3 mostre primaverili al Belvedere di Vienna

È ricco il calendario primaverile del Belvedere, che propone diverse mostre dedicate ad artisti contemporanei internazionali e nazionali e un dialogo con il Settecento. Si passa infatti dall’eclettica produzione di Attersee alla nuova scena artistica viennese fino al curioso dialogo tra le “teste di genere” settecentesche di Franz Xaver Messerschmidt e artisti del calibro di Douglas Gordon e Bruce Nauman sotto il titolo “Talking Heads”.

1. LA NUOVA SCENA ARTISTICA DI VIENNA

On the New. Young Scenes in Vienna. Installation view at Belvedere, Vienna 2019. Photo kunst dokumentation.com © Belvedere, Wien

La mostra On the New. Young Scenes in Vienna è concepita come una vivace incursione nella fresca produzione artistica di giovani talenti di gallerie affermate e anche come occasione per scoprire spazi alternativi un po’ più nascosti come Pina, Foundation e Kevin Space. I formati artistici e curatoriali si combinano per creare una struttura dinamica, con la presenza di mostre nelle mostre che si alternano ogni tre settimane. Segnaliamo dalla metà di aprile, fino alla fine del mese, le mostre organizzate dagli spazi alternativi Gaertnergasse, GOMO e Kevin Space, che svelano le opere di alcuni interessanti giovani artisti e come le abilità artigianali prevalgano rispetto alle strategie post-concettuali.
Spesso gli artisti trasmettono una visione nostalgica e il conforto dei mondi interiori, spirituali e fantastici, come risposta alla perdita di utopie e prospettive future.  Segnaliamo l’opera di Birke Gorm con i suoi giganteschi vasi della serie Move away from here, assemblati con cartone coperto da un insieme di sabbia, terra e colla. Il titolo implica un movimento dall’interno del corpo e rimanda all’industriosità delle formiche capaci di penetrare qualsiasi materiale. La virtualità e le immagini digitali sono spesso presenti, come nel caso delle time-based sculptures di Philipp Timischl, schermi coperti da tessuti che disegnano dei volti. Attraverso le fessure dei tessuti si possono intravedere video, frammenti di film, serie televisive, videoclip che ci espongono a brevi flashback emotivi.

2. L’UNIVERSO DI ATTERSEE

Christian Ludwig Attersee, Gekocht + Ungekocht, 1965. Privatbesitz. Photo Atelier Archiv Attersee, Wien © Bildrecht, Wien, 2019

Attersee, al secolo Christian Ludwig, campione nazionale per ben tre volte di vela, si allena sulle acque dell’amato lago austriaco Attersee dove è cresciuto, e che diventa il suo pseudonimo artistico. Vira poi verso l’arte specializzandosi in arti visive e applicate e diventando un fine mosaicista. Onnivoro, sperimenta anche in campo musicale. Rappresenta un’antitesi all’Azionismo viennese e fa entrare oggetti quotidiani nelle sue surreali mise en scène. Si avvicina anche al teatro come scenografo, creando il suo originale linguaggio creativo. Usa il suo corpo per sfumare le differenze di genere, rappresenta sé stesso e i suoi personaggi in maniera ambigua. Il suo lavoro si basa sulla sua biografia e sulla vita di tutti i giorni, sull’arte e sulla sua storia. Uccelli, pesci, fiori, pasti, frutta, donne, l’orizzonte, la vela e il tempo hanno fatto parte della sua iconografia sin dall’inizio della carriera, il suo approccio è ironicamente sovversivo. La selezione di opere riunisce temi meno noti della sua produzione iniziale, mette in primo piano le correlazioni tra i generi, evidenzia la “atterseeizzazione” dell’impostazione e mostra l’aspetto performativo della sua opera. Collage, opere su carta, fotografie, film, musica e dipinti sono messi sullo stesso piano di altre invenzioni, artigianato e design del prodotto. Il 16 giugno è prevista anche una leggendaria performance musicale con gli amici Markus Lüpertz, Hermann Nitsch, Gerhard Rühm, Ingrid e Oswald Wiener.

3. TALKING HEADS. DIALOGHI CONTEMPORANEI CON F. X. MESSERSCHMIDT

Franz Xaver Messerschmidt, Der Schaafkopf, 1777-83 © Belvedere

Il titolo Talking Heads si riferisce allo stretto legame tra testa e cervello, lingua e immagine. Franz Xaver Messerschmidt crea nella Vienna di fine Settecento una serie di teste che rappresentano in maniera spesso grottesca cosa muove il nostro cervello, le emozioni che ne scaturiscono, contrapposte, in mostra, a opere cerebrali del XX e del XXI secolo. Un’attenzione particolare è posta sul “lato oscuro” della rappresentazione. Alcuni artisti come Maria Lassnig e Arnulf Rainer hanno potuto osservare a più riprese le teste barocche, durante le loro visite al Belvedere. Anche Mara Mattuschka cita direttamente Messerschmidt, dipingendo delle rappresentazioni vivaci e ironiche su un aureo sfondo dorato.  Lutz Mommartz lavora, nel suo ritratto cinematografico dell’icona dell’arte Joseph Beuys, sulla questione dell’auto-percezione e su quella dell’altro. Douglas Gordon e Bruce Nauman utilizzano le loro teste in opere video concettuali e radicali.
La mostra solleva domande su psiche, percezione e (auto) riflessione. Nei diversi media utilizzati, come fotografie, video, scultura e pittura, è possibile identificare una propensione per le distorsioni, alienazioni, trasformazioni dei volti. Come nel video Film Noir di Douglas Gordon, che trasmette al pubblico la paura negli occhi di un uomo.

Giorgia Losio

www.belvedere.at/en

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Giorgia Losio
Giorgia Losio, nata a Milano, è storica dell’arte e appassionata di design. Ha studiato storia dell’arte presso l’Università degli Studi di Milano e si è specializzata in storia e critica dell’arte contemporanea all’Université Sorbonne Paris-IV e in museologia e museografia all’École du Louvre. Ha collaborato alla realizzazione di progetti espositivi con istituzioni internazionali quali MACBA, Cittadellarte-Fondazione Pistoletto Biella, MAMAC Nizza, Pinacothèque de Paris, Palais de Tokyo Parigi, Le Fresnoy-Studio national des arts contemporains Tourcoing. Ha pubblicato articoli su Artribune, Exibart, Tema Celeste e Corriere della Sera.

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