Action Forms. Ilija Šoškić in Serbia

Museo di Arte Contemporanea della Vojvodina, Novi Sad ‒ fino al 16 dicembre 2018 // Museo di Arte Contemporanea, Belgrado ‒ fino al 24 dicembre 2018. Le due sedi serbe ospitano la prima retrospettiva intitolata a Ilija Šoškić.

Ilija Šoškić, Coexistence, 1975. Photography Nebojša Čanković
Ilija Šoškić, Coexistence, 1975. Photography Nebojša Čanković

La prima retrospettiva dedicata a Ilija Šoškić curata da Zoran Erić e Nebojša Milenković vede la collaborazione del Museo di Arte Contemporanea della Vojvodina di Novi Sad e del Museo di Arte Contemporanea di Belgrado. I due curatori hanno adattato l’esposizione in risposta alle diverse architetture dei rispettivi spazi espositivi.
Negli ambienti di Novi Sad sono il corpo e la sua interazione nella sfera pubblica a fare da protagonisti. L’artista ha realizzato, a partire dalla prima metà degli Anni Settanta, soprattutto in Italia, numerose performance e tableau vivant finalizzati ad accentuare il noto principio di avanguardia, in base al quale l’artista stesso diventa la sua opera d’arte.
Questa fase raggiunge l’apice con i famosi spari performativi presso la galleria l’Attico nel 1975, Maximum Energy – Minimum Time. L’antitesi a questo atto è il ritiro pluriennale dell’artista dalle scene e il totale impegno per il motociclismo, che incarna anche uno dei principi filosofici chiave della sua poetica e della sua vita: l’assioma del movimento ininterrotto e del nomadismo.

Ilija Šoškić. Action Forms. Exhibition view at Museo di Arte Contemporanea, Belgrado 2018. Photo Bojana Janjić MoCAB
Ilija Šoškić. Action Forms. Exhibition view at Museo di Arte Contemporanea, Belgrado 2018. Photo Bojana Janjić MoCAB

FORME IN AZIONE

A Belgrado la mostra si concentra su diverse serie di arte concettuale, SATORTraphosParallels e su opere di carattere scultoreo frutto dell’interesse di Šoškić per gli assiomi e i problemi matematici, complementari allo studio di postulati filosofici, alla cui ricerca si è dedicato durante gli Anni Ottanta.
Muovendosi tra matematica, filosofia e mitologia, Šoškić indaga particolarmente il rapporto dell’uomo con la natura, fil rouge di una serie di opere (Lutto e Siccità, Zigote, Cerchio Quadrato, ecc.).
L’esperienza acquisita dai tableau vivant e dalle prime performance viene tracciata spazialmente nell’ambiente attraverso le installazioni che permangono come artefatti dopo le azioni. Aderente allo statement del processo creativo, l’allestimento di queste opere segue un preciso percorso, che afferma l’identità dell’artista attraverso differenti linguaggi artistici: schizzi, esposizione di testi, documentazione fotografica, oggetti e installazioni.
Con Action Forms, “forme in azione”, formulazione polisemica di Mario Diacono, si delinea il pertinente sintagma che dà nome alla mostra, la cui geografia non è ordinata cronologicamente, ma segue le linee concettuali nell’evoluzione del lavoro dell’artista e attiva un dialogo tra i due segmenti che la costituiscono, quello di Novi Sad e quello di Belgrado.

Ilija Šoškić, Icarus (Sparrow on Shoulder), 1973. Photo documentation Arhiv Šoškić
Ilija Šoškić, Icarus (Sparrow on Shoulder), 1973. Photo documentation Arhiv Šoškić

L’ARTISTA

Ilija Šoškić è una figura creativa unica e caratterizzata da numerose identità: atleta, artista, performer, sessantottino e comunista, teorico e motociclista.
Nato a Dečani nel 1935, è un membro della prima generazione di artisti jugoslavi che ha lavorato nel solco delle nuove pratiche artistiche. È riuscito a rimanere fedele alle idee con cui ha intrapreso la sua carriera: un (neo) avanguardista radicale, un artista guerrigliero, ma anche metafisico. Attivo sia nei Balcani che in Europa, soprattutto in Italia.
Ha conquistato l’attenzione della critica mondiale, Emilio Villa, Achille Bonito Oliva e Mario Diacono hanno scritto di lui. Ha esposto insieme a Jannis Kounellis, Luigi Ontani, Michelangelo Pistoletto e altri.
La pratica artistica di Ilija Šoškić abbraccia oltre cinquant’anni e il suo impegno ha spostato i confini della percezione dell’arte non solo come uno spazio di lotta politica, ma anche di contemplazione filosofica del significato come precondizione per la sopravvivenza sociale e artistica.

‒ Zara Audiello

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Zara Audiello
Laurea in Scienze Umanistiche presso l'Università degli Studi di Roma La Sapienza nel 2003 e Master in Educazione Interculturale, Dipartimento di Scienze dell'Educazione, Università degli Studi Roma Tre, nel 2005. Rispettivamente nel 2007 e nel 2009 frequenta il Corso per Curatori di mostre d'arte e di eventi e un Corso di Art Management presso il Centro d'arte contemporanea A+A, Venezia. Nel 2009 è cofondatrice dell'Associazione 22:37, nata dall’incontro di giovani curatori/trici, artisti/e e operatori/trici culturali che hanno in comune l’interesse per la produzione artistica e la pratica curatoriale in diversi contesti europei. Dal 2010 si trasferisce a Belgrado dove fonda Beo_Project, luogo di connessione tra il mondo artistico internazionale e la Regione dei Balcani. Coproprietaria e direttrice artistica del multiconcept bar ZAVOD. Indaga il conflitto nelle sue rispettive forme, come un concetto che può aiutare a spiegare molti aspetti della vita sociale, come il dissenso sociale, i conflitti di interessi, e di lotte tra individui, gruppi o organizzazioni.