Quattro anni di lavoro, quasi ottanta opere esposte, una stretta collaborazione con il Musée Picasso e il Musée d’Orsay di Parigi. È il Picasso dei periodi blu e rosa in mostra alla Fondation Beyeler di Basilea.

Questa è una di quelle mostre a cui ci ha abituato la Fondation Beyeler: rigorosa, epocale, imperdibile. A finire nel lieto mirino dell’istituzione elvetica, in questi mesi, è Pablo Picasso (Malaga, 1881 – Mougins, 1973), con una rassegna che racconta in maniera inedita e completa i periodi giovanili detti “blu” e “rosa” dell’artista spagnolo. Mostra a cui se ne affianca una seconda, come se non bastasse, intitolata Picasso Panorama, che espone le oltre trenta opere appartenenti alla collezione Beyeler. Di tutto questo abbiamo parlato con Raphaël Bouvier, giovane e brillante curatore in forza al museo più visitato della Svizzera.

Quali sono le opere di Picasso appartenenti alla collezione Beyeler? Siete partiti da quelle per progettare la mostra?
Nella mostra Il giovane Picasso – Periodi blu e rosa abbiamo una sola opera appartenente alla collezione Beyeler: Femme (Epoque des ‘Demoiselles d’Avignon’), 1907, che è un importante studio per le Demoiselles d’Avignon e annuncia il linguaggio pittorico cubista, che si sviluppa da quell’anno. La mostra si unisce così alla collezione Picasso della Fondation Beyeler, alla quale è dedicata la mostra Picasso Panorama. La collezione possiede oltre trenta opere ed è una delle più ragguardevoli al mondo sia per consistenza che per qualità.

Qual era il rapporto fra Ernst Beyeler e Pablo Picasso?
Per Ernst e Hildy Beyeler, Picasso incarnava l’artista ideale; nel corso dei decenni sono stati mediatori per più di mille sue opere e gli hanno dedicato molte mostre nella loro galleria. L’artista e i coniugi Beyeler erano anche uniti da un legame di amicizia. Nel 1969 Beyeler ha potuto acquisire numerose opere direttamente dallo studio di Picasso. I dipinti, i lavori su carta e le sculture di Picasso della collezione Beyeler coprono un periodo che va dal primo Cubismo fino all’opera tarda.

Pablo Picasso, Famille de saltimbanques avec un singe, 1905. Göteborg Konstmuseum © Succession Picasso - 2018, ProLitteris, Zurigo
Pablo Picasso, Famille de saltimbanques avec un singe, 1905. Göteborg Konstmuseum © Succession Picasso – 2018, ProLitteris, Zurigo

La mostra ha confini precisi: si indagano i periodi blu e rosa, nell’arco temporale che va dal 1901 al 1906, concentrandosi sui dipinti che presentano figure umane. Quali sono i motivi che hanno condotto alla scelta di questo perimetro?
Il soggetto centrale dei periodi blu e rosa è la rappresentazione dell’essere umano e del corpo umano. È in questo tema che risiede la quintessenza di tale periodo, uno dei più importanti nell’opera di Picasso. È durante i periodi blu e rosa che Picasso realizza alcune tra le sue opere più belle e commoventi, opere di grandissima importanza per l’evoluzione dell’arte del XX secolo.

Come si progetta una mostra di questo tipo? Quanto tempo ci vuole e quali rapporti vanno stabiliti con istituzioni come il Metropolitan di New York, la National Gallery di Washington, la Tate di Londra, solo per citare alcuni dei musei prestatori?
La mostra ha richiesto circa quattro anni di preparazione.

Fra i 75 lavori esposti, alcuni provengono da collezioni private. Si tratta quindi di occasioni uniche per rivedere opere che da molti anni non venivano offerte al pubblico. Anche in questo caso, come ti sei mosso nei rapporti con i collezionisti? E quali le opere che da più tempo non venivano esposte pubblicamente?
La mostra espone in effetti numerosi capolavori di Picasso conservati in collezioni private e che vengono prestati solo di rado, anche a causa della loro delicatezza, fragilità ed enorme valore. Alcune opere non venivano esposte da oltre cinquant’anni. In generale, abbiamo ottime relazioni con molti collezionisti privati.

La mostra è stata allestita prima al Musée d’Orsay di Parigi. Quali sono i cambiamenti fra le due occasioni?
La mostra alla Fondation Beyeler è organizzata in collaborazione con il Musée Picasso e il Musée d’Orsay di Parigi. Le due mostre condividono la base concettuale ma differiscono per i rispettivi punti di vista. Il Musée d’Orsay ripercorre gli immediati predecessori e le ispirazioni artistiche di Picasso (van Gogh, Toulouse-Lautrec, Degas ecc.). La Fondation Beyeler guarda avanti, aprendo sul 1907 come anno chiave in cui Picasso ha prodotto le prime immagini pre- o proto-cubiste intorno al suo rivoluzionario dipinto Les Demoiselles d’Avignon. Ciò consente alla mostra, inoltre, di collegarsi alla grande collezione Picasso della Fondation Beyeler, che inizia con un importante studio a olio per le Demoiselles d’Avignon. Aprendo con l’anno 1907, puntiamo anche a mostrare come il Cubismo possa essere inteso quale sviluppo continuo dei periodi blu e rosa piuttosto che una “rottura” nell’opera di Picasso, come spesso è sostenuto dagli storici dell’arte. A mia conoscenza, nessuna mostra finora ha mai esaminato il periodo 1901-1907 nell’opera di Picasso.

Pablo Picasso, Acrobate et jeune arlequin, 1905. Collezione privata © Succession Picasso - 2018, ProLitteris, Zurigo
Pablo Picasso, Acrobate et jeune arlequin, 1905. Collezione privata © Succession Picasso – 2018, ProLitteris, Zurigo

Ci sono altre differenze rispetto alla mostra parigina?
La mostra alla Fondation Beyeler si concentra sui capolavori di Picasso dipinti e scolpiti in questo periodo (tra cui importanti gouache e pastelli), esponendo queste opere-chiave in uno spazio generoso e con un inquadramento informativo. A differenza del Musée d’Orsay, non presentiamo né i numerosi schizzi e disegni preparatori né alcun materiale d’archivio. Come museo della luce naturale, avrebbe significato oscurare i nostri locali, dal momento che presentare lavori su carta comporta rigidi vincoli di illuminazione. Era una cosa che abbiamo consapevolmente evitato. Mostrando circa ottanta capolavori creati tra il 1901 e il 1907, la mostra presso la Fondation Beyeler si concentra quindi sull’essenza stessa della produzione di Picasso in questo periodo. Circa venti opere significative sono esposte solo alla Fondation Beyeler, tra le quali alcune che raramente vengono mostrate e che sono conservate in collezioni private in tutto il mondo, come Le Marchand de gui (1902-03), La Gommeuse (1901) o La Mort (1901).

La mostra si chiude alle soglie della nascita del Cubismo. Hai in mente una o più mostre che proseguano l’indagine sull’opera di Picasso nei periodi successivi?
La mostra si apre agli inizi del Cubismo nel 1907 e continua in un certo modo con la presentazione della grande collezione Picasso della Fondation Beyeler, dal titolo Picasso Panorama. Al momento non stiamo pianificando un’altra mostra di Picasso per il prossimo futuro.

All’interno della Fondation Beyeler hai seguito mostre di studio importanti, come quella di Dubuffet. Possiamo chiederti a cosa stai lavorando?
Effettivamente sto lavorando ad alcune mostre, ma il soggetto è ancora confidenziale.

Marco Enrico Giacomelli

Riehen/Basel // fino al 26 maggio 2019
Der junge Picasso – Blaue und Rosa Periode
FONDATION BEYELER
Baselstrasse 101
www.fondationbeyeler.ch

Articolo pubblicato su Grandi Mostre #15

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AutorePablo Picasso
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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.

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