Terremoto e ricostruzione. Parola a TAMassociati

Curatore del Padiglione Italia alla 15. Mostra Internazionale di Architettura, lo studio interviene nel dibattito sulle strategie da adottare in seguito al sisma del 24 agosto scorso con una posizione che ribadisce la centralità delle persone e la necessità di impiegare professionisti capaci di mettersi “a servizio” delle loro esigenze.

TAMassociati, Clinica Emergency Campo Profughi – Kurdistan iracheno – photo Alessandro Rota
TAMassociati, Clinica Emergency Campo Profughi – Kurdistan iracheno – photo Alessandro Rota

UNA MEDICINA PER IL DOMANI
L’emergenza impone risposte immediate ad esigenze primarie: ricovero, acqua, elettricità, beni di prima necessità, fognature; ma troppo spesso, in questa efficienza, viene dimenticato il fattore umano; chi abiterà questi spazi, chi ne farà uso. Vanificando spesso la reale efficacia di questi interventi in favore dell’efficienza. È quella che definiamo come “ingegnerizzazione del dolore”, un processo di pura risposta pratica a esigenze che sono anche di natura psicologica e umana. Nasce qui la necessità di porre al centro del progetto le persone che dovranno essere messe nella condizione di riprendere la propria quotidianità e sopravvivere a una così grande tragedia. È necessario dunque prevedere modalità articolate di intervento che favoriscano la ripresa della vita attiva, non solo l’efficienza sul piano strettamente pratico. Portiamo un esempio concreto.
Circa due anni fa, siamo intervenuti in un campo profughi nel Kurdistan iracheno, un campo ben progettato, tanto razionale quanto disumano nel suo ottuso rigore: tutto sembrava previsto, salvo la vita. La cosa sorprendente che abbiamo riscontrato nel tempo è stato invece vedere come lentamente si siano generati spazi informali di socialità. A colpirci fu la spontaneità con cui si sviluppò il suq, seguendo modalità non previste nel progetto del campo stesso. Ma era proprio da quel suq informale che ripartiva la vita. Perché, quindi, non prevederlo in fase di progetto?

TAMassociati, Clinica Emergency Campo Profughi – Kurdistan iracheno – photo Alessandro Rota
TAMassociati, Clinica Emergency Campo Profughi – Kurdistan iracheno – photo Alessandro Rota

ARCHITETTURA TERAPEUTICA
Parlando ora del terremoto; pur trovandoci in un contesto totalmente diverso, crediamo che le problematiche siano molto simili: a causa della guerra o del sisma si parla sempre di persone che soffrono e che hanno perso tutto. Affrontare l’emergenza provocata da un terremoto significa, anche nell’intervento provvisorio, ricostruire l’identità di un luogo generando spazi belli, accoglienti, vitali non solo utili. Significa facilitare la ripresa della socialità e, con essa, della vita.
In questa ottica, è essenziale il ruolo svolto da un’architettura di pubblica utilità che si metta “a servizio”, capace di operare all’interno di un più ampio processo di cura. Capace di rendere “belli” anche gli spazi dell’emergenza, attraverso gesti frugali e semplici. Non è una questione di costi ma di cultura. Progettare nell’emergenza ha a che fare con il futuro, ha il respiro ampio dell’utopia. Sono utopie molto concrete: tre alberi in una tendopoli, una parete colorata nel grigio di una prefabbricato, un edificio pulito nel degrado aiuteranno le persone a uscire dalla disperazione. Si tratta di usare elementi minimi, di creare luoghi di aggregazioni come piazze, strade, giardini. È necessario attivare questi processi, soprattutto nella fase immediatamente successiva all’emergenza. È proprio qui che dobbiamo lavorare a stretto contatto con le comunità che hanno vissuto la tragedia, proseguendo anche quando i riflettori dei media si saranno spenti.

Taking Care - Progettare per il bene comune, sezione Agire, Padiglione Italia alla 15. Biennale Architettura 2016 a cura di TAMassociati - photo Andrea Avezzù
Taking Care – Progettare per il bene comune, sezione Agire, Padiglione Italia alla 15. Biennale Architettura 2016 a cura di TAMassociati – photo Andrea Avezzù

CURARE IL DOLORE
La buona architettura può curare il dolore, sa dare forza e desiderio al domani. È vittima nel sisma quanto protagonista nel dopo. Nella sua pratica semplicità sa essere terapeutica, aiuta a dimenticare. Dare un nuovo tetto che protegga, come un liscio intonaco che profuma di nuovo parla di futuro, della voglia di vivere, della semplice banalità del costruire. L’architettura sa essere medicina per il domani.

TAMassociati

http://www.tamassociati.org/

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TAMassociati
TAMassociati è uno studio professionale attivo nei campi dell’architettura sostenibile, dell’urbanistica, della progettazione del paesaggio, della conduzione di processi partecipativi e didattici, della grafica e della comunicazione sociale. TAM si basa su un’idea concreta: coniugare impegno civile e professione. È uno studio creativo a servizio delle istituzioni pubbliche, delle organizzazioni non profit quali Emergency e di quella società civile attenta ai valori di equità sostenibilità, sviluppo dei beni comuni, quali Banca Popolare Etica, . Un’idea aperta e partecipativa del mestiere dell’architetto, che in 15 anni di attività è stata messa in pratica in progetti di natura diversa: dagli spazi pubblici, alla cooperazione internazionale, all’abitare solidale, alla comunicazione sociale. TAMassociati ha ottenuto numerosi riconoscimenti:Architetti Italiani dell'anno 2014, Premio Zumtobel Group Award 2014 ,Premio Curry Stone Design Prize 2013, Premio Aga Khan per l'Architettura 2013, Medaglia D'oro all'Architettura Italiana 2012 – Menzione d'onore per la categoria Architettura ed Emergenza; Middle East Architect Awards 2010; Smart Future Minds Awards 2010; Premio “Architettura sostenibile” Fassa Bortolo 2010 – Progetto selezionato; Detail Prize 2009 – Progetto selezionato; menzione d’onore AR Awards for Emerging Architecture 2008. TAMassociati è curatore del Padiglione Italia alla 15 Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia 2016.

3 COMMENTS

  1. E basta con questi slogan! UNA MEDICINA PER IL DOMANI? Me ne frego!
    ARCHITETTURA TERAPEUTICA? Me ne frego! CURARE IL DOLORE? Me ne frego!
    Andassero a fare i missionari in Africa! La costruzione [la
    ri-costruzione] di una città non è un manifesto social di propaganda. La
    costruzione della città ha a che fare con la sua FORMA.

    • Non leggo slogan, ma una linea propositiva. Forse non così rivoluzionaria, ma a volte anche ribadire l’ovvio serve.

  2. “Perché, quindi, non prevederlo in fase di progetto?”
    Anche questa è una ulteriore teoria, tutta da verificare e …di certo al momento della verifica, si vedrà che qualcosa è di nuovo andato storto.
    E’ questa mentalità che prevede che, dove vi sia un laboratorio, debba necessariamente esserci anche una cavia, che andrebbe abbandonata.

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