Arte e paesaggio. Il meleto di Tolstoj

A lungo vittima di abbandono, il meleto di Tolstoj, a 200 chilometri da Mosca, è tornato a nuova vita. Grazie anche a un’agronoma italiana.

Tenuta Tolstoj, Meleto, Jasnaja Poljana, Russia
Tenuta Tolstoj, Meleto, Jasnaja Poljana, Russia

I grandi autori russi hanno lasciato ai posteri non solo opere importanti, ma un profondo amore per la natura e il paesaggio. Basti ricordare gli scritti di Tarkovskij sull’infanzia nel giardino di famiglia: “Non sono mai stato più felice di allora. Là non si può tornare e neppure raccontare com’era stracolmo di beatitudine quel giardino di paradiso”.
Lo scrittore Lev Tolstoj, da parte sua, scelse di vivere in una grande dacia, una casa di campagna, attratto dal parco spontaneo che la circondava e dall’ampio frutteto.
Situata nel villaggio di Jasnaja Poljana, a circa duecento chilometri a sud di Mosca, Tolstoj vi passava gran parte dell’anno, con la sua numerosa famiglia. Ispirato dai paesaggi circostanti, l’autore compose qui capolavori come Guerra e pace e Anna Karenina.
La tenuta è costituita da oltre mille ettari di terreno, costellata da campi, specchi d’acqua e boschi selvaggi. Gli alberi di betulle, fatti piantare insieme alla figlia Tatiana, disegnano intriganti giochi di luci e ombre. Così come il grande meleto (voluto dalla madre, poi ampliato con la moglie Sofia), costituisce un importante valore storico e un serbatoio genetico di rilievo. Gli oltre 9mila meli rappresentano un gran numero di varietà e di frutti antichi. Alcune specie sono locali e arrivano da villaggi vicini, altre francesi, tedesche e molte italiane, acquistate in Trentino nella Val di Non. Tra i nomi di queste mele ottocentesche: Arkade, la preferita da Tolstoj, Ukrainka, Rosmarina. Questo giardino di frutti divenne modello per tutte le ville russe.

Tenuta Tolstoj, Meleto, Jasnaja Poljana, Russia
Tenuta Tolstoj, Meleto, Jasnaja Poljana, Russia

API E FIORITURE

Nel meleto è presente anche un apiario con oltre cinquanta arnie. Le api hanno un ruolo fondamentale per l’impollinazione. L’autore le volle proprio per favorire le fioriture: amava visitarle ogni giorno e assaggiarne il miele. Dopo un periodo di abbandono, questo inestimabile frutteto ‒ patrimonio dell’umanità ‒ è ora recuperato grazie all’agronoma italiana Isabella Dalla Ragione che, insieme al team della Casa Museo Tolstoj, ha permesso la riapertura con visite guidate lungo i profondi sentieri e la catalogazione delle diverse specie. La tenuta è visitabile da maggio a ottobre. Oltre alle fioriture primaverili, si possono ammirare la grande casa con biblioteca (in cui sono conservati cataloghi botanici), la tomba di Tolstoj volutamente ricoperta di erbe, l’ombroso bosco di betulle. In questo “giardino di paradiso”, Lev Tolstoj scrisse della necessità di fondare un movimento ecologico e pacifista, poiché nella sua filosofia “la natura è un ideale a cui tende l’umanità intera”.

Claudia Zanfi

Articolo pubblicato su Grandi Mostre #11

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Claudia Zanfi
Claudia Zanfi, storica dell’arte e promotrice culturale, si interessa di micro-geografie e culture emergenti. Dirige l’associazione culturale aMAZElab, che ha fondato nel 2000, e MAST – Museo d’Arte Sociale e Territoriale. Collabora con istituzioni nazionali e internazionali e con riviste d’arte su progetti dedicati ad arte, società, paesaggi. Ha firmato testi all’interno di pubblicazioni collettive e monografiche. Dirige il programma internazionale Green Island per la valorizzazione dello spazio pubblico e delle nuove ecologie urbane. Promuove inoltre progetti culturali ed editoriali, prestando particolare attenzione a temi di interesse sociale e geopolitico. Tra gli altri: A Ticket to Bagdad; Transcrossing Memories (Nicosia); Re-Thinking Beirut; Atlante Mediterraneo; Arcipelago Balkani e Going Public, progetto su società e territorio. Tiene conferenze a livello internazionale e lezioni alla Middlesex University di Londra.

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