La sfida degli artisti nordcoreani alla feroce dittatura di Kim Jong-un. Con l’aiuto della Cina

Quattro artisti hanno sfidato la blindatura del regime, riuscendo a partecipare all’International Youth Exhibition, che si è tenuta a New York al Palazzo dell’ONU dal 4 all’11 agosto. Un episodio che mostra le incrinature interne alla Corea del Nord, stretta fra le pressioni internazionali e la nascita di un’opinione pubblica critica.

© David Guttenfelder - North Korea Life in the Cult of Kim
© David Guttenfelder - North Korea Life in the Cult of Kim

Nel pieno delle tensioni “nucleari” con gli USA, il Giappone e la Corea del Sud – innescata dai test missilistici di Pyongyang e proseguita con minacce sempre meno velate alla SEATO -, una minaccia interna getta benzina sul fuoco della crisi che sembra attraversare il regime di Kim Jong-un, ultimo “sovrano” totalitario che domina la Corea del Nord attraverso una politica di rigido controllo sull’individuo, applicato anche con l’isolamento internazionale. Ma il gesto di quattro artisti, rimasti anonimi per ovvi motivi di sicurezza personale, potrebbe rappresentare lo spiraglio per un cambiamento. Sostenuto dall’esterno.

L’AVVENTURA NEWYORKESE SU ISPIRAZIONE CINESE

Anche l’arte è ovviamente sottoposta all’approvazione del “caro leader”, prima di poter essere immessa sul mercato interno, e i temi, devono obbligatoriamente essere quelli della propaganda del regime. Eppure, proprio in ambito culturale, il mondo si è parzialmente accorto dell’esistenza di un dissenso nordcoreano, in questo caso sostenuto dal governo cinese, il quale, non casualmente, non ha preso parte alla diatriba sui missili nucleari, perché appunto nei mesi scorsi ha lavorato all’esportazione clandestina dei dipinti da portare a New York all’International Youth Exhibition. Esposte nella Sala dei Delegati del Palazzo di Vetro, (quella da cui gli ambasciatori accedono all’edificio), le opere riguardano soggetti tradizionali della vita coreana, fra cui una ragazza in abito tradizionale, e una madre che accudisce il figlio. Per la prima volta, opere nordcoreane sono visibili anche al resto del mondo, opere che non sono passate per il controllo del governo, e che quindi, al di là della qualità artistica in sé, sono diventate uno strumento politico contro Kim Jong-un, che in Estremo Oriente sta diventando sempre più scomodo e imbarazzante. Utilizzando la sua “testa di ponte” alle Nazioni Unite, ovvero la Eye Art International con sede a Pechino, e che organizza l’International Youth Exhibition, il governo cinese ha dimostrata con eleganza la sua capacità di violare lo spazio interno nordcoreano, garantendo l’incolumità degli artisti, così come degli agenti segreti coinvolti. Sena ricorrere test missilistici, esercitazioni aeree e navali, con quell’aplomb tipico della sottile diplomazia taoista, la Cina ha voluto dimostrare a Kim Jong-un di poterlo defenestrare in qualsiasi momento, qualora le sue velleità guerriere dovessero turbare l’equilibrio dell’Estremo Oriente.

© David Guttenfelder - North Korea Life in the Cult of Kim
© David Guttenfelder – North Korea Life in the Cult of Kim

TEATRO E PITTURA: STRUMENTI DI DIPLOMAZIA

Le mosse diplomatiche cinesi per acquisire un ruolo di primo piano in Estremo Oriente, sostituirvi gli USA e istituire un’asse con Tokyo prosegue a colpi di “diplomazia” culturale. Dopo l’esibizione a Tokyo di una compagnia di teatro crosstalk, lo scorso giugno, nell’ambito del rafforzamento dei rapporti fra i due Paesi, la Cina ha lavorato con i pittori nordcoreani per dimostrare le sue capacità al potenziale alleato, con l’obiettivo di dimostrarsi più “ragionevole” degli USA. Pur nell’ombra, Pechino riveste un ruolo fondamentale nella risoluzione della crisi con Pyongyang, ben sapendo che non si tratta soltanto di ammansire un dittatore scomodo; è in gioco l’equilibrio di un’intera regione, così come, in prospettiva, sono in gioco anche i futuri rapporti con la Russia, che da tempo si è defilata dalla crisi.

UN PROGETTO DI LUNGO RESPIRO

Nell’ambito della poliedrica (e burocratica) attività, con la risoluzione 54/120 del 17 dicembre 1999, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato la raccomandazione della Conferenza mondiale dei ministri responsabili per la gioventù (tenutasi a Lisbona nell’agosto dell’anno precedente), e dichiarato il 12 agosto “Giornata Internazionale della Gioventù”. Un gesto di formale buona volontà per riconoscere il ruolo delle giovani generazioni come potenziali protagonisti della costruzione della pace, e una società basata sull’inclusione, la democrazia, il dialogo fra cultura differenti. A suo tempo, la Cina propose di istituire una mostra di giovani artisti che affiancasse i vari eventi celebrativi, e per questo venne fondata la Eye Art International, organismo non profit addetto all’organizzazione della mostra, in collaborazione con in collaborazione con la Society&Diplomatic Review, edita dalle Nazioni Unite. Sulla carta, l’iniziativa intende valorizzare i giovani artisti, farli incontrare e dialogare, mettendoli nelle condizioni di essere “alfieri di pace”. In realtà, questo progetto rientra nella strategia cinese di ampliamento della propria influenza internazionale – avviata subito dopo la scomparsa di Deng Xiao Ping -, e la cultura è una chiave per entrare con discrezione all’interno di quei Paesi che sono potenziali mercati economici e partner di alleanze militari in chiave antiamericana. Nello specifico, l’edizione di quest’anno dell’International Youth Exhibition rende omaggio al contributo di quei giovani che (molto spesso all’interno delle ONG), hanno lavorato per prevenire o disinnescare conflitti armati o razziali, e hanno lavorato per la ricerca di un dialogo pacifico. Ma questo ha solo una relativa importanza esteriore. Dietro, ancora una volta, si cela la logica del potere, non necessariamente violento, ma comunque egemonico.

– Niccolò Lucarelli

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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.