Lo sguardo su Roma e sull’arte. Un ricordo sul giornalista e critico d’arte Pericle Guaglianone
Stefano Ciavatta racconta il giornalista e l’amico scomparso. E l’inimitabile sguardo su Roma e sulle spiagge poco lontane. E i lampi e le folgorazioni che Pericle sapeva regalare a chi lo ascoltava
È tutto così ferocemente irrimediabile, che scrivere un ricordo riempiendo le righe con dettagli di amicizia, confidenzialità, intimità, per colmare l’assenza improvvisa appare stupido, indiscreto, osceno, come il finestrino della macchina tamponato con lo scotch e un sacco nero. Tanto più che Pericle Guaglianone amava coltivare di sé una serra di discrezione diffusa, persino mistero, che faceva scopa con la sua sensualità: gli apparteneva una grammatica delle cose non rumorosa ma presente. In una città dove ci si confonde spesso tra cravatte e bavaglini, lui non sbrodolava mai: sfornava lampi, folgorazioni, aforismi, però meditati, senza vantarsene, senza ribadire.
Meglio allora dare cenno della rabbia per una sorte impietosa, ingenerosa, ingiusta. Poi certo bisogna rendere onore, ricapitolare, riassumere una presenza – e c’è chi ha già trovato perfettamente le parole a nome di tutti come il direttore Tonelli. Ma è anche vero che restano irriducibili da ricapitolare gli argomenti in sospeso, le conversazioni che resteranno aperte nel cloud, lasciate andare, come il palloncino di Banksy, da una scomparsa prematura e violenta.
La Roma di Pericle Guaglianone
Renato Nicolini, Il re dell’Estate romana – questa nostra estate oggi colpita e affondata e che oggi “spalanca le sue braccia sui nostri corpi come una minaccia” (Venditti) – disse un giorno a proposito della scomparsa dell’attore Victor Cavallo: “la sensazione che qualcuno è morto si ha solo quando ti aspetti di incontrarlo per strada e non lo incontri, e capisci allora che non lo vedrai mai più”. Dalla tragica morte di Pericle Guaglianone è già così: è bastato ieri sera con in petto la notizia camminare nervosi per le vie di Roma, il suo acquario prediletto, il suo abito cucito addosso. Non è solo l’amico ma l’intelligenza sua che non risuonerà più davanti a noi, quel modo laterale di attraversare le cose dell’arte e della vita.
Il critico d’arte e giornalista culturale Pericle Guaglianone è stato per tutti un hub vivente delle gallerie e degli spazi espositivi romani: in primis tramite gli articoli, scritti e pensati con grande autonomia rispetto all’ambigua e interessata prossimità ricercata da artisti, galleristi e mecenati. Anche polemiche, dibattiti, o sortite jolly: era stato l’unico a saper raccontare quel serio e folle torneo ludico che è la Coppa Pizzeria ideato da Daniele Sigalot. Poi grazie all’agenda di Artribune che condivideva spesso, ci si poteva agganciare al mondo capitolino dell’arte contemporanea ed esplorarlo anche da ultimi arrivati. Infaticabile dragatore delle aperture, presenzialista per passione, mai e poi mai prezzemolino.
L’arte per Pericle Guaglianone
E senza una goccia di sudore addosso, inscalfibile allo stress di Roma, sembrava sempre un padrone di casa sceso per caso, serafico e interessato: qui stava la sua sensualità mediterranea, ma di quanti altri si potrebbe parlare di sensualità?
In memoria di questo continuo via vai tra le gallerie del centro restano sui marciapiedi del lungotevere i solchi dei suoi ritorni a casa a Ponte Testaccio. Ma ricordo pure le sortite fuori le Mura, come PianoB, “bellissima via dei Ciceri, una via Giulia de periferia”, oppure il fresco underground maiolicato della Pescheria Alessi, o la carta da parati scorticata della Casa Vuota al Quadraro osservata da occhi spalancati nei dipinti a olio, o ancora la terrazza bollente ed elettronica dell’Half Die. Ricordo, perché è impossibile non cedere al ricordo, i pizzini dalla sua Torvaianica, la vera frontiera di Roma, dove domenica tutto si è arrestato.
La spiaggia di Capocotta e Torvaianica
Si scherzava sul fatto che nella vicina Capocotta potremmo essere a Tangeri, a Pondicherry, a Dakar eppure siamo ancora nell’Urbe. Di ritorno da un viaggio mandò la foto dall’aereo: “qui è il crocicchio magico in cui c’è tutto: Enea, Ugo Tognazzi, il Divino, la Nato, la tenuta presidenziale, il Buco e i nudisti”.
“Ma che cazzo ci vai a fare in Grecia?” sentenziò un giorno il padre. Ma nel ricordare questo non c’è nessuna ironia o sarcasmo, solo il grande rammarico per la perdita di Pericle Guaglianone.
Stefano Ciavatta
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