Grandi progetti ad Abu Dhabi: aprirà un grande museo dedicato allo sceicco Zayed Al Nahyan

Sta giungendo alle battute finali il grande cantiere dello Sheikh Zayed National Museum di Abu Dhabi firmato dall’architetto britannico Norman Foster. Il museo accoglierà collezioni che racconteranno la storia sociale, culturale e religiosa degli Emirati Arabi Uniti, soffermandosi in particolare sugli anni in cui il paese fu sotto la presidenza dello sceicco Al Nahyan.

Lo Zayed National Museum
Lo Zayed National Museum

Dedicato allo sceicco Zayed bin Sultan Al Nahyan (1918-2004), fondatore degli Emirati Arabi Uniti e riconosciuto come figura di riferimento nella storia recente dello Stato, lo Sheikh Zayed National Museum progettato dall’architetto britannico Norman Foster aprirà prossimamente le sue porte al pubblico. Alla guida dell’emirato di Abu Dhabi dal 1966 fino alla sua scomparsa avvenuta nel 2004, Zayed Al Nahyan lanciò nel 1971 l’idea di un’unione che vide contrari soltanto Qatar e Bahrein. Gli Emirati Arabi Uniti nacquero cinque anni più tardi, e Zayed Al Nahyan fu sempre eletto alla carica di presidente dai membri del consiglio dei regnanti. Grazie a un’accorta politica petrolifera, lo sceicco seppe garantire altissime rendite al Paese, saggiamente investite per lo sviluppo interno, motivi che lo hanno portato a essere molto amato dal popolo.

Una fase del cantiere (immagine di repertorio)
Una fase del cantiere (immagine di repertorio)

UNA PANORAMICA SU UN UOMO E IL “SUO” STATO

Il museo è il fulcro del distretto culturale dell’isola di Saadiyat, e racconterà il Paese da un punto di vista culturale, ma anche storico e sociale, attraverso i cambiamenti avvenuti in particolare sotto la lunga presidenza di Al Nahyan. La biblioteca a lui intitolata accoglie centinaia di volumi di storia, economia, cultura tradizionale degli Emirati. Attraverso il percorso delle sale, il Paese viene raccontato sotto differenti punti di vista: ad esempio, la Land and Water Gallery documenta il modo in cui in passato le risorse naturali della regione sono state utilizzate e scambiate. La People and Heritage Gallery si concentra sui valori tradizionali che sono stati al centro della vita del popolo per secoli, e ancora oggi sono fondamentali per la vita politica e culturale del Paese. La History and Society Gallery, attraverso reperti archeologici e ricostruzioni digitali, traccia la storia della regione dall’Età della Pietra fino alla nascita dello Stato moderno nel 1971. Con intento appena agiografico, la Science and Learning Gallery documenta i progressi culturali fatti da un popolo tradizionalmente povero e analfabeta, dedito alla pastorizia. Progressi ottenuti soprattutto grazie agli investimenti nel settore dell’istruzione fatti da Al Nahyan. Infine, la Faith and Islam Gallery esplora il ruolo fondamentale che la religione ha avuto nella vita dello sceicco.

UN MUSEO CONTROVERSO

Una panoramica del distretto di Saadiyat
Una panoramica del distretto di Saadiyat

Progettato da Norman Foster, l’edificio bilancia le strutture in acciaio leggero dell’esterno con i monumentali interni, su cui spicca la suggestiva e ampia hall scavata nel sottosuolo,che accoglie negozi, caffetterie, un grande auditorium e sale più piccole per spettacoli e conferenze. La forma triangolare dell’edificio, secondo il progettista, è la riduzione in linee astratte della topografia degli Emirati. L’obiettivo è stato quello di combinare una forma contemporanea con elementi del design arabo tradizionale, nell’ottica dell’efficienza energetica e della sostenibilità. Durante i lavori di costruzione, l’edificio è stato al centro di polemiche per l’utilizzo di manodopera in condizioni di moderna semischiavitù, come purtroppo è prassi diffusa in quasi tutti i grandi cantieri che hanno cambiato il volto del Medio Oriente.

LA MOSTRA

Hajj: Memories of a Journey è la mostra che il 19 settembre sancirà l’apertura del museo, e insieme celebra i dieci anni dalla realizzazione del Saadiyat Cultural District. La mostra si terrà nel cortile della Sheikh Zayed Grand Mosque, che sorge nel distretto, e consterà di oggetti provenienti dalle grandi collezioni pubbliche e private, sia dagli Emirati Arabi Uniti che da altri paesi del mondo: manufatti, fotografie storiche, oltre a istallazioni artistiche appositamente commissionate, daranno vita a un racconto coinvolgente sul contesto storico e spirituale del pellegrinaggio alla Mecca, compiuto in vita anche dallo sceicco. “Esponendo manufatti storici e importanti documenti”, spiega Ahmed Juma Al Zaabi, membro del Consiglio della Moschea, “la mostra mira a sottolineare i nobili significati che il pellegrinaggio ha per chi lo compie, ma anche a dare un’immagine completa di questo viaggio, dal momento in cui l’Islam è nato nella penisola araba fino ad oggi”. Una sezione della mostra, inoltre, è espressamente dedicata al pellegrinaggio alla Mecca compiuto da Al Nahyan.

UN DISTRETTO CULTURALE DI RESPIRO INTERNAZIONALE

Una panoramica del distretto di Saadiyat
Una panoramica del distretto di Saadiyat

Il Saadiyat Cultural District sorge sull’isola omonima e occupa una suggestiva striscia di sabbia bianca lunga 27 chilometri, a circa mezzo chilometro al largo di Abu Dhabi. Oltre allo Sheikh Zayed National Museum, il distretto ospiterà il Classical Museum, progettato da Jean Nouvel e già ribattezzato “Louvre Abu Dhabi”, il Performing Arts Center firmato da Zaha Hadid e il Museo Marittimo del giapponese Tadao Ando. Dovrebbe ospitare anche il Guggenheim Museum Abu Dhabi, progettato da Frank Gehry, che non riesce ad avviarsi alla conclusione, anche se forse il 2017 potrà essere la volta buona. Inoltre il distretto ospita un centro teatrale e 19 padiglioni della Abu Dhabi Art Fair, attraversati da un canale navigabile lungo 1,5 chilometri. Khalid Alnajjar, Greg Lynn, David Adjaye, Pei-Zhu e Seung H-Sang sono gli architetti che hanno realizzato i progetti delle strutture del distretto, rendendolo, inoltre, una vera e propria internazionale dell’architettura.

Niccolò Lucarelli

saadiyatculturaldistrict.ae/

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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.