Prosegue il nostro itinerario nel cuore delle Fiandre. Stavolta i riflettori puntano su Jan van Eyck, artista fiammingo conosciuto in tutto il mondo.

Il 2020 sarà l’anno di Jan van Eyck e in particolare del celeberrimo Polittico dell’Agnello Mistico, opera monumentale realizzata insieme al fratello maggiore Hubert van Eyck. Quasi quattro metri per due e mezzo di pittura a olio su tavola, suddivisi in dodici pannelli, otto dei quali dipinti anche sul retro, in maniera tale che, quando il polittico è chiuso, la visione pittorica permanga. Un capolavoro concepito per la Cattedrale di San Bavone a Ghent ma che, dal 1432 – anno in cui venne terminato – a oggi ha subito le vicissitudini più varie. La più avventurosa risale alla Seconda guerra mondiale, quando i nazisti lo sequestrarono e nascosero in una miniera di sale. Vicenda raccontata nel film Monuments Men (2014) di George Clooney.

UN RESTAURO CORAGGIOSO

Il capolavoro di van Eyck continua a suscitare dibattiti. Negli Anni Dieci del XXI secolo, la questione è relativa al restauro. Da ottobre 2012 il Polittico è oggetto di un ampio studio condotto da Bart Devolder, il quale ha portato a una scelta controversa. L’analisi ha infatti evidenziato come, nel XVII secolo, un precedente restauro fosse consistito nella ridipintura di ampie porzioni delle tavole. Sebbene in genere si scelga di non intervenire, affinché l’opera mantenga le tracce della propria storia, questa volta si è invece deciso di rimuovere lo strato superiore e di risvelare quello inferiore, l’originale, quello dipinto da van Eyck – che fortunatamente è pressoché intatto.
Per poter rivedere il Polittico nella sua sede originale bisognerà attendere la fine del 2019, ma nel frattempo si può assistere al restauro recandosi al MSK di Gent, il Museo di Belle Arti cittadino, che nel 2020 ospiterà anche la più grande mostra mai dedicata al pittore fiammingo.

Jan van Eyck, Ritratto di Margherita van Eyck, 1439
Jan van Eyck, Ritratto di Margherita van Eyck, 1439

VAN EYCK GLOBETROTTER

Le opere di Jan van Eyck sono conservate nei musei di mezzo mondo. Fra le più celebri, il Ritratto dei coniugi Arnolfini (1434) è alla National Gallery di Londra, mentre la Madonna del cancelliere Rolin (1434-35) è al Louvre di Parigi – ma in questa mappa c’è anche Torino, con la Galleria Sabauda che espone le Stigmate di San Francesco (1434) e il Museo d’arte antica che dispone delle miniature su pergamena delle Ore di Torino (1422-24).
La città di van Eyck è però Bruges, dove l’artista visse dal 1432 alla morte, avvenuta nel 1441. Erano anni di grande fioritura per il centro fiammingo, poiché qui Filippo il Buono aveva insediato la sua corte, e van Eyck non ne fu soltanto il pittore ufficiale ma altresì un diplomatico incaricato di importanti missioni, come quando si recò a Lisbona per concordare le nozze del duca con Isabella di Portogallo, alla quale fece naturalmente anche un ritratto.

RITRATTO DI DONNA

Se Bruges è la città di van Eyck, il luogo deputato per godere dei suoi dipinti è il Groeningemuseum. Qui sono conservati la Madonna del canonico van der Paele (1436) – il suo più ampio e singolo dipinto a noi pervenuto –, il Cristo del 1440 e soprattutto il Ritratto di Margherita van Eyck (1439). Quest’ultimo ha una rilevanza che travalica l’opera autografa di van Eyck per iscriversi a pieno titolo non soltanto nella storia dell’arte, ma altresì in quella della sociologia: si tratta infatti di uno dei più antichi ritratti di donna nella storia moderna dell’arte europea e testimonia dell’impareggiabile talento illusionistico di van Eyck.

Ex Ospedale di San Giovanni, Bruges. Photo (c) Sarah Bauwens
Ex Ospedale di San Giovanni, Bruges. Photo (c) Sarah Bauwens

HANS MEMLING ALL’OSPEDALE

Fra i Primitivi fiamminghi di seconda generazione profondamente influenzati da van Eyck, un nome di punta è senz’altro quello di Hans Memling. Nato nell’attuale Germania, dapprima si ritiene che fu allievo a Bruxelles di un altro gigante, Rogier van der Weyden, e dal 1465, alla morte di quest’ultimo, si traferì a Bruges. Qui ottenne commissioni importantissime, portate a termine anche grazie a una strutturata bottega.
Il luogo per eccellenza per ammirare l’opera di Memling a Bruges è l’ex Ospedale di San Giovanni, fondato nel 1150 e dal 1978 trasformato in un museo proprio intitolato al pittore. Qui sono conservati ed esposti numerosi suoi capolavori: innanzitutto il Trittico del matrimonio mistico di Santa Caterina d’Alessandria (1479), commissionato dai reggenti dell’ospedale e costituito da un pannello centrale e da due laterali, questi ultimi dipinti su entrambi i lati, sì da aprirlo soltanto in occasioni solenni. Straordinario è il Reliquario di Sant’Orsola (1489), in legno intagliato e dorato, ove i sacri resti della santa vennero traslati con una memorabile cerimonia il 21 ottobre 1489. E poi ci sono, ancora, il Trittico dell’Adorazione dei Magi (1479), il Trittico della Deposizione (1480), il Dittico di Maarten Nieuwenhove (1487) e la Sibylla Sambetha (1480).

Marco Enrico Giacomelli

www.visitbruges.be

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #42 ‒ Speciale Fiandre

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.