Morto Gilbert Baker, l’inventore della bandiera arcobaleno simbolo del movimento lgbtq

Un simbolo universale e contemporaneo, agitato nelle piazze di tutto il mondo. La bandiera arcobaleno della comunità gay l’aveva inventata un americano. Morto a 66 anni.

Baker in una parata in Irlanda
Baker in una parata in Irlanda

Se n’è andato il 31 marzo 2017, a soli 66 anni, giusto 24 ore prima che spirasse James Rosenquist, tra i padri della Pop Art americana. Ed è strano, a pensarci. Anche Gilbert Baker è uno che al pop – nel senso di feticci di massa e cultura popolare – aveva in qualche modo legato il suo nome: tra i grandi simboli contemporanei e postmoderni spicca la famosa bandiera arcobaleno, sventolata in tutto il mondo dal Movimento LGBT. Un segno universale, che unisce battaglie civili, comunicazione mediatica, libertà e romanticismo. Simile al vessillo della pace, ma con un ordine e un numero di strisce differente: la somiglianza tra i due stendardi – casuale o no che fosse – si è poi nutrita di un’ambiguità felice, per un’idea dell’amore come pacifico accordo tra le persone, i popoli, gli orientamenti sessuali.

IL PROGETTO ORIGINALE

A inventarla era stato lui, Baker, artista a designer statunitense, nato in Kansas nel 1951. E il riferimento era tutto a quell’energia vitale identificata nel principio della differenza: la tavolozza cromatica diventava la fotografia di un mondo armonico e plurale.
La prima volta che la bandiera variopinta apparve in un contesto pubblico risale al 25 giugno del 1978: il San Francisco Gay and Lesbian Freedom Day Parade la sceglieva come stendardo ufficiale. In origine però lo schema era diverso. Le bande colorate erano otto, ognuna espressione di un concetto connesso dall’immaginario new age: Rosa per la  sessualità, Rosso per la vita, Arancione per la salute, Giallo per la luce del sole, Verde per la natura, Turchese per la magia, Blu per la serenità, Viola per la spiritualità. Poi, via via, il rosa e il turchese furono eliminati.
Nel giugno del 2015 la bandiera di Gilbert Baker è entrata a far parte della collezione del MoMA di New York, per il dipartimento Architettura e Design diretto da Paola Antonelli. Un riconoscimento ultimo e istituzionale, che Baker aveva fatto in tempo a ricevere prima di morire.

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-Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critica d’arte, giornalista, editorialista culturale e curatrice. Insegna all’Accademia di Belle Arti di Palermo e di Roma (dove è stata anche responsabile dell’ufficio comunicazione). Collaboratrice da vent’anni anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo, fino al 2010, come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la testata culturale Artribune, dove ancora oggi lavora come editorialista, collaborando col team di direzione e operando come curatrice e project manager nel nuovo comparto aziendale Artribune Produzioni. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica, politica, costume, comunicazione, attualità e linguaggi creativi contemporanei. Presso Riso Museo d’Arte contemporanea della Sicilia è stata curatrice dell’Archivio S.A.C.S (Sportello Artisti Contemporanei Siciliani) e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti, prevalentemente presso spazi pubblici italiani, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. È stata membro di commissioni e giurie per premi/residenze d’ambito nazionale, riservati ad artisti. Dal 2018 al 2020 ha lavorato come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell’Assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana.