Pace Gallery chiude la propria sede a Pechino. Il motivo? La guerra commerciale tra USA e Cina

Inaugurata nel 2008 e prima galleria occidentale a fare ingresso in Cina, Pace Gallery annuncia che presto chiuderà il proprio spazio a Pechino, a causa dell’aspra guerra commerciale combattuta a suon di dazi tra Donald Trump e Xi Jinping

Lo skyline di Pechino

Negli ultimi anni abbiamo spesso assistito all’apertura di sedi di grandi gallerie occidentali in Cina. Lisson, Perrotin, Gagosian, David Zwirner, De Carlo, White Cube e di recente Almine Rech hanno dato vita ad avamposti a Shanghai, mentre a Pechino hanno trovato dimora Galleria Continua e Pace Gallery. La presenza di queste realtà in Cina conferma come l’interesse culturale e (soprattutto) commerciale del sistema dell’arte internazionale sia oramai proiettato a Oriente, trovando qui nuovi stimoli e territori da esplorare. E ciò non vale solo per le gallerie, ma anche per musei e istituzioni: solo per fare qualche esempio, nella primavera 2018 la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo ha portato la propria collezione al Rockbund Art Museum di Shanghai con la mostra Walking On The Fade Out Lines; per non parlare poi dei francesi Centre Pompidou e Fondation Cartier che hanno deciso di aprire, sempre a Shanghai, una loro sede distaccata. Questa “marcia” verso Oriente, però, sembra inizi ad avere qualche battuta d’arresto con conseguente dietrofrónt: è il caso proprio di Pace Gallery, che pochi giorni fa ha annunciato la chiusura della propria sede a Pechino. Il motivo? La guerra commerciale attualmente in corso tra gli Stati Uniti e la Cina.

PACE GALLERY A PECHINO E LA GUERRA COMMERCIALE TRA GLI USA E LA CINA 

Inaugurata nel 2008 in occasione dei Giochi Olimpici a Pechino, Pace Gallery Beijing sorge nel cuore del 798 Art District della città cinese, con uno spazio di oltre 2mila metri quadrati. Lo spazio di Pace a Pechino rappresenta, inoltre, il primo caso di galleria occidentale che ha deciso di aprire un proprio avamposto in Cina, segnando in qualche modo l’inizio di una tendenza che ha visto poi protagonisti tutta una serie di galleristi star. Durante questi anni, nella propria sede a Pechino Pace ha proposto artisti europei, statunitensi e asiatici; la galleria inoltre rappresenta alcuni degli artisti cinesi più in voga in questo momento, ovvero Zhang Xiaogang, Zhang Huan, Qiu Xiaofei e Yin Xiuzhen. Qualcosa, però, sembra stia andando storto. “È impossibile fare affari nella Cina continentale in questo momento, e lo è da un po’”, ha dichiarato in un’intervista il fondatore di Pace Arne Glimcher, stando a quanto riportato da ARTnews. “La goccia che ha fatto traboccare il vaso sono i dazi imposti da Trump sull’arte cinese che entra negli USA e i dazi di Xi Jinping per quella americana che arriva in Cina”. La guerra commerciale in corso tra gli USA e la Cina, infatti, non sta colpendo soltanto i settori alimentari, chimico e tecnologico, ma anche quello dei beni di lusso, che vede proprio le opere d’arte in primo piano. “Da quando Xi è salito al potere, la gente ha paura di mostrare chiaramente la propria ricchezza, e il cinese continentale non compra in Cina. E se lo fa”, aggiunge Glimcher, “compra per i propri appartamenti in altri posti del mondo”. Situazione ulteriormente peggiorata dal fatto che il governo cinese impone una tassa del 38% sull’acquisto di opere d’arte. Da qui la scelta di Pace di chiudere la propria galleria a Pechino – pur mantenendo qui un ufficio – e di aprire, a quanto pare, una terza sede nella più libera Hong Kong.

I GALLERISTAR APRONO (DI NUOVO) LE PROPRIE GALLERIE IN EUROPA 

La notizia della chiusura di Pace Gallery a Pechino arriva a poche settimane dai rocamboleschi (alcuni di loro si sono susseguiti nell’arco di pochi giorni) annunci di aperture di nuovi spazi in Europa da parte dei più noti e influenti galleristi internazionali. Durante l’ultima edizione di Art Basel a Basilea, Larry Gagosian ha inaugurato “a sorpresa” (qui vi raccontiamo perché) la sua 17esima galleria; appena un mese fa Hauser & Wirth ha svelato l’apertura di un grande centro culturale a Minorca; mentre David Zwirner pochi giorni fa ha annunciato la nascita di una galleria a Parigi, la sesta del proprio impero. Che si stia assistendo a un ritorno di fiamma nella vecchia e già rodata Europa?

– Desirée Maida

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.