A San Sebastian riapre al pubblico Chillida Leku, il museo dello scultore basco scomparso nel 2002. Un’oasi di arte ambientale che rinasce grazie anche alla galleria Hauser & Wirth.

Non a tutti gli artisti è data l’opportunità di avere un luogo dove coltivare e diffondere l’essenza della propria opera. Un luogo che sia al tempo stesso custode di memoria e fonte viva di ispirazione. Chillida Leku è proprio questo: in euskera (l’astrusa lingua dei Paesi Baschi), leku significa luogo, il luogo che lo scultore Eduardo Chillida (San Sebastián, 1924-2002) scelse e creò per custodire le proprie opere e mostrarle al pubblico in un contesto paesaggistico unico, intimo e naturale.
Dopo quasi un decennio di chiusura, il museo, con i suoi undici ettari di terreno tra prati e boschi, riapre finalmente al pubblico mercoledi 17 aprile. Interventi architettonici e paesaggistici “lo hanno reso più accessibile e hanno permesso di adeguarlo alle norme museali del Ventunesimo secolo”, come spiega la giovane direttrice Mireia Massagué. In realtà, è stata ampliata l’area di accoglienza ai visitatori, che comprende biglietteria, caffetteria e shop, realizzata la connessione a internet, per rendere tecnologicamente avanzata la visita, e sono state effettuate alcune opere di mantenimento dell’antico edificio rurale.
Colto e sensibile, Chillida è senza dubbio fra gli artisti spagnoli più influenti della generazione posteriore a Picasso e Miró. Le sue opere sono presenti ancora oggi non solo nei principali musei, collezioni private e spazi pubblici in Spagna ‒ e molte ancora circolano sul mercato ‒, ma in vita l’artista godette di una significativa fortuna anche a livello internazionale. La sua fama si diffuse a partire dal 1958, anno in cui rappresentò la Spagna alla Biennale di Venezia, e soprattutto grazie all’influenza dell’amico gallerista Aimé Maeght, che lo rappresenta fino al 1981.
Trascorsi gli anni di formazione a Parigi (tra il 1948 e il 1952), Chillida visse e lavorò sempre a San Sebastian. Per la sua città fece sei opere pubbliche, tra le quali forse la più emozionante: il Peine del viento, formato da tre monumentali ganci in acciaio massiccio, inseriti tra le rocce della costa quasi per raccogliere il vento e i flutti dell’oceano, in un angolo magico, all’ingresso della celebre Playa de la Concha.

Eduardo Chillida, Lotura XXXII,1998 © Zabalaga Leku. San Sebastián, VEGAP, 2019. Successione Chillida e Hauser & Wirth. Photo Iñigo Santiago
Eduardo Chillida, Lotura XXXII,1998 © Zabalaga Leku. San Sebastián, VEGAP, 2019. Successione Chillida e Hauser & Wirth. Photo Iñigo Santiago

LA RINASCITA DI UN’OASI AMBIENTALE

Chillida Leku è un’oasi di pura arte ambientale a Hernani, località a pochi chilometri dalla costa di San Sebastián; comprende un vasto giardino dove passeggiare, un antico edificio rurale tradizionale basco ‒ il Caserío Zabalaba, del XVI secolo ‒ e una villa signorile dei primi del Novecento. Il tutto disseminato in maniera suggestiva, ma discreta, di 42 sculture dell’artista, di varie fogge, materiali e dimensioni. In un angolo appartato del parco è sepolto l’artista, morto solo due anni dopo aver inaugurato il museo, al fianco della moglie Pilar, artefice del suo successo, e del fido giardiniere.
Dopo la chiusura per mancanza di fondi, e il tentativo abortito di coinvolgere le autorità locali dei Paesi Baschi nella gestione del museo, la famiglia Chillida ‒ otto figli, ventisette nipoti e undici bisnipoti ‒ ha colto al volo l’offerta dei galleristi svizzeri Hauser & Wirth di amministrare e promuovere in esclusiva il lascito dello scultore. In cambio, gli eredi hanno chiesto e ottenuto un appoggio sostanziale nella riapertura al pubblico del museo, creando un modello efficiente di gestione privata per il rilancio internazionale dell’immagine dell’artista.
La Fondazione Chillida ‒ presieduta dal figlio Luis, con la partecipazione del fratello Ignacio e del nipote Mikel (quest’ultimo è il più appassionato testimone e divulgatore del lascito artistico e umano del nonno) ‒ prosegue dunque nel solco tracciato dalla scultore e da sua moglie Pilar, gestendo secondo le loro volontà anche l’archivio storico e fotografico.

Eduardo Chillida, Peine del viento, 1977. Courtesy Chillida Leku © Successione Eduardo Chillida
Eduardo Chillida, Peine del viento, 1977. Courtesy Chillida Leku © Successione Eduardo Chillida

LA MOSTRA ECOS

Giungendo a Hernani si percepisce subito l’atmosfera singolare del luogo. Nonostante il successo internazionale, Chillida restò sempre profondamente radicato alla sua terra, tanto da scolpire le materie prime dell’industria locale: il ferro, il legno e soprattutto l’acciaio. Dagli Anni Ottanta in poi, infatti, si dedicò principalmente agli incarichi pubblici e alla fusione di sculture monumentali in acciaio, trattato per resistere alle intemperie della meteorologia basca. Non a caso, all’inaugurazione del museo, nel 2000, insieme agli allora reali di Spagna fu presente anche il cancelliere tedesco Gerhard Schmidt per ammirare da vicino Berlin, l’opera destinata alla piazza della BundesKanzleramt nella capitale tedesca.
All’interno del Caserío è allestita ora la mostra temporanea Echos, che raccoglie una novantina di pezzi di piccolo e medio formato che raccontano, anche con alcuni prestiti importanti, il percorso estetico e materico dello scultore basco. Lo spazio espositivo ricavato nella casa rurale del XVI secolo ‒ così come lo realizzò Chillida con l’aiuto di un amico architetto ‒ è di per sé molto suggestivo. La luce naturale, i giochi architettonici fra le travi in legno e la pietra a vista, i soffitti di diverse altezze sono il contenitore ideale per opere di potente tridimensionalità, anche quando si tratta di delicati collage di carta o di feltro. Sculture in gesso, granito, alabastro e ferro, sempre pezzi unici anche nel caso dei bozzetti per opere monumentali, che l’artista chiama “aromi”. Chillida plasmava con la proprie mani esperte materiali duri, grezzi, creando di volta in volta forme dinamiche, apparentemente leggere o trasparenti (come nel caso dell’alabastro) o più massicce, come nel caso della tierra chamota, una argilla che può essere lavorata in blocchi compatti.

SPAGNA DEL NORD, LA NUOVA CULLA PER L’ARTE CONTEMPORANEA

Chillida Leku risorge in un momento particolarmente fortunato per le regioni del nord della Spagna, sopite le tensioni del conflitto terroristico. A più di vent’anni anni dalla nascita del Museo Guggenheim di Bilbao, l’arte e la cultura sono diventate le principali attrattive turistiche della costa del mar Cantabrico, con la complicità di edifici monumentali e avveniristici come quello disegnato da Frank Gehry per la capitale basca o come il nuovo Centro Botín di Santander, progettato da Renzo Piano. La nuova gestione di Chillida Leku ambisce a inserirsi nell’offerta turistica del nord, in un circuito misto di attrazioni dove non solo l’arte contemporanea ma anche l’eccellente gastronomia possano attirare un turismo nazionale e straniero sempre più esigente e di qualità.
E per chi volesse approfondire l’arte di Chillida e il suo spirito operaio e sperimentatore, suggeriamo la visita al Chillida Lantoki. A Legazpi, nella Valle del ferro, esiste ancora la fonderia dove lo scultore realizzò, insieme con un gruppo di operai altamente specializzati, le sue più ardite creazioni monumentali in acciaio. Oggi è un museo della tradizione industriale che ne rievoca l’affascinante storia.

Federica Lonati

www.museochillidaleku.com

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Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.

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