Parola ai gestori e ai fondatori di tre sedi espositive e centri di produzione artistica tra Huê e Ho Chi Minh City.

HUÊ ‒ THE NEW SPACE ARTS FOUNDATION

Spazio indipendente sito nell’antica città imperiale di Huê, The New Space Arts Foundation ha la sua attività principale nel programma di Art Residency, rivolto ai giovani artisti vietnamiti e internazionali. Qui lo raccontano i fondatori, i gemelli e artisti Lê Đuc Hai e Lê Ngoc Thanh.
L’arte contemporanea vietnamita è influenzata dall’arte americana, europea e asiatica. Noi invece siamo nati e cresciuti in Vietnam, assorbendone la cultura, e vogliamo che sia preservata e mantenga intatte le sue radici. Non siamo mai andati all’estero alla ricerca di ispirazione; al contrario, cerchiamo di diffondere la nostra visione e la cultura vietnamita attraverso i lavori che creiamo insieme.
A Huê è molto difficile diventare un artista e vivere del proprio lavoro; realizzare un progetto con la videoarte, poi, è decisamente costoso. A Hue non abbiamo istituzioni o fondazioni o una grande comunità che possa supportare l’arte in generale, ancora meno l’arte contemporanea.
Il programma di Art Residency che organizziamo nasce proprio per dare la possibilità agli artisti di avere uno spazio dove trovare nuove collaborazioni, sperimentare nuove tecniche e stimolare nuove idee creative per produrre opere d’arte contemporanea.
Negli ultimi dieci anni, da quando è nata The New Space Arts Foundation, abbiamo ospitato oltre cento artisti vietnamiti e non solo – alcuni arrivavano dall’America, altri dall’Europa. Si sono fermati per qualche mese e hanno organizzato delle mostre nel nostro spazio. Gli artisti possono rimanere da un minimo di un mese a un massimo di tre mesi. Nel corso di un anno ospitiamo da dieci a dodici artisti.
Fino all’anno scorso ospitavamo gli artisti gratuitamente, da quest’anno invece abbiamo deciso di chiedere una quota minima, a titolo di rimborso per le spese di manutenzione dello spazio. Ma per gli artisti che non possono permetterselo, il programma di Art Residency è completamente free.

http://newspacearts.com/

Nguyen Thi Chau Giang, Becoming Dragon, 2018. Courtesy Vin Gallery, Ho Chi Minh City Penang
Nguyen Thi Chau Giang, Becoming Dragon, 2018. Courtesy Vin Gallery, Ho Chi Minh City Penang

HO CHI MINH CITY ‒ VIN GALLERY

Fondata nel 2012 dall’artista Shyevin S’ng, con sede nell’ex Saigon e a Penang in Malesia, è presente nelle fiere che si tengono in Asia, promuovendo progetti di ibridazione interculturale. È lo stesso direttore a parlarcene nelle righe seguenti.
Lavoro a Saigon da quindici anni e sono stata testimone della sua trasformazione, che si è accelerata drasticamente negli ultimi tre anni, portando un crescente benessere in città. Soddisfatti i bisogni primari, le persone iniziano a cercare qualcosa di diverso e a realizzare che la cultura è un processo interiore personale e non solo collettivo.
Da qui è partito lo stimolo per alcuni vietnamiti a collezionare l’arte moderna in molti modi diversi, come non era mai avvenuto prima; ma il mercato locale non riesce ad autoalimentarsi e, nelle vendite all’asta, la maggior parte delle transazioni riguarda ancora opere d’arte moderne e tradizionali piuttosto che d’arte contemporanea.
Per far crescere il mercato domestico dell’arte contemporanea e per supportare gli artisti locali avremmo bisogno di un numero maggiore di istituzioni private e di un aiuto più strutturato da parte del governo, che in questo momento mancano. Ma la situazione sta evolvendo e sono convinta che tutto questo si realizzerà nel giro di pochi anni grazie alla comunità locale.
Vorrei citare per il suo impegno una realtà molto nota e importante qui a Saigon, Sàn Art. È un’organizzazione non profit per la formazione degli artisti e dei professionisti che ruotano intorno al mondo dell’arte.
Gli artisti vietnamiti contemporanei hanno iniziato a esprimere se stessi e creare opere più concettuali: rappresentano la loro vita quotidiana, i propri pensieri e sentimenti verso ciò che vedono o che non accettano in questo Paese. Per esprimersi liberamente qui in Vietnam, però, hanno bisogno di essere consigliati costantemente, dal curatore o dalla galleria che li segue, sui temi che possono essere considerati sensibili.
La sfida, forse più per il curatore che per l’artista, è nella realizzazione della mostra. In Vietnam è necessario, infatti, ricevere l’approvazione del governo. Non sono accettate ad esempio mostre che abbiano un taglio troppo politico o con riferimenti sessuali nelle opere. Personalmente, per artisti che rispetto e che mi colpiscono particolarmente, correrei il rischio o organizzerei una mostra all’estero.

http://vingallery.com/showing

Sandrine Llouquet, direttrice di Salon Saigon, di fronte a un lavoro di Dinh Q.
Sandrine Llouquet, direttrice di Salon Saigon, di fronte a un lavoro di Dinh Q.

HO CHI MINH CITY ‒ SALON SAIGON

Salon Saigon è stato fondato da John Tue Nguyen, da lungo tempo sostenitore del patrimonio vietnamita e collezionista d’arte. Location per mostre, performance, conferenze, proiezioni, programmi educativi e documentazione, dispone di una collezione strutturata sui due piani dell’edificio. Del progetto parla qui la sua direttrice, Sandrine Llouquet, artista di origini franco-vietnamite.
Vivo in Vietnam da tredici anni e, contemporaneamente alla mia attività di artista, ho seguito diversi progetti per Salon Saigon.
Se mi venisse chiesto cosa suggerire alle nostre istituzioni culturali, elencherei tutte le iniziative già attive in alcuni Paesi occidentali: borse di studio (per la ricerca o la produzione di opere d’arte, o per viaggiare); acquisizioni da parte delle collezioni pubbliche; apertura di spazi dedicati all’arte e musei d’arte contemporanea; programmi di Art Residency.
E ovviamente più libertà d’espressione. Sì, perché in Vietnam non si può esporre tutto ciò che si vorrebbe. Alcuni temi sono particolarmente “sensibili” e perciò la sfida maggiore è creare un progetto espositivo che includa opere d’arte interessanti con un contenuto profondo e allo stesso tempo prevenga la possibilità di incorrere in problemi con le autorità, sia per gli artisti che per la galleria.
Quando ho selezionato i lavori per la collezione permanente, avevo ben in mente che il proprietario di Salon Saigon (un uomo d’affari che lavora nel settore del turismo) è stato un grande difensore del patrimonio vietnamita e, considerando il valore storico del palazzo, ho capito che la collezione avrebbe dovuto riflettere la storia e l’eredità culturale locale. Perciò, gli artisti presentati a Salon Saigon sono stati selezionati in base alla loro capacità di portare a una nuova visione del Vietnam e di calare la sua cultura, le sue tradizioni e la sua storia nel contesto presente.
La collezione è sempre in espansione. Vorrei esporre altri lavori degli artisti già presenti, ma certo vorrei anche arricchirla con opere di Phan Thảo Nguyên, Tr˝ıng CÙng T˘ng, Nguyễn Ph˝ıng Linh, Ly Hoàng Ly

www.salonsaigon.com/en/home/

‒ a cura di Diana Cicognini

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #47

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