“L’arte esiste quando la crei o quando l’esponi?”. Un ricordo dell’artista Marisa Merz (che ha due mostre a Torino) 

Nei 100 anni dalla nascita di Marisa Merz, Torino la celebra con una doppia mostra alla GAM e al Castello di Rivoli. Francesca Pasini ne traccia un ricordo personale, tra incontri privati, interviste e conversazioni sull’arte

Le cose cambiano sotto gli occhi. Accorgersene non è automatico. Una frase che fa il paio con quella che mi aveva detto Marisa Merz (Torino 1926- 2019) nel 1987: “L’arte esiste quando la crei o quando la esponi?”. Ero andata per farle un’intervista. Avevo imparato dalle mie amiche giornaliste Ida Farè e Annamaria Rodari, con le quali nel 1981 avevamo fondato il giornale Grattacielo occhi di donna sul mondo, copiando da “Interview” di Andy Warhol.

Marisa Merz, Foto Gianfranco Gorgoni
Marisa Merz, Foto Gianfranco Gorgoni

La conversazione con l’artista Marisa Merz

In Autoritratto, Carla Lonzi scriveva: “Le interviste erano il mio modo di intromettermi, per stare vicino agli artisti e contemporaneamente di liberarmi”. Quindi potevo usare questa capacità che avevo acquisito per scrivere anche dell’arte. Non volevo intromettermi come Lonzi, volevo trovare le parole per non essere troppo estranea. Così sono andata da Marisa Merz, anche se tutti mi avevano avvertito che non rilasciava mai interviste. E una volta arrivata, ho capito che quello che ci saremmo dette, dipendeva da come ci saremmo parlate, e non da cosa avrei, forse, scritto. E infatti non l’ho fatto. Ci frequentavamo spesso, ma non avevamo ancora passato del tempo “privatamente”. Ci vedevamo alle mostre, alle cene post inaugurazioni. È nata un’amicizia classica, andavo con regolarità a casa sua a Milano. Eravamo quasi sempre solo noi tre: Mario, Marisa ed io. Ci piaceva tirar tardi. A un certo punto andavamo a cena al ristorante e poi ritornavamo a casa loro, in Piazza Sempione.

Le cene a casa di Mario e Marisa Merz

Alla fine, riprendevo la mia ‘500 e Mario mi accompagnava dove l’avevo parcheggiata, mi chiedeva le chiavi, mi apriva la portiera. Una gentilezza su cui ironizzavamo e una confidenza che proveniva dai nostri discorsi, dalle lenticchie che a volte Marisa cuoceva in un piccolo fornelletto, appoggiato sul tavolo della cucina. La casa era grande, con divani, poltrone, molte opere, molti libri.
– Questo l’hai letto? No? Fallo e poi dimmi cosa ne pensi.
Leggevano regolarmente quello che scrivevo, su Artforum, ma anche su il Manifesto e Il Secolo XIX. Mi chiedevano di avvertirli per tempo in modo che potessero comprarseli. E poi, quando arrivavano a Milano, mi interrogavano. Una grande soddisfazione.
Copio Marisa: un testo c’è quando lo pubblichi o quando qualcuno lo legge? E delle loro opere si parlava? Sì. Partendo da domande che mi facevano loro. Mario era più esplicito. Marisa mi guardava e aspettava. Si sottraeva come faceva spesso quando non era convinta di un invito? No. Apriva una porta, entrava con me, senza dare spiegazioni, aggiungeva suggerimenti che non prevedevano risposte. Mi pento di non essermeli appuntati.

La libertà dell’arte in Marisa Merz

Ma questa libertà mobile, mi coinvolgeva così tanto, che pensavo andasse assecondata. La direzione dei suoi occhi mi aiutava a guardare le tante sculture dei suoi volti, che mi facevano letteralmente vedere il cambiamento emotivo dell’espressione, che normalmente non notiamo, perché lo abbiniamo alla fisionomia.
Da quelle sculture ho progressivamente capito che ogni opera d’arte è un soggetto, e non un oggetto per quanto speciale e prezioso. Nel 1994 al Castello di Rivoli, insieme a Giorgio Verzotti, ho curato una mostra di artisti e artiste, che stavano emergendo. Molti “diventeranno famosi”. L’avevo intitolata Soggetto – Soggetto.

La mostra Soggetto-Soggetto a Rivoli

Li elenco per disobbedire alla regola che basta citare, appunto quelli che sono più famosi. (Arcangeli, Art Orienté Objet»t, Beecroft, Bernardi, Cattelan, Collishaw, Donegan, Gonzalez-Foerster, Green, Hepworth, Lane, Marisaldi, Moro, Orozco, Parreno, Pettibon, Ruggeri, Scher, Streuli, Thiene-Mantovani, Tillmans, Tozzi, Vetruguno, Viel).
Era luglio. A Settembre Marisa mi chiede di andare a cena.
– Cosa intendi con soggetto – soggetto?
Quel binomio l’avevo intuito dalle sue sculture, mi sembravano sempre diverse, ma non era vero. Ero cambiata io. Oggi so che mi succede anche con opere, antiche o che già conosco o che vedo in quel momento.
– Perché non hai invitato Grazia Toderi?
Ida Gianelli, mi aveva detto: “Troppi esordienti“. Ma qualche mese dopo: “Avevi ragione, l’ho invitata a fare una personale, ti aspetto”. Ecco questa spontaneità nel farmi domande sostituisce qualsiasi intervista.
A Documenta VI, nel 1994, sono arrivata davanti alla sua fontana, mentre Marisa era con Harald Szeemann. Non sentivo cosa si dicevano, ma ho sentito la loro confidenza mentre ascoltavo lo zampillio di quella linea d’acqua. La confidenza non si progetta, avviene.

La politica secondo i Merz

Nella lunga amicizia che mi ha portato a casa di Marisa e Mario, è successo che quando volevano parlare di politica con Giorgio Galli (mio marito) venivano a casa nostra, nel luogo dove lui viveva, pensava e scriveva.
Anche le telefonate che mi faceva Marisa non erano un modo di darci informazioni, appuntamenti, ma di sintonizzare i nostri tempi.
Nelle mostre con cui la città di Torino la ricorda, ognuno seguirà molte vie sulle quali incamminarsi per incontrarla.
Una volta tornando da Torino a Milano in macchina, di notte, con una grande nebbia, Marisa ed io abbiamo continuato a mandare gridi di paura, fino a quando arrivati al casello Mario ha detto: “con i vostri urli avete rischiato di farmi andare fuori strada. Adesso finalmente riprenderete a parlare!”

Francesca Pasini

Marisa Merz – La danza delle ore
Castello di Rivoli – Museo d’arte contemporanea
Fondazione Merz – Torino
GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino
Dal 29 ottobre 2026 al 4 aprile 2027
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Francesca Pasini

Francesca Pasini

Laureata in Storia dell’Arte a Padova, vive a Milano, critica e curatrice indipendente. Curatele: Castello di Rivoli, Pac-Milano, Maga, Biennale VE, Maga, Mart, Teatro La Fenice, Fondazione Bevilacqua La Masa, Fondazione Pierluigi e Natalina Remotti, Quarta Vetrina- Libreria delle donne…

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