Startup culturali. Il punto della situazione

La Commissione Cultura della Camera dei Deputati è all’opera sull’attualissimo tema delle startup. Ecco qual è lo stato dell’arte oggi e che cosa resta ancora da fare.

Il wall di una start up
Il wall di una start up

STARTUP E CULTURA
Lo scorso 30 settembre si è tenuto a Mantova, durante ArtLab16 organizzato dalla Fondazione Fitzcarraldo, un incontro con la Commissione Cultura della Camera dei Deputati sulla proposta di legge in materia di startup culturali in corso di discussione.
Tale proposta, che si inserisce in quel solco dettato da una nuova sensibilità politica sulla materia culturale e sui positivi risvolti economici che questa comporta, è certamente un punto di partenza meritorio che è possibile implementare e che, anzi, è già stato oggetto di profonda modifica da parte della Commissione, la quale ha dato segno di democrazia accogliendo le prime segnalazioni giunte al testo da parte di operatori e tecnici.
Partiamo dall’obiettivo. Le premesse su cui è nato il testo parlano di “finalità di promozione dell’imprenditoria giovanile nel settore culturale” oltre che di “valorizzazione e tutela dei beni culturali”. L’applicazione principale di un progetto così ampio al solo settore delle startup innovative e quindi, nella sostanza, esclusivamente a società di capitali con ben precise caratteristiche – tra cui la specifica operatività in un contesto di innovazione tecnologica – sembra troppo limitante per un settore così variegato e complesso in cui associazioni e fondazioni sono una componente essenziale e a cui una legge “innovativa” non può pensare di non rivolgersi.
D’altro canto, cos’è innovativo? L’innovazione non risiede solo nello sviluppo tecnologico, a maggior ragione quando parliamo di sistema culturale. L’innovazione sta nell’utilizzo di linguaggi nuovi, nel recupero di idee applicate a nuovi contesti e in mille altri concetti che possono esulare (e molto spesso lo fanno) dal campo tecnologico.

Consiglio dell’Unione Europea - Palazzo Justus Lipsius, Bruxelles
Consiglio dell’Unione Europea – Palazzo Justus Lipsius, Bruxelles

I PROBLEMI
Detto questo, quali sono i problemi focali di una startup culturale?
Innanzitutto quella che è la prima delle lacune del settore: la sua riconoscibilità. Non esiste, a oggi, una definizione normativa delle industrie culturali creative né queste esauriscono, come già detto, il comparto. Il nuovo testo predisposto dalla Commissione sembra andare per la prima volta in questa direzione e non si può che esserne felici.
La capacità di difesa del diritto d’autore, poi, e delle idee in genere che il settore creativo ha alla propria base, come e più di ogni altra impresa. Queste sono il bene più prezioso e difficile da tutelare. Occorre creare un canale preferenziale che renda semplici e poco costose le pratiche, un servizio di accompagnamento affinché soggetti fragili e inesperti possano riconoscere i propri diritti e come preservarli.
La sua finanziabilità, soprattutto. Quando parliamo di startup culturali parliamo di soggetti senza una storia contabile-amministrativa, poco o nulla capitalizzati, che operano in un ambito in cui gli aspetti immateriali sono spesso il fulcro dell’attività e, quindi, con modelli di business differenti da quelli di un’impresa tradizionale. Soggetti, inoltre, che, secondo uno studio della Commissione Europea, mancano spesso di capacità tecniche nelle relazioni finanziarie oltre che con un elevato grado di diffidenza nelle banche. Diffidenza avvalorata dal fatto che si tratta di soggetti che nessun istituto di credito, ragionevolmente e in un contesto ordinario, si preoccuperebbe di affidare o finanziare anche (o soprattutto) per una carenza da parte di questi nel capire il settore e la sua eccezione, capire che il bene culturale non è la cosa. La cosa è il supporto, il bene culturale è il suo valore pubblico (Massimo Severo Giannini, I beni culturali, in Rivista trimestrale di diritto pubblico, 1976, I).

Il wall di una startup
Il wall di una startup

FINANZIAMENTI E NECESSITÀ
Una particolare attenzione per l’ecosistema finanziario dei settori culturali e creativi, l’esame degli strumenti finanziari, sia tradizionali sia alternativi (fondi pubblico-privati, crowdfunding, sponsorizzazioni…), sono alcune delle priorità evidenziate dal Consiglio dell’Unione Europea nel suo piano di lavoro per la cultura (2015-2018) ed è questo che dovrebbe essere perseguito con forza prima di ogni altra cosa. L’applicazione tout court della normativa sulle startup non sembra essere la strada giusta. Servirebbe una riorganizzazione del settore nel suo complesso che ne regoli, quindi, la definizione, la fiscalità, i finanziamenti sia pubblici che privati e che preveda la formazione alla imprenditorialità, una istruzione sul campo avendo cura di favorire la creazione, presso gli istituti finanziari di settori specializzati al momento poco competenti, di uno sportello per l’accesso ai finanziamenti nazionali ed europei, con l’obiettivo di fare luce sulle possibilità esistenti. E ancora: il problema della bancabilità dei beni immateriali, dell’individuazione di protocolli di valutazione non può non essere affrontato perché anche da esso dipendono lo sviluppo e la sostenibilità di un settore cruciale dell’economia nazionale e che vale ben di più, in termini di lavoratori e fatturato, di quello finanziario che dovrebbe sostenerlo.

Michail Bakunin
Michail Bakunin

I PROSSIMI PASSI
Il 30 giugno scorso, all’interno del programma Europa Creativa (2014-2020), la Commissione Europea ha stanziato 121 milioni di euro per un fondo di garanzia per i settori culturali e creativi: un programma a cui gli intermediari finanziari devono far domanda attraverso una call of expression of interest, una dichiarazione di interesse. Un sistema non pronto rischia di perdere occasioni favorevoli e questo, a cascata, si ripercuoterà sulle possibilità effettive di crescita degli operatori culturali e, di conseguenza, sull’intero comparto. Da ultimo preme evidenziare come lo stesso piano di lavoro per la cultura prima citato incoraggi gli Stati membri alla partecipazione di esperti in campo finanziario ed economico al fine di produrre una normativa di sistema efficiente, moderna e migliorativa. E quindi, ad esempio, perché non pensare alla srl culturale, un soggetto con autonoma disciplina, obblighi e agevolazioni che rispecchi le peculiarità del settore, che lo incentivi?
La Commissione Cultura della Camera ha volontà, impegno ed entusiasmo, è sulla buona strada, concreta e democratica, una strada però ancora lunga. “La rivoluzione è sempre per tre quarti fantasia e per un quarto realtà”, disse Michail Bakunin, uno che di rivoluzioni se ne intendeva. La creatività non manca di certo, ma quattro articoli probabilmente non possono bastare a renderla realtà.

Franco Broccardi

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Franco Broccardi
Franco Broccardi (Sanremo, 1964). Dottore commercialista e revisore contabile Esperto in materia di Economia della Cultura, di mercato e fiscalità dell’arte oltre che di gestione e organizzazione aziendale. Ricopre incarichi di consulente o revisore per musei, teatri, gallerie d’arte, fondazioni e associazioni culturali. Partecipa a convegni, incontri di formazione e tavole rotonde in veste di coordinatore e relatore. È membro della commissione Fisco e Finanza presso Federculture.