Distorsione pura. Il festival Berlin Atonal 2019

Reportage dai cinque giorni di Berlin Atonal, il festival dedicato alla musica atonale.

Berlin Atonal 2019. Photo © Isabel O'Toole
Berlin Atonal 2019. Photo © Isabel O'Toole

Mentre i treni sferragliano davanti alla torre di Alexanderplatz, dall’altra parte del fiume Sprea un festival offre le stesse stimolazioni distorte. Entrando nella ex centrale termoelettrica nel centro di Berlino, il magnetismo non fa che aumentare. Lo spazio è dilatato, il tempo è sfasato. Le ombre e le luci si fanno prepotenti a intermittenza. Inaspettate.
A fronte dell’architettura dalle dimensioni sovrumane, immersi nel suono, nella luce e davanti ai video, la dimensione umana nelle sue diverse forme diventa sempre più distorta. Questo vale anche per il pubblico stesso”, afferma il team curatoriale.
Orde di giovani vestiti di nero sono seduti o sdraiati a farsi investire da sollecitazioni atonali, ore di onde, scosse e terremoti sonori. I bassi fanno tremare le schiene. L’ascolto è fisico. Coinvolge tutto il corpo.

IL FESTIVAL

Berlin Atonal è un festival che presenta progetti interdisciplinari dal 1982 (con una pausa dal 1990 al 2013). In precedenza ha accolto gruppi come Einstürzende Neubauten e Laibach.
Continuando a guadagnare la fiducia degli artisti, siamo in grado di incoraggiare le persone ad assumersi rischi sempre maggiori nei loro esperimenti artistici. In questo senso notiamo più persone che sperimentano con loro stesse ‒ nella voce, nell’immagine, nella performance e così via”, spiegano i curatori.
Berlin Atonal 2019 è stata una cinque giorni di musica talmente dissonante da essere spiazzante, tanto da dividere anche gli spettatori. Sicuramente non è per tutti.
La musica non andava da nessuna parte”, dice una ragazza non avvezza alla musica atonale.
Quel dj era pazzesco. Assolutamente imprevedibile,” commenta poco dopo una seconda ragazza seduta nel giardino di questo complesso dalle dimensioni di una cattedrale, che ospita normalmente due delle discoteche più famose della capitale tedesca.

Berlin Atonal 2019. Photo © Helge Mundt
Berlin Atonal 2019. Photo © Helge Mundt

GLI ARTISTI

Aiutate dalla location surreale, le persone che amano la musica atonale sono in trance, vicine all’estasi. Molti reagiscono a questa realtà distorta chiudendo gli occhi e contemplando la musica, altri passeggiando per le installazioni; la lineup di dj è di tutto rispetto, di giorno e di notte. Le installazioni anche.
Il duo francese Cécile Beau & Emma Loriaut ha presentato il lavoro Reversion, dal sapore alchimistico. Tre pietre e metalli sono stati immersi in altrettanti container di vetro all’inizio del festival. L’acqua si muove. Il fine è quello di far sviluppare cristalli di argento, rame o piombo sulle pietre. “Come piante, paesaggi o organi, l’efflorescenza metallica cresce nel corso della mostra, rendendo questo processo geologico percettibile”, scrivono le due francesi nel loro testo critico.
Il francese Cyprien Gaillard ha presentato invece una performance audio-visiva, un adattamento del suo lavoro per la Biennale di Venezia, Ocean II Ocean. L’artista 39enne esplora il concetto di ciclicità del tempo.
Insomma. Se i club berlinesi offrono, almeno in prima battuta, un’esperienza pseudo-spirituale, questo è il livello successivo. Le stimolazioni intellettuali abbondano tra scosse sonore atonali e distorsioni continue.

Sergio Matalucci

https://berlin-atonal.com/

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Sergio Matalucci
Sergio Matalucci (Milano, 1982) è giornalista e scrittore. Ha collezionato lauree in econometria, comunicazione e giornalismo probabilmente solo per viaggiare in Europa. Politica, geopolitica e relazioni internazionali sono il suo pane quotidiano; testi critici per artisti e un libro in chiusura sono gli spuntini di riflessione. Ha lavorato per Reuters, per giornali canadesi e per Ruptly. Di stanza a Berlino, collabora con diverse testate italiane e internazionali. Passa il suo tempo libero tra musei e gallerie.