Giancarlo Politi: l’arte, la poesia, l’imprenditoria e la televisione (con Mike Bongiorno)

Gianfranco Maraniello, oggi alla guida dei musei d’arte moderna e contemporanea del Comune di Milano, è stato per molti anni redattore di Flash Art. E ricorda così il suo editore, da poco scomparso

Abdicare all’egocentrismo e alla scrittura in prima persona, pur nell’inestinguibile debito e in una frequentazione che precede ed eccede anche gli anni della propria vita professionale, è la prima necessaria espressione di gratitudine per Giancarlo Politi.

Gli Amarcord di Giancarlo Politi

Quel che risulta a lui più fedele sono forse i suoi celebri Amarcord quale genere letterario che lui stesso ha inventato per corrispondere a quanti gli hanno chiesto di non tenere solo per sé gli infiniti frammenti di un’impossibile autobiografia. La plausibile combinazione di eventi e commenti, di fatti storici e digressioni personali, è infatti la migliore testimonianza della sua personalità e dell’interpretazione entusiasta per comprendere il fervore dell’arte e il dinamico evolvere dei tempi. Refrattario all’accademismo, indomabile nel temperamento, provocatorio nella dialettica capace di assumere punti di vista consapevolmente parziali per saggiare la resistenza e l’intelligenza dei propri interlocutori, Politi è sempre stato affascinato dalla “novità” al punto da accogliere con esagerato entusiasmo segnali promettenti della politica, prospettive rivoluzionarie della tecnologia, ispirazioni popolari dai mass media così come notizie eterodosse o pseudoscientifiche per governare, ad esempio, la propria e altrui salute. In redazione o nello schieramento conviviale che assegnava posti attorno al lungo tavolo dominante la cucina a vista del suo loft ha carpito parole e pensieri e ha elargito innumerevoli idee e progetti.

Gli esordi letterari di Politi

Ne è derivato un imprenditore straordinario, che ha avuto sempre pudore della propria cultura e ancor più della propria sensibilità fino a tentare di celarla nella conduzione del quotidiano. I suoi esordi letterari hanno rapidamente sperimentato la potenza di altri media così che la poesia (che era anche la sua dote disciplinare offerta alle interrogazioni televisive di Mike Bongiorno) ha dovuto ammettere che il successo televisivo ottenuto a Lascia o Raddoppia necessitasse di modi più adeguati per corrispondere alle epoche e ai mondi che Giancarlo ha poi attraversato. L’editoria è stato il suo campo di osservazione e di azione privilegiato. Ha inventato l’adesione al tempo presente da contrapporre al giudizio storico. Flash è il lampo, l’immediatezza gettata sull’Arte. Sulla sua rivista ha ospitato l’ultimo manifesto di quella che già non poteva essere più un’Avanguardia, ma il registro di un agire in atto espresso per Appunti (della celantiana “guerriglia”) e progressivamente ha colto la necessità di trasformare il modo di testimoniare la velocità dei nuovi scenari privilegiando l’immagine al testo o declinando in svariati modo il portato linguistico della comunicazione (con l’inglese inevitabilmente, ma anche con le prove di russo, cinese e di altri sporadici tentativi nazionali) intuendo che le sfide della compiuta globalizzazione stavano portando i territori dell’arte in altre geografie e in molteplici storie a un ritmo non sostenibile per la presunzione autoreferenziale dell’accademismo italiano.

La vicenda di Art Diary

Ecco perché, prima dell’avvento di Internet, il network curatoriale di Flash Art era la comunità più pronta a corrispondere all’idea di una grande mostra davvero internazionale da non affidarsi al singolo punto di vista di un critico o di uno storico ed è così che si è potuto dare vita alla felice attualità di Aperto 93 che per molti versi ha trasformato anche la grammatica espositiva della Biennale di Venezia.
Politi capiva le logiche dominanti, esponendovisi anche quando non gli piacevano e ha inventato un giocoso strabismo per consentirsi di fare viaggiare la propria rivista sul più alto livello internazionale senza privarsi di un proprio compiaciuto e divertito polemizzare in casa, con i suoi editoriali di Flash Art Italia trasformati in una sorta di posta del cuore dove pubblico e privato diventavano unica materia per la sua libertà di pensiero e di vis polemica. Il registro doppio era anche quello del suo successo editoriale più clamoroso, l’Art Diary che non solo ha inventato la rete dei contatti dei professionisti dell’arte italiana e/o internazionale, ma ha consentito a ciascuno di potervisi iscrivere, favorendo rapporti tra le persone, ma soprattutto creando la consapevolezza che quello dell’arte sia davvero “un mondo”, che continuerà a cambiare e che andrà capito e sfidato con nuova energia e immaginazione.

Gianfranco Maraniello

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