Fino a maggio 2020, il Musée des Beaux-Arts di Rouen, in Normandia, ospita dieci artisti della scuderia Pinault. Espandendo il raggio d’azione di uno dei collezionisti più acclamati di oggi.

Centro urbano di medie dimensioni ma dalla secolare tradizione mercantile, Rouen, capitale della Normandia adagiata nella valle della Senna, è anche sede di uno dei più sorprendenti Musée des Beaux-Arts di tutta la provincia francese. Le sue collezioni ricchissime spaziano dal Rinascimento al Grand Siècle, il Seicento francese e olandese, passando per La Flagellazione di Cristo di Caravaggio, dal Romanticismo all’Impressionismo. Non manca, naturalmente, un esemplare della serie delle Cattedrali di Rouen, dipinte tra il 1892 e il 1894 da Claude Monet.
Se sono i “capolavori” più noti a richiamare a Rouen il pubblico dei grandi numeri, alcune iniziative collaterali lo reindirizzano verso scoperte meno scontate. La più recente è la partnership attualmente in corso con la Collection Pinault. Nelle parole di Jean-Jacques Aillagon, che ne è direttore generale, si tratta di “una tipologia di cooperazione inedita, nella forma di un deposito, della durata di un anno, di opere selezionate che entreranno in risonanza con quelle del museo che le accoglierà”.
La collezione di François Pinault moltiplica così i luoghi e le modalità della sua presentazione al pubblico: in aggiunta ai due musei veneziani (Palazzo Grassi e Punta della Dogana), ai numerosi prestiti ad hoc a istituzioni pubbliche e private, e in attesa dell’apertura della Bourse de Commerce parigina, in fase di ristrutturazione da parte di un’équipe guidata da Tadao Ando, fino a giugno 2020 dieci opere di Pinault scandiranno l’esperienza di visita nelle sale del grande museo normanno.

Gilbert & George, Cry, 1984. Courtesy of the artists © Collection Pinault
Gilbert & George, Cry, 1984. Courtesy of the artists © Collection Pinault

LA MOSTRA

So British è il titolo di una mostra che vuole rivendicare, al tempo della Brexit, i profondi legami tra il continente europeo (e in particolare la Francia settentrionale) e l’isola prossima alla secessione. Nigel Cooke, Paul Fryer, Gilbert & George, Damien Hirst, Thomas Houseago, David Nash, Keith Tyson, Lynette Yiadom-Boakye, Jonathan Wateridge e Toby Ziegler sono i dieci artisti, tutti britannici, chiamati ad aprire altrettanti confronti individuali con le collezioni del museo.
Cry di Gilbert & George (1984), potente cover image mediatica dell’evento, è il primo degli incontri spaesanti di So British. All’ingresso del percorso espositivo, un’intera sala è destinata a mettere in scena i rimandi imprevedibili, eppure lampanti, tra l’urlo profano dei due inglesi e il sacro giudizio universale di una vetrata cinquecentesca. La farfalla simboleggia la liberazione dell’anima umana al termine dell’esistenza terrestre tanto nel riquadro di Dark Soul di Damien Hirst (2006), quanto nel settecentesco Sottobosco con rettili, funghi e farfalle di Otto Marseus van Schrieck, il cui confronto è amplificato e virato su toni ancora più cupi da decine di dipinti della stessa epoca, che riflettono sulla caducità e la fragilità della vita.
I personaggi del trittico Uncle of the Garden (2014) di Lynette Yiadom-Boakye, artista di origine ghanese che mette in discussione i canoni della tradizione ritrattistica prioritariamente “bianca”, emergono tra i loro antenati nella galleria dei portraits del XIX secolo francese, mentre 1989 (2009) di Nigel Cooke trova spazio proprio tra i paesaggi di quella storia pittorica che la sua tesi di dottorato ha ipotizzato ormai morta.

Damien Hirst, Dark Soul, 2005 © Damien Hirst and Science Ltd. All Rights Reserved, DACS 2018. Photo Prudence Cuming Associates
Damien Hirst, Dark Soul, 2005 © Damien Hirst and Science Ltd. All Rights Reserved, DACS 2018. Photo Prudence Cuming Associates

PASSATO E PRESENTE

L’intrusione puntuale dell’arte contemporanea definisce nuovi accenti nel concatenarsi delle sale del museo, ne chiarifica la suddivisione tematica, e impone a chi le attraversa una sostanziale discontinuità, un cambiamento di ritmo che si verifica quando lo sguardo intercetta le anomalie annegate nelle sequenze dei dipinti “storici”. Lo scambio culturale può considerarsi riuscito nelle due direzioni: i pezzi della collezione Pinault si ambientano e si sostanziano nel lungo corso della storia dell’arte di cui fanno parte, mentre il confronto con la contemporaneità getta nuova luce sulle opere del museo, rendendole disponibili a imprevedibili e fruttuose reinterpretazioni.

Alessandro Benetti

Rouen // fino all’11 maggio 2020
So British! Collection Pinault
MUSÉE DES BEAUX-ARTS DE ROUEN
Esplanade Marcel Duchamp
https://mbarouen.fr

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Alessandro Benetti
Alessandro Benetti è architetto e curatore. Ha collaborato con gli studi Secchi-Privileggio, Macchi Cassia, Laboratorio Permanente, viapiranesi e Studio Luca Molinari. Nel 2014 ha fondato Oblò – officina di architettura, con Francesca Coden, Margherita Locatelli ed Emanuele Romani. Ha contribuito a numerose pubblicazioni di architettura contemporanea, tra cui la “Guida all’Architettura di Milano, 1954-2015” (a cura di M. Biraghi, Hoepli, 2014). Ha scritto per Abitare, Abitare.it, Alla Carta, AreaArte, Doppiozero, Gizmoweb, The Ship. È stato coordinatore scientifico di “The landscape has no rear” (progetto di Nicola Russi per la Biennale di Venezia 2014). Dal 2014 è co-curatore di SpazioFMG per l’Architettura, con Luca Molinari.