Stavolta il tour fra i musei svizzeri ci porta a Basilea, dove si trova lo storico Kunstmuseum.

La collezione del Kunstmuseum Basel è la più antica collezione d’arte pubblica al mondo. Risale al 1661, quando la raccolta della famiglia Amerbach fu acquistata dalla città e dall’università ed esposta al pubblico a partire dal 1671. I diversi edifici del Kunstmuseum sono come le diverse parti di un organismo: lo Hauptbau è ben noto per la sua fantastica collezione di antichi maestri. Poi c’è il Gegenwart, che ospita la collezione d’arte contemporanea. Il Neubau è fisicamente e mentalmente una sorta di connettore tra i due: ospita le grandi mostre speciali e la collezione di opere che risale al secondo dopoguerra. Così puoi fare un viaggio nella storia dell’arte, se ne hai il tempo, o semplicemente visitare uno dei tre edifici, a seconda di quel che più ti affascina” (Josef Helfenstein, direttore).
La data che segna la fondazione del Kunstmuseum Basel non è un errore: è il 1671 l’anno in cui è stato aperto questo museo, ragion per cui è il più antico al mondo. Già così, l’idea di non averlo mai visitato dovrebbe mettere a disagio. Se poi indaghiamo quel che contiene… Si comincia con la famiglia Holbein, di cui il museo possiede la raccolta più ricca del globo – grazie, direte voi, sono pittori che operavano in questa zona, come altri maestri assoluti quali Cranach il Vecchio e Grünewald. Allora facciamo un salto in avanti, per giungere a serie pittoriche notevolissime di Böcklin e Hodler, e a capolavori di Monet, Pissarro e van Gogh. Non mancano panoramiche su Cubismo ed Espressionismo, anche quello astratto di Rothko e co., fino a Pop Art e Minimalismo. Cruciale il nucleo di opere di Joseph Beuys, ma si arriva alla contemporaneità con Simon Starling, Olafur Eliasson, Pierre Huyghe e Gabriel Orozco. Come si costruisce una collezione del genere? Si comincia con l’acquistarla nel Seicento dalla famiglia Amerbach e si prosegue con investimenti oculati, come quando l’allora direttore del KuMu, Georg Schmidt, nel 1939 chiese un prestito alla città per acquisire opere di “arte degenerata” che i nazisti svendevano. E poi c’è la Emanuel Hoffman Foundation, partner del museo dal 1941; la Alberto Giacometti Foundation, grazie alla quale sono in prestito permanente ventidue lavori dell’artista svizzero; la donazione Raoul La Roche, che ha portato qui un nucleo incredibile di opere cubiste; la donazione Picasso, storia pazzesca che narra di come gli abitanti di Basilea nel 1967 raccolsero 2.4 milioni di franchi per comprare due opere di Picasso, e di come l’artista si commosse al punto da regalare altre quattro opere, e di come a quel punto si commosse pure Maja Sacher-Stehlin, che ne donò un’altra. E ancora la donazione Arp-Hagenbach nel 1968, il prestito permanente della Im Obersteg Foundation nel 2004 – il tutto raccontato nel nuovo allestimento della collezione del XX secolo, ordinata a maggio 2017. E la storia prosegue senza sosta: a febbraio di quest’anno la Fondazione Christoph Merian ha donato al KuMu sette opere di Pablo Picasso, Alberto Giacometti, Paul Klee, Fernand Léger e Jean Dubuffet.

Kunstmuseum Basel, Neubau. Photo Stefano Graziani
Kunstmuseum Basel, Neubau. Photo Stefano Graziani

L’ARCHITETTURA. RUDOLF CHRIST & PAUL BONATZ + STEIB+STEIB + CHRIST & GANTENBEIN

Un museo, tre sedi. Avviata nel 1661, la storia della Öffentliche Kunstsammlung Basel – la collezione d’arte municipale di Basilea – è proseguita nei secoli di pari passo con lo sviluppo della città elvetica. Il primo edificio realizzato ad hoc per la sua esposizione è il Kunstmuseum Basel Hauptbau, inaugurato nel 1936 e messo a punto dal duo formato dagli architetti Rudolf Christ e Paul Bonatz. Incarnazione di un “modernismo conservatore”, fu ispirato tanto da complessi storici, tra cui il Palazzo Ducale di Mantova, quanto da coeve architetture del primo Novecento italiano, come il Torrione INA – o Torre della Vittoria – di Marcello Piacentini, a Brescia. Simmetria, monumentalità e preferenza per materiali locali, come le rocce del Canton Ticino per il rivestimento, identificano la struttura. La progressiva evoluzione dei musei e l’introduzione di nuove proposte espositive ha incoraggiato verso un primo ampliamento dell’istituzione. Nel 1980 questo proposito ha trovato forma concreta nel Museum für Gegenwartskunst a St. Alban-Rheinweg. In seguito ribattezzato Kunstmuseum Basel Gegenwart, è annoverato tra i primi musei d’arte contemporanea su scala globale. L’intervento architettonico, affidato a Wilfrid e Katharina Steib – studio Steib+Steib –, ha previsto la conservazione di un edificio esistente, messo a disposizione dalla Fondazione Christoph Merian, e la realizzazione di un nuovo manufatto. Risale infine all’aprile 2016 il terzo capitolo di questa vicenda. Il Kunstmuseum Basel Neubau, al quale hanno lavorato gli architetti locali Christ & Gantenbein, è sorto in posizione frontale rispetto allo Hauptbau. Numerosi i punti di contatto tra le costruzioni, come emerge ad esempio dall’osservazione dei prospetti. Di particolare interesse il collegamento sotterraneo che connette i due volumi.

Marco Enrico Giacomelli e Valentina Silvestrini

https://kunstmuseumbasel.ch/

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #48 – Speciale Svizzera 2019

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.