Polemica Russia in Biennale. Dopo il caso col governo italiano, la richiesta ufficiale ucraina

La ministra della Cultura e il ministro degli Esteri ucraini hanno condannato duramente la scelta di ospitare la Russia alla manifestazione, in apertura a maggio, chiedendo l'estromissione del Paese

Continua la polemica contro la presenza della Russia alla 61. Biennale Arte di Venezia. Dopo la rigida risposta del governo italiano, tramite il Ministero della Cultura, che indica una buona comunicazione della decisione, arriva anche la risposta ufficiale del governo ucraino. La ministra della Cultura Tetyana Berezhna, anche commissaria del padiglione ucraino in Biennale, e il ministero degli Esteri Andrii Sybiha hanno rilasciato una dichiarazione congiunta molto severa circa l’inammissibilità della partecipazione russa.

La lettera del governo ucraino contro la Russia in Biennale

“La Biennale di Venezia è una delle piattaforme artistiche più autorevoli al mondo e non deve diventare un palcoscenico per insabbiare i crimini di guerra che la Russia commette quotidianamente contro il popolo ucraino e il nostro patrimonio culturale”, apre la lettera. Si ricordano i siti culturali distrutti negli anni: “Dal 2014, la Russia ha deliberatamente distrutto i siti del patrimonio culturale ucraino, violando le norme del diritto internazionale umanitario e le disposizioni della Convenzione dell’Aja del 1954 per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato”. La lettera fa quindi una panoramica più ampia della guerra in atto, facendo risalire l’annientamento culturale agli anni precedenti all’invasione. 

La distruzione russa del patrimonio culturale ucraino

Si ricordano sia le infrastrutture culturali distrutte sia gli artisti e i giornalisti uccisi: “Dall’inizio dell’invasione su vasta scala, la Russia ha condotto una guerra sistematica contro la cultura, l’identità e la memoria storica ucraine. Dal 2022, la guerra russa ha causato la morte di 346 artisti e 132 professionisti dei media ucraini e stranieri. La Russia ha distrutto o danneggiato 1.707 siti del patrimonio culturale e 2.503 infrastrutture culturali in Ucraina, 558 dei quali sono stati completamente distrutti. Gli occupanti russi hanno sequestrato illegalmente almeno 35.482 reperti museali, mentre oltre 2,1 milioni di oggetti rimangono nei territori temporaneamente occupati, a rischio di distruzione o di espulsione illegale“. I danni diretti al settore culturale ucraino, continua la lettera, “superano già i 4,2 miliardi di dollari, mentre le perdite totali per il settore sono stimate in oltre 31 miliardi di dollari“.

L’Impero russo e l’URSS contro l’Ucraina. La lettera dei ministri

La lettera ricollega anche la violenza russa sull’Ucraina all’eredità prima dell’Impero russo e poi dell’Unione Sovietica: “Per secoli, l’Impero russo e successivamente l’URSS hanno attuato una politica deliberata di distruzione dell’identità ucraina: vietando la lingua ucraina, appropriandosi di artisti e conquiste culturali ucraine e promuovendo il mito della grandezza e della superiorità della cultura russa. La Russia continua ancora oggi la sua sistematica politica di espansione culturale e russificazione forzata nei territori temporaneamente occupati. La lingua ucraina viene estromessa dall’istruzione, dai media e dagli spazi pubblici, i libri ucraini vengono distrutti, le collezioni delle biblioteche vengono riscritte e insegnanti, giornalisti e personalità della cultura vengono perseguitati”.

La cultura come soft power

Riprendendo un tema già sollevato dalle attiviste e artiste Pussy Riot, che nei giorni della Biennale promettono azioni dimostrative, si legge che “la Russia usa apertamente la cultura anche come strumento di influenza politica. Un esempio significativo è la dichiarazione di Mikhail Piotrovsky, direttore del Museo dell’Ermitage, che ha definito i progetti culturali russi all’estero un'”operazione speciale”. Ciò conferma che la presenza culturale russa è spesso parte di una più ampia politica statale volta a legittimare l’aggressione. In questo contesto, qualsiasi ammissione di rappresentanti russi a eventi artistici internazionali è inaccettabile”.

L’accusa ucraina contro la Biennale

Il 27 febbraio 2022, tre giorni dopo l’inizio dell’aggressione su vasta scala da parte della Russia, gli organizzatori della Biennale hanno condannato l’aggressione e si sono espressi a favore della pace e del dialogo. Ci è incomprensibile il motivo per cui questa posizione stia cambiando ora, quando la Russia si rifiuta di fermare la guerra, respinge gli sforzi di pace e il dialogo e continua invece a fare affidamento sul terrore e sulle atrocità”, sottolinea la lettera, anche in rimando all’intervista a Repubblica del presidente della Fondazione Pietrangelo Buttafuoco in difesa della scelta. “In tali condizioni, qualsiasi cambiamento di politica o allentamento delle restrizioni non ha alcun fondamento concreto e può solo inviare un pericoloso segnale di sostegno all’aggressione, di tolleranza verso i crimini di guerra russi e di normalizzazione della politica genocida degli occupanti russi“.

La richiesta di estromissione della Russia dalla Biennale

La chiusa è ferma: “Escludere la Russia dalle piattaforme culturali internazionali è fondamentale per mantenere la loro neutralità, evitare la politicizzazione e proteggere la sfera culturale dalla propaganda di guerra statale. Le informazioni riguardanti i legami dell’annunciata Commissaria del Padiglione Russo, Anastasia Karneeva, con il complesso militare-industriale russo sono particolarmente preoccupanti, evidenziando ancora una volta che in Russia la cultura è inseparabile dal regime militarista. Invitiamo gli organizzatori della Biennale di Venezia a riconsiderare la decisione relativa al ritorno della Federazione Russa e a mantenere la posizione di principio dimostrata nel 2022-2024. L’adesione ai valori di libertà, dignità umana e diritto internazionale deve essere determinante per la comunità artistica globale, così come la solidarietà con il popolo ucraino, la cui cultura è presa di mira e distrutta”.

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Redazione

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