Che cosa significa monumento oggi? Come relazionarci con quelli del passato, come riattualizzarli e reinterpretarli nel tempo? Queste domande potrebbero essere la chiave della sesta edizione di Beaufort 2018, triennale d’arte contemporanea sul mare.

È il litorale belga – stretto tra Francia e Olanda, si estende per circa settanta chilometri con spiagge sterminate – l’inusuale e sorprendente scenario che ospita le opere di diciotto artisti internazionali per la triennale Beaufort2018. Spiagge, moli e centri cittadini di nove Comuni della costa diventano un unico, singolare e diffuso parco di sculture e installazioni site specific.
Un tempo meta di pittori, registi e scrittori – qui hanno vissuto James Ensor e Léon Spilliaert – e ancora oggi città molto attiva per la cultura, con un festival di cinema e uno di teatro, e particolarmente popolata in estate, Ostenda è la più grande città costiera delle Fiandre e conta circa 80mila abitanti. La città portuale è anche conosciuta per l’occupazione dei tedeschi durante la Seconda guerra mondiale, che ne fecero uno dei punti cardine del Vallo Atlantico, esteso sistema difensivo e di fortificazioni contro le invasioni dall’Inghilterra, di cui rimangono molte tracce lungo la costa.
È a Ostenda che abbiamo cominciato il tour, nella nostra visita in anteprima, alla scoperta delle opere installate in occasione di Beaufort2018, giunta alla sesta edizione. La curatrice Heidi Ballet ha invitato diciotto artisti di diversa provenienza geografica, i quali hanno posto l’attenzione sul ruolo dei monumenti rispetto al contesto ambientale e temporale in cui sono nati: Jos de Gruyter e Harald Thys, Stief DeSmet, Ryan Gander, Iman Issa, Nina Beier, Edith Dekyndt, Simon Dybbroe Møller, Kader Attia, Guillaume Bijl, Basim Magdy, Katja Novitskova, Frederik Van Simaey, Jason Dodge, Xu Zhen, Rotor, Anne Duk Hee Jordan, Jean-François Fourtou e Leon Vranken.

Nina Beier, Men, 2018, Nieuwpoort. Photo Daniele Perra
Nina Beier, Men, 2018, Nieuwpoort. Photo Daniele Perra

LE OPERE

Molte delle opere sono state commissionate ad hoc. È il caso della grande scultura dal titolo Men dell’artista d’origini danesi, ma naturalizzata berlinese, Nina Beier, collocata sulla spiaggia di Nieuwpoort. La genesi e la logistica per la realizzazione di quest’opera sono state piuttosto complesse. “Mi sono dovuta confrontare con alcuni ingegneri per capire la fattibilità dell’installazione”, ci racconta l’artista. In effetti, nei periodi di bassa marea l’opera emerge in tutta la sua maestosità e monumentalità, mentre con l’alta marea arriva quasi a essere sommersa. “L’idea era riuscire a farla scomparire del tutto ma non è stato possibile, anche perché avrebbe provocato problemi per la navigabilità”. L’opera, costituita dall’assemblaggio di alcune statue già esistenti ma non più esposte nello spazio pubblico, gioca sul concetto di potenza, e vuole mettere in discussione lo stereotipo che vede, da sempre, l’uomo al comando.
C’è chi ha deciso di rendere omaggio a un monumento storico, particolarmente significativo e imponente, come l’artista belga Edith Dekyndt. Il suo è un intervento performativo intorno al celebre Memoriale di Alberto I risalente alla Prima guerra mondiale. Una performer, di tanto in tanto, si reca al monumento e pulisce la statua. Il titolo, The Ninth Wave, si riferisce al titolo di un pezzo di Kate Bush del 1985 che racconta la storia di una donna caduta in mare che aspetta di essere soccorsa.
Più ironica e attuale è l’installazione del danese di stanza a Berlino Simon Dybbroe Møller, che ha deciso di fare un monumento a uno dei primi motori di ricerca di Internet, Netscape. L’opera è la raffigurazione letterale del logo del motore di ricerca che ai tempi era lo strumento per antonomasia prima che fosse surclassato dalla sua posizione dominante alla fine degli Anni Novanta. L’opera è realizzata in bronzo, materiale forte e resistente. Collocando il lavoro sulla spiaggia, però, il sale accelera il processo di ossidazione e la scultura virerà sempre più verso il colore dell’originario web search engine.
Enigmatica la scultura, che raffigura un cervo “sezionato”, realizzata dell’artista belga Stief DeSmet, unico ad aver creato due opere: questa in mezzo a un parco a ridosso di un canale, e un’altra, una grande conchiglia sul molo di Ostenda, come ode alla potenza del mare e alla sua straordinaria indomabilità.
La triennale non è una mostra temporanea come tante perché, di edizione in edizione, alcune opere vengono acquisite e rimangono esposte permanentemente. Tra queste vi sono sculture e installazioni di nomi di fama internazionale come Daniel Buren o Wim Delvoye. La maggior parte delle opere si trova in spazi pubblici ed è accessibile gratuitamente 24/7. L’ente del turismo organizza visite guidate di gruppo, ma è necessario essere automuniti.

Stief DeSmet, Monument for Cervus Vitalis #2 (Malus Sylvestris), 2015, Adinkerke, De Panne. Photo Daniele Perra
Stief DeSmet, Monument for Cervus Vitalis #2 (Malus Sylvestris), 2015, Adinkerke, De Panne. Photo Daniele Perra

INTERVISTA ALLA CURATRICE HEIDI BALLET

Heidi Ballet (Hasselt, 1979) è una curatrice indipendente che lavora tra Bruxelles e Berlino. L’anno scorso è stata, insieme a Milena Hoegsberg, a capo della Biennale d’Arte di Lofoten (LIAF) in Norvegia e nel 2012 è stata curatrice aggiunta della Biennale di Taipei. Ha diretto, dal 2008 al 2012, la galleria Jan Mot di Bruxelles. L’abbiamo intervistata durante la visita in anteprima a Beaufort2018.

È la sesta edizione di Beaufort. Qual è il modello?
La triennale si basa su un modello partecipativo. Ho cominciato a parlare con i sindaci dei vari Comuni che prendono parte alla manifestazione, facendo loro tre proposte, di cui ne hanno scelta una che viene acquisita e diventa permanente. A queste si aggiungono altre proposte di opere temporanee che ho scelto autonomamente.

Hai invitato diciotto artisti, uno di quali ha realizzato due opere per un totale di diciannove. Che cosa hanno in comune gli artisti selezionati?
Per me è importante che gli artisti si reinventino, che abbiano particolari sensibilità, che si rapportino con nuovi contesti in modo originale. Come si pongono nei confronti di nuovi contesti? Fanno una traduzione molto letterale di situazioni nuove? Penso che gli artisti che ho selezionato siano alla ricerca di diversi adattamenti e interventi di nuove situazioni.

Il litorale ha un passato molto affascinante e una tradizione culturale importante. Che cosa è rimasto oggi?
È ancora oggi molto attivo. C’è un festival di cinema a Ostenda e sempre in città ha da poco inaugurato un altro progetto legato al cinema. C’è un grande investimento in cultura da parte delle amministrazioni.

Guillaume Bijl, Sorry, 2015, Leopoldpark, Ostenda. Photo Daniele Perra
Guillaume Bijl, Sorry, 2015, Leopoldpark, Ostenda. Photo Daniele Perra

La sfida principale di questa triennale è l’uso dello spazio pubblico.
Lavorare nello spazio pubblico è molto impegnativo. È la prima volta per me e mi sono resa conto che devi sempre avere in mente l’audience e la reazione immediata della gente. È bello vedere che molte delle opere che abbiamo installato sono state adottate. Quando lavori nello spazio pubblico, devi sempre pensare alla loro adottabilità. In Belgio ci sono monumenti coloniali problematici. Molte persone hanno finalmente cominciato a discutere sull’opportunità di rimuovere questi monumenti o adattare dei testi che li affianchino. L’anno scorso sono partita da questo e ho pensato che fosse interessante estendere la questione su larga scala, ponendomi delle domande: “Oggi hanno ancora senso? Se dovessi fare un monumento oggi, come dovrebbe essere?”.

Più opere scultoree (monumenti) che site specific.
Per fare un progetto che sia apprezzato da un pubblico molto ampio bisogna sempre scendere a compromessi, perché le persone hanno grandi aspettative verso un certo tipo di arte. Il medium della scultura è, per certi versi, limitato. Ma gli artisti che ho selezionato hanno presentato progetti incredibili. Ad esempio, Nina Beier ha utilizzato sculture già esistenti ed è riuscita a fronteggiare quel limite in maniera brillante. Non è semplice.

Perché visitare Beaufort2018?
Vedere opere che sono installate in un ambiente costiero è già di per sé una bella esperienza. Questa edizione è, in particolare, una ricerca di nuovi modi di vedere e interpretare il concetto di monumento e riattivare quelli del passato. È anche interessante vedere le nuove opere che si rapportano con quelle permanenti delle precedenti edizioni.

Daniele Perra

Sedi varie // fino al 30 settembre 2018
www.beaufort2018.be
www.lelittoral.be

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #42 ‒ Speciale Fiandre

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Daniele Perra
Daniele Perra è giornalista, critico, curatore e consulente strategico per la comunicazione. Collabora con "ICON DESIGN", “GQ Italia”, “ULISSE, "SOLAR" ed è docente allo IED di Milano. È stato fondatore e condirettore di “unFLOP paper” e collaboratore di numerose testate tra cui “ArtReview” “Mousse”, "Harper's Bazaar art America Latina". È stato consulente strategico per la comunicazione della Fondazione Modena Arti Visive, Direttore Comunicazione del Centro Pecci di Prato, Strategic Advisor for Media and Communication alla Malmö Konsthall e Direttore della Comunicazione della Fondazione Thyssen-Bornemisza Art Contemporary. Ha fatto parte del team di selezionatori per alcuni premi tra cui il Premio FURLA e The Sovereign European Art Prize. Ha scritto testi per cataloghi e curato mostre tra cui: Shahryar Nashat in collaborazione con il Centro Pecci, Cantieri Culturali ex-Macelli, Prato (2003); Hans Schabus and the Very Pleasure (Laboratori del Teatro alla Scala di Milano, 2006). Ha pubblicato il volume "Impatto Digitale. Dall’immagine elaborata all’immagine partecipata: il computer nell’arte contemporanea", Baskerville, Bologna. Ha tenuto lecture alla NABA e un corso di Fenomenologia dell’arte contemporanea alla Scuola Politecnica di Design di Milano. È stato caporedattore di “tema celeste” (1999-2007), caporedattore di “KULT” (2007-2010), ha collaborato dal 2000 al 2006 a “Il Sole24ORE” (Domenicale) e all'inserto cultura Saturno de “Il Fatto Quotidiano” e ha collaborato con Artribune come editorialista e consulente.