie all’opera realizzata dall’artista inglese Mat Collishaw. Mezz’ora di meraviglia immersiva, in uno spettacolo di light design che prende ispirazione ancora una volta dall’Altare di Gent. Come se non bastasse, la chiesa ospiterà anche spettacoli dal vivo.

Cataloniëstraat
www.stniklaas.com

Marco Enrico Giacomelli e Arianna Testino

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #51 ‒ Speciale Fiandre

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.