Estate in Svizzera. Focus Basilea, la città gremita di musei

L’evento museale di quest’anno è la riapertura del Kunstmuseum, ristrutturato e ampliato. Ma Basilea offre un carnet ricchissimo di musei, dall’area medievale fino alle propaggini di Münchenstein, Riehen e Weil am Rhein. Lungo il filo rosso degli architetti Herzog & de Meuron.

La Fondation Beyeler progettata da Renzo Piano nei pressi di Basilea
La Fondation Beyeler progettata da Renzo Piano nei pressi di Basilea

Ospita la più importante fiera d’arte al mondo, Art Basel, e non è neppure la più ricca fra quelle che si svolgono negli edifici disposti intorno a Messeplatz (BaselWorld, la fiera di orologi e preziosi, muove capitali da capogiro). Ha un numero di musei e spazi per l’arte da fare invidia a una metropoli, pur avendo circa 170mila abitanti (è la terza città della Svizzera, dopo Zurigo e Ginevra). È sede, fra l’altro, di due fra le più grandi industrie del comparto chimico-farmaceutico, Novartis e La Roche. Senza contare la comodità – declinata in mille modi – di essere al confine con Francia e Germania, al punto che l’aeroporto ha letteralmente tre diverse uscite che danno su altrettanti Paesi. Tutto questo è Basilea, capitale dell’omonimo Cantone e adagiata su un’ansa del Reno, navigabile e balneabile.

VECCHI E NUOVI MUSEI
L’evento museologico dell’anno è senza dubbio la riapertura del Kunstmuseum, dopo un intervento di ristrutturazione e ampliamento terminato ad aprile. La collezione è la più ampia del Paese, ma soprattutto si tratta probabilmente della più antica raccolta pubblica al mondo: il nucleo originario venne infatti acquistato dalla città e dall’università dal collezionista privato Basilius Amerbach nel 1661 e aperto ai visitatori dieci anni dopo.
L’edificio storico che ospita il museo risale al 1936 ed è un’architettura modernista firmata da Rudolf Christ e Paul Bonatz, mentre il nuovo edificio è firmato dallo studio Christ & Gantenbein. Le due strutture sono collegate attraverso un ampio passaggio sotterraneo – per ora non risolto nel migliore dei modi – e ciò permette di non uscire dal museo. Peccato soltanto per le biglietterie, collocate all’esterno: per chi non è abituato ai climi più rigidi, fare la coda nei mesi invernali potrebbe non essere troppo invitante. Va infine citata la terza sede del museo, il Museum für Gegenwartskunst (confidenzialmente Gegen), affascinante location inaugurata nel 1980 e affacciata sul Reno e tagliata in due da un suo piccolo affluente nella zona di St. Alban.
Immancabile dunque la visita al Kunstmuseum, seguendo il fil rouge della mostra inaugurale Sculpture on the Move 1946-2016, che fa eco all’analoga mostra che nel 2002 il museo dedicò alla pittura.

Basilea e l'arte - (c) Artribune Magazine
Basilea e l’arte – (c) Artribune Magazine

A pochi passi dai due edifici principali si trova invece la Kunsthalle, nel cui edificio è ospitato anche lo Schweizerisches ArchitekturMuseum (se credete che l’Italia sia complicata con i suoi musei statali, regionali, provinciali e comunali, ecco, la Svizzera è a un livello ben maggiore). Quest’ultimo, noto come S AM, gode di una superficie espositiva piuttosto ridotta e ospita mostre spesso rivolte più agli addetti ai lavori del mondo dell’architettura che a un pubblico generico. La Kunsthalle si sviluppa invece su due interi piano dell’edificio e, pur nel suo indomito sperimentalismo, vanta una lunga storia, che risale al 1872. Se la visitate prima del 14 agosto, non mancate la mostra dell’artista norvegese-tedesca Yngve Holen, classe 1982, anche soltanto per rendere omaggio alla “sua” Porsche Panamera sezionata in quattro parti.
E non finisce qui. In quello che è un vero e proprio hub creativo ad alta concentrazione, si trova anche un cinema d’essai, lo Stadtkino, e un’elaborata offerta dal punto di vista della ristorazione, con un ristorante più placé, una brasserie e due bar, uno dei quali nella corte esterna, autentico punto di ritrovo dei creativi basilesi.
Attraversato il Reno – potete usare la versione locale del “gondolino”: ne trovate uno all’altezza del Gegenwart – vi troverete nel quartiere Wettstein e, con una breve passeggiata, raggiungerete il Parco della Solitudine: una magnifica scultura cinetica di Jean Tinguely conferma che ci si trova nei pressi del museo a lui intitolato e firmato da Mario Botta. Qui è possibile vedere una collezione straordinaria di lavori dell’artista, datati dal 1954 al 1991, fra i quali Le Safari de la Mort Moscovite. Attualmente è in fase di restauro, ma si tratta di un “restauro aperto”, che rende ancora più interessante la visita. Il Museum Tinguely – che nel 2016 festeggia il suo 20esimo compleanno – non si limita però a conservare le opere dell’artista, bensì ne mette in dialogo l’eredità con artisti contemporanei, organizzando importanti solo show che occupano gran parte della sua superficie espositiva. Fino al 25 settembre è il turno dell’ex Young British Artist Michael Landy, con un percorso ironico e insieme riflessivo che mette in luce le contraddizioni della società consumistica in cui siamo immersi.

Tobias Rehberger, Vogelkäfige da 24 Stops, 2015-16 - photo Mark Niedermann
Tobias Rehberger, Vogelkäfige da 24 Stops, 2015-16 – photo Mark Niedermann

L’ANTICO (E IL NUOVISSIMO) AL CENTRO
Ci rivolgiamo a chi ha interesse soprattutto per la cultura contemporanea. Ciò però non toglie che una pur breve passeggiata nel centro storico vada fatta. Il perno è Münsterplatz, con la sua cattedrale che risale all’XI secolo e che, dopo il terremoto del 1356, venne ricostruita in stile gotico. D’obbligo qualche minuto di lenta passeggiata nel chiostro e una visita alla cripta, dove giacciono i resti di Erasmo da Rotterdam.
Se viaggiate con bambini al seguito, poi, avrete un’ottima scusa per passare una serata al Basler Marionetten Theater affacciato sulla medesima piazza. È in attività dal 1956 in un’ex “cantina” sotto il livello stradale e si collega naturalmente al Carnevale, evento clou dell’anno basilese: se pensate che gli svizzeri siano algidi, forse è proprio perché in quella breve settimana si dà fondo alle più gioiose follie e al sovvertimento più puro delle norme consuete.
Qualora non riusciste proprio a farvi mancare un elemento contemporaneo, anche in queste strade medievali avrete soddisfazione. Il recente ampliamento del magnifico Museo delle Culture è infatti firmato da Herzog & de Meuron, studio di architettura che qui, nella sua città natale, ha costruito di tutto – dallo stadio al museo passando per la Spa.

Alexander Calder & Fischli-Weiss - installation view at Fondation Beyeler, Riehen 2016
Alexander Calder & Fischli-Weiss – installation view at Fondation Beyeler, Riehen 2016

GITE FUORI PORTA
Muoversi nei dintorni di Basilea è uno dei compiti più semplici che si possa immaginare, grazie a un sistema di piste ciclabili, tram e treni suburbani che sfiora la perfezione.
In zona St. Jakob-Muttenz (la medesima dove si trova lo stadio progettato da Herzog & de Meuron e dove è in atto una grande operazione di gentrification) ha sede un’altra istituzione, la Kunsthaus Baselland, che occupa dal 1997 un edificio dal sapore postindustriale esteso su 1.800 mq – e intanto sta facendo fundraising per dotarsi di una sede più ampia a Dreispitz.
A breve distanza, appena fuori dalla municipalità di Basilea, e precisamente a Münchenstein, c’è invece  lo Schaulager, sede della Laurenz Foundation. L’edificio, manco a dirlo, è firmato da Herzog & de Meuron. I piani superiori, che custodiscono l’incredibile collezione, sono quasi sempre chiusi al pubblico, mentre il piano interrato ospita alcune installazioni permanenti di Katharina Fritsch (suo Rattenkönig del 1993, il famoso circolo di enormi ratti antracite) e Robert Gober. Al pianterreno, invece, solitamente è allestita una mostra temporanea, con soluzioni architettoniche sempre radicalmente diverse. E quest’anno si è optato per il minimal, con l’enorme superficie quasi del tutto spoglia, eccezion fatta per Zita, una “chamber piece” realizzata a quattro mani dalla suddetta Katharina Fritsch e da Alexej Koschkarov.
Muovendosi invece verso la Germania, nella bucolica e ricchissima Riehen si trova la celeberrima Fondazione Beyeler, i cui spazi espositivi sono ospitati dall’edificio progettato da Renzo Piano. Attualmente è allestita una mostra che mette a confronto Alexander Calder, con il quale la fondazione ha un rapporto consolidato, con la coppia svizzera Fischli & Weiss. Ma soprattutto – per chi ancora non l’avesse vista – è da assaporare la magnifica collezione messa insieme da Ernst Beyeler e le donazioni successive, in un turnover continuo di opere straordinarie.
A breve distanza dal confine, ma già in terra tedesca, a Weil am Rhein, il Campus Vitra (che è una cittadella del design, certamente, ma anche una parata incredibile di archistar, con edifici firmati, tra gli altri, da Zaha Hadid, Frank Gehry, Tadao Ando, Álvaro Siza, SANAA e Renzo Piano) ha invece appena terminato l’allestimento del suo ultimo edificio: firmato ancora da Herzog & de Meuron, il Vitra Schaudepot ospita la collezione permanente e mostre temporanee come quella inaugurale, dal titolo Radical Design, che ha aperto ai primi di giugno. Se vi piace l’idea di una rilassante passeggiata fra le vigne, a unire le due istituzioni c’è da poche settimane un sentiero d’artista, firmato da Tobias Rehberger.

Herzog & de Meuron, 312 Helsinki Dreispitz, 2014
Herzog & de Meuron, 312 Helsinki Dreispitz, 2014

RIVOLUZIONE DREISPITZ
Come dicevamo, la Kunsthaus Baselland sta cercando i fondi per trasferirsi. L’obiettivo è raggiungere nel 2017 questo nuovo distretto culturale dall’anima ancora parzialmente industriale, a poche centinaia di metri dallo Schaulager: il Dreispitz, 50 ettari di proprietà della Christoph Merian Stiftung.
Alla fine del 2014 però ci sono state già le prime due importanti novità. In primis lo spostamento, seppur di pochissimo, dell’H3K – Haus der Elektronische Künste, pioniere nella zona: una nuova sede – firmata dallo studio basilese Rüdisühli Ibach Architekten – in un ex warehouse, non amplissima ma sicuramente più agevole della precedente, e con un gradevole caffè-bookshop che prende luce da una grande vetrata. Bella anche la mostra in corso fino al 28 agosto, un’antologica pulita e curata di Rafael Lozano-Hemmer, prima personale svizzera per l’artista messicano classe 1967.
Intorno alla piazza che si viene man mano formando trovano spazio aule e laboratori. E la spiegazione di tanto movimento sta nell’edificio recentissimo alle sue spalle: un’accademia, anzi, l’Accademia. Il campus della FHNW – Hochschüle für Gestaltung und Kunst accorpa infatti tre istituti, due dei quali periferici, ma anche la storica Accademia di Basilea. Uno spostamento verso la periferia – servita benissimo, peraltro – in cambio di spazi adeguati. Qualcosa che in Italia non si riesce praticamente ma a fare. Molti i dipartimenti e le sezioni, e qui citiamo in particolare l’Institut Kunst, da aprile 2014 diretto da Chus Martínez, curatrice ben nota nel mondo dell’arte e chief curator – per citare il suo ruolo precedente – a El Museo del Barrio di New York.
Infine, almeno per ora, c’è un edificio prevalentemente a uso residenziale – o meglio, con gli otto piani dedicati ai 41 appartamenti aggettanti rispetto ai primi livelli, con un’impostazione che non può non ricordare la Torre Velasca a Milano, inaugurata nel 1958 e progetta da BBPR. L’edificio che sta fra Basilea e Münchenstein è stato inaugurato nel 2014 e prende il nome dal suo indirizzo, 312 Helsinki Dreispitz. Semplice indovinare chi lo firma: naturalmente la coppia Herzog & de Meuron. E al primo piano dell’edificio c’è proprio lo sterminato archivio dello studio fondato nel 1978, archivio che è visitabile su appuntamento.

Marco Enrico Giacomelli

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #32 – Speciale Svizzera

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, la Libera Università di Bolzano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.