La scena artistica ai margini dei circoli istituzionali dell’arte trova la sua dimensione al Bozar di Bruxelles, con “Somewhere in Beetween”. Un progetto incentrato sulle diverse forme creative che si sono sviluppate in Europa dagli Anni Settanta a oggi.

Dove la politica separa, l’arte unisce. È tristemente nota la condizione europea e in generale internazionale in cui l’attuale protezionismo e la difesa dei confini stanno minando quel naturale sentimento di umanità. Il Bozar di Bruxelles ha inaugurato un progetto, Somewhere in Beetween, che desidera raccogliere tutti i fenomeni al margine che hanno caratterizzato le diverse scene artistiche d’Europa dagli Anni Settanta a oggi. Le sale del museo belga aprono quindi le porte a piccole realtà indipendenti, Etablissement d’en face, Komplot, La Loge, al curatore Michal Novotný, alla Kunstenbibliotheek di Berlino e agli studenti del Curatorial Studies course al KASK di Gand: a tutti è stata data carta bianca su come descriversi e raccontare la propria dimensione.

LA SCENA BELGA

Mercato, guadagno, politica, numeri sono parole che, quasi come in una litania, leggiamo su giornali nazionali e internazionali. Termini ritrovabili anche nel mondo della cultura, che schiacciano le piccole realtà indipendenti, le quali difficilmente riescono a entrare in grandi istituzioni museali. Proprio l’Etablissement d’en face, Komplot e La Loge sono nate a Bruxelles per contrastare un impoverimento della scena artistica locale.
All’interno della mostra non esistono netti confini tra le diverse proposte, ma queste si confondono tra di loro, influenzandosi.
Le prevalenti installazioni che affollano ordinatamente l’intero spazio espositivo si contrappongono alla geometricità e compostezza apparente delle opere pittoriche installate a parete, come quelle di Abel Auer, che colpiscono lo spettatore per i toni accessi, in contrasto con la parete nera. La melodia di Beethoven in sottofondo delinea un ulteriore immaginario, dando un senso di terribile tranquillità.
Estraniante è la presenza di pantaloni della tuta su un palo che va a mimare i moderni espositori. Su invito del Etablissement d’en face il collettivo di Atene Life Sport presenta la propria linea sportiva. Il gruppo ha uno spazio nella capitale greca utilizzato con una duplice funzione: da una parte funge da negozio, dall’altra da atelier; lo scopo del collettivo, infatti, è essere economicamente autosufficienti.

Komplot © Yannick Sas
Komplot © Yannick Sas

CONFUSIONE CULTURALE

Trovarsi a un bivio, essere confusi, non riconoscersi nella cultura russa ma neanche in quella europea, questo è il sentimento che ha caratterizzato una generazione di artisti dell’Est a partire dagli Anni Ottanta. Il curatore ceco Michal Novotný cerca, quindi, di offrire una panoramica sulla fiorente scena dell’Europa orientale che ha operato lontano dalle richieste di mercato. “È un viaggio visivo”, racconta il curatore, che ripercorre le tappe fondamentali di quella ricerca svolta dagli artisti, approfondendo e riassumendo gli esiti di una generazione ai margini. Ed ecco che la storia diventa protagonista nei lavori con svastiche, stelle di David ma anche con chiari rimandi alla cultura russa grazie alle tipiche stoffe e fantasie. Una confusione culturale che stordisce e spiazza.
Da questo sentimento di “non appartenenza” si passa improvvisamente a una concretezza matematica, chiara, lineare realizzata dagli studenti del Curatorial Studies course del KASK di Gand. In questo caso è stata tracciata una grande mappa che elenca le diverse scene creative emergenti sviluppatesi in Europa. Per fare questo i giovani curatori hanno adottato diversi approcci ‒ da quelli tradizionali, partendo dagli archivi e svolgendo ricerche sul campo, a quelli sperimentali, con una documentazione video, conversazioni con artisti e spazi indipendenti. Il risultato? Una visione frammentaria, i confini tra i diversi Stati nazionali vengono abbattuti e l’interazione e la collaborazione tra le varie realtà diventa fondamentale per una crescita comune. Il tutto si è poi tradotto nel coinvolgimento di artisti quali Dan Perjovschi o Jelena Glazova.

UNA COLLEZIONE IDEALE

Infine, una sala con delle semplici teche, ordinata, e una serie di testi esposti. La Kunstbibliothek di Berlino presenta una collezione ideale che include libri d’artista, riviste e altre piccole produzioni indipendenti. Questo lavoro desidera fungere da elemento ispiratore per la realizzazione di una biblioteca completa e fuori da schemi predefiniti. Il risultato esposto verrà donato alla biblioteca unita delle università di KASK, School of Arts, SMAK, HISK, Design museum Ghent, STAM e Gentse Gidsen.

Valentina Poli

Bruxelles // fino al 19 agosto 2018
Somewhere in Beetween
BOZAR
Rue Ravenstein 23
www.bozar.be

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Valentina Poli
Nata a Venezia, laureata in Conservazione e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali presso l'Università Ca' Foscari di Venezia, ha frequentato il Master of Art presso la LUISS a Roma. Da sempre amante dell'arte ha maturato più esperienze nel settore della didattica progettando e gestendo laboratori, in quello della preparazione di piccoli e grandi eventi culturali, nel settore delle gallerie d'arte e in campo giornalistico con collaborazioni con riviste del settore. Oggi vive a Roma.