Starbucks Indonesia regala biglietti per visitare i musei

A Milano si contano file spropositate per la nuova sede di Starbucks in centro città e impazzano le polemiche, in Indonesia la celebre azienda di caffè invita tutti i suoi clienti al museo.

Il classico bicchiere di Starbucks
Il classico bicchiere di Starbucks

Mentre a Milano si stanno registrando code da record per ordinare un caffè nel nuovo locale di Starbucks, in Indonesia il famoso brand del caffè regala biglietti ai suoi clienti per visitare i maggiori musei del Paese.

STARBUCKS IN INDONESIA

Fino al primo novembre, Starbucks Indonesia invita tutti i suoi clienti al museo con il programma Ayo ke Museum (Let’s Go to the Museum) realizzato in collaborazione con il Cultural Heritage Preservation e il Culture Ministry’s Culture Directorate General.
Tutti gli avventori hanno diritto a due biglietti che consentono l’ingresso al National Museum e al Basoeki Abdullah Museum a Jakarta, l’Affandi Museum e il Benteng Vredeburg (Fort Vredeburg) Museum a Yogyakart e il Panji Museum a Malang. Purtroppo però sono solamente quindici i negozi partecipanti all’iniziativa, tra cui i bar di Jakarta, Surabaya, Semarang, Cirebon, Malang, Surakarta, Yogyakarta, Medan, Makassar, Samarinda, Lombok, Denpasar, Pontianak, Pekanbaru e Lampung.
Lo scopo dell’attività è quello di accrescere l’interesse del pubblico nei musei e di promuovere la cultura locale. L’iniziativa segue una molto simile, lanciata nel 2008, che ha visto un aumento sostanziale dell’entrate agli spazi espositivi del Paese. Anche il responsabile della comunicazione di Starbucks Indonesia, Andrea Siahaan, ha dichiarato: “la nostra speranza è che tutti, specialmente le nuove generazioni, possano ampliare la loro cultura sulla storia in modo innovativo. Starbucks è da sempre deputato come luogo di incontro tra persone di tutto il mondo e di ogni ceto sociale e quindi perché non favorire nel nostro piccolo uno sviluppo della cultura?”.

STARBUCKS A MILANO

Mentre in Indonesia si discetta sul ruolo del privato nella cultura, in una Milano super blindata lo scorso 6 settembre è stata inaugurata la nuova caffetteria di 2300 mq di Starbucks, progettata da Liz Muller, celebre designer dell’azienda, alla presenza di un pubblico selezionatissimo di 1600 persone. Il costo? 20 milioni di euro. Il formato è quello premium (che propone decine diverse di miscele), neanche a dirlo, e ha solamente due precedenti a Seattle e a Shanghai. Il presidente Emea di Starbucks, Martin Brok, in una nota precisa: “questa è la nostra location più bella, è davvero speciale, con alcune innovazioni pensate esclusivamente per l’Italia”. È proprio da Milano che l’idea Starbucks con sede negli Stati Uniti prese forma nel lontano 1983, quando il capo, Howard Schultz, entrando in un locale meneghino pensava: “vorrei portare il modello del caffè italiano nel mondo”. Proprio Schultz, mentre il sogno si è ampiamente realizzato, in un comunicato stampa dichiara: “entro il 2018 altre due sedi in Italia”. E i sostenitori festeggiano.

L’INAUGURAZIONE

La febbre Starbucks ha infiammato il capoluogo lombardo e fin dalle prime ore del 7 settembre si sono registrate file da capogiro; ore per prendere un semplice caffè anche se “mancano i must dell’azienda” (per forza, questo è un Starbucks Reserve, non un punto vendita normale), raccontano alcuni ragazzi in fila ai tanti giornalisti accorsi non aspettandosi .
Ci sono voluti anni, ripensamenti e discussioni prima dell’apertura a Milano. Schultz ha infatti più volte sottolineato: “non pensavo fossimo pronti per aprire in Italia. Ho rispetto per la cultura italiana e per la loro concezione del caffé. Ho sempre pensato che dovevamo guadagnarci il loro rispetto e credo che ora, dopo anni, siamo arrivati a questo punto”.
Non è mancato l’immancabile commento del Ministro dell’Interno Matteo Salvini che ha così commentato sulla propria pagina Facebook: “Due ore di coda per un caffè da Starbucks? Ma nemmeno se mi pagano! Non ho parole…”. Cose da pazzi? No, effetto Starbucks.

– Valentina Poli

 

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Valentina Poli
Nata a Venezia, laureata in Conservazione e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali presso l'Università Ca' Foscari di Venezia, ha frequentato il Master of Art presso la LUISS a Roma. Da sempre amante dell'arte ha maturato più esperienze nel settore della didattica progettando e gestendo laboratori, in quello della preparazione di piccoli e grandi eventi culturali, nel settore delle gallerie d'arte e in campo giornalistico con collaborazioni con riviste del settore. Oggi vive a Roma.