Non solo New York. Tutte le città possono avere le loro High Line. Il progetto si diffonde

Nell’ottica della ridefinizione del vecchio volto delle metropoli, le infrastrutture in disuso diventano zona d’incontro fra ecologia, arte e architettura. Da New York a Seoul.

High Line New York
High Line New York

La prima a scommettere sulla riqualificazione delle sopraelevate fu la città di New York, nel giugno 2009, quando fu inaugurato il primo tratto, tra Gansevoort Street e la 20ª strada, del parco urbano realizzato sul vecchio tracciato della High Line costruita fra il 1929 e il 2004, e in disuso dagli anni Ottanta. Il progetto di un parco urbano nacque alla fine degli anni Novanta per iniziativa dell’organizzazione civica Friends of the High Line, e l’iter si concluse con il progetto firmato da un team di architetti che comprendeva James Corner, Diller Scofidio e Piet Oudolf. Concluso nel settembre 2014, il progetto di recupero ha portato alla rinascita di Chelsea, che rischiava di trasformarsi in un ghetto semiabbandonato. Il parco ha portato newyorkesi e turisti nel quartiere, attratti dall’insolito percorso, sospeso fra archeologia urbana, architettura contemporanea, e natura.

UN’ESPERIENZA CHE HA FATTO SCUOLA

Considerato un modello di sviluppo urbano da imitare, l’High Line Park ha fatto scuola negli USA e nel resto del mondo. Nel giugno 2015, ad esempio, Chicago ha inaugurato Bloomingdale Trail, che addirittura supera in lunghezza il percorso newyorkese: 2,7 miglia contro 1,4, segno evidente della fiducia nella bontà del progetto. Nel gennaio 2018, invece, sarà inaugurato il primo tratto del Rail Park di Philadelphia, che si prevede concluso nel corso della stessa primavera.
Dal 2016, a Washington si lavora per realizzare l’11th Street Bridge Park, per riqualificare la sponda orientale del fiume Anacostia. Termine previsto per i lavori, fine 2019. Scopo dichiarato del progetto, migliorare la qualità della vita dei residenti del quartiere, attraverso la supervisione del Town Hall Education Arts Recreation Campus (THEARC).
L’esperienza newyorkese ha incontrato anche il favore delle metropoli asiatiche: alla fine del maggio scorso, la municipalità di Seoul ha inaugurato Seoullo 7017, realizzato dallo studio olandese MRVDV e sviluppato all’interno di un più ampio progetto di riqualificazione urbana. Il parco si snoda lungo la sopraelevata costruita negli anni Settanta, e ospita 254 specie di alberi, arbusti e fiori locali, fra cui aceri, conifere sempreverdi, rododendri e ciliegi, e ospita quotidianamente mostre, mercatini alimentari e negozi di fiori.
Le aspettative, sono ovunque le medesime: questi nuovi parchi, oltre a portare un soffio d’aria pura in città dall’alto tasso d’inquinamento, possono costituire luoghi d’incontro e di svago, così come per manifestazioni di vario genere.

IL RISCHIO DELLA SPECULAZIONE

Ma oltre agli aspetti puramente sociali, questo genere di operazioni nasconde anche insidie accessorie di stampo economico. Ad esempio, a New York, a seguito dell’apertura della High Line, a partire dal 2009, sono stati realizzati o sono in corso di realizzazione ben trenta progetti di riqualificazione delle aree di Chelsea adiacenti al parco, con conseguente aumento dei prezzi delle aree fabbricabili rimaste libere o comunque in attesa di ristrutturazione, così come dei prezzi di vendite e affitti degli immobili. Questo “imborghesimento” ha causato l’esodo massiccio dei vecchi abitanti, al punto che molte attività commerciali hanno chiuso per la perdita di clienti o l’insostenibilità del canone di affitto dei locali.
La mancanza di equità sociale nei quartieri interessati da questi nuovi parchi urbani ha fatto sì che – su iniziativa di Robert Hammond, direttore esecutivo del parco di New York, nascesse la High Line Network, piattaforma di condivisione di esperienze e informazioni fra i 19 parchi del genere già attivi o in corso di realizzazione negli USA, allo scopo di garantire un effettivo ritorno economico e sociale per gli abitanti dei quartieri interessati dalla loro presenza. La rete nasce dalla generalmente scarsa collaborazione che le municipalità americane hanno prestata nel garantire l’equità sociale nei quartieri riqualificati, particolare a New York. Mentre nelle intenzioni degli ideatori di questi parchi, lo scopo primario è rendere le città luoghi accoglienti per i loro abitanti, al di fuori delle logiche di mercato. Progresso e non profitto.

 

– Niccolò Lucarelli

 

http://art.thehighline.org/about/

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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.