Investire in cultura. Intervista ad Alessandro Aspesi

Il responsabile per il mercato italiano della Columbia Threadneedle Investments, impegnata sul fronte della cultura attraverso la sua omonima fondazione, ne racconta attività e programmi.

Alessandro Aspesi
Alessandro Aspesi

Abbiamo incontrato Alessandro Aspesi nel suo quartier generale milanese per approfondire il ruolo della fondazione legata alla Columbia Threadneedle Investments, società anglosassone di gestione dei patrimoni, attiva in diciotto paesi del mondo. Fra le tante iniziative messe in campo c’è anche il Columbia Threadneedle Prize, la cui mostra finale è ospitata quest’anno eccezionalmente in Italia, alla Strozzina di Firenze, fino al 24 luglio.

Che cos’è e di cosa si occupa la Columbia Threadneedle Investments?
È una società di gestione del risparmio che si occupa di gestione di patrimoni per conto di investitori istituzionali come fondi pensione o fondazioni, investitori privati che acquistano i nostri fondi d’investimento attraverso società specializzate nel private banking. Siamo altresì distribuiti da parte delle principali reti di promozione e consulenza finanziaria a livello internazionale.

In quali paesi operate?
Operiamo a livello globale. Abbiamo sei centri di gestione sia in Asia sia negli Stati Uniti sia in Europa. Dal punto di vista commerciale siamo presenti in diciotto paesi e gestiamo masse, in eccesso, di 420 miliardi di dollari. Come hub abbiamo, negli Stati Uniti, New York, Chicago, Boston, Minneapolis e Portland, in Asia Singapore e in Europa Londra, come centro di gestione più importante.

A proposito di Londra, che scenario prevedi post Brexit?
La fase che stiamo vivendo in questo momento è ancora magmatica in quanto dipenderà da come l’Inghilterra affronterà l’uscita dall’Unione Europea e quanto l’Unione Europea vorrà concedere all’Inghilterra rispetto agli status che ha acquisito nel corso del tempo. L’Inghilterra potrà trovarsi in una situazione simile alla Norvegia o alla Svezia, che fanno parte dell’area comunitaria dal punto di vista commerciale, oppure nella situazione della Svizzera, che ha più restrizioni. La cosa importante da capire, in base allo scenario che si aprirà, è che tipo di risposta dare come società anglosassone che vuole operare nel mondo europeo.  Stiamo analizzando possibili scenari che prevedono il rafforzamento di location in giro per l’Europa, come ad esempio il Lussemburgo, dove potenziare la nostra offerta sia di prodotto sia commerciale, e potenziali acquisizioni di altre società di gestione del risparmio che hanno già un passaporto europeo, affinché la procedura sia più semplice e snella.

Paul Ashurst, The Co.Op Rothko
Paul Ashurst, The Co.Op Rothko

Qual è la mission dell’omonima fondazione?
L’obiettivo è migliorare e sviluppare progetti sociali che spaziano dall’inserimento di bambini con situazioni familiari molto complicate nel mondo della scuola a iniziative legate all’arte e allo sport.

Che tipo di eventi supportate?
Sono sia attività locali, ad esempio nel Regno Unito nel supportare l’infanzia, sia attività culturali all’interno delle quali rientra il Columbia Threadneedle Prize. Oltre a questo siamo una società con una forte impronta sociale e quindi cerchiamo ad esempio di sponsorizzare attività sportive che non includano i motori o l’inquinamento. Da un paio di anni siamo lo sponsor principale dei campionati mondiali di triathlon.

Quando nasce il Columbia Threadneedle prize, aperto a tutti i giovani artisti?
Nasce otto anni fa e da tradizione abbiamo deciso di esporre le opere di arte figurativa, che possono avere la forma di sculture o dipinti, nella Mall Galleries di Londra, una galleria d’arte privata che si trova esattamente di fronte a Buckingham Palace e che permette agli artisti di poter esporre le loro opere, entrando in contatto con il pubblico, potenziale acquirente. L’obiettivo è offrire opportunità a degli artisti giovani senza alcun fine di lucro. Siamo una società che offre un premio a quegli artisti che vogliono iniziare a muovere i primi passi. A oggi è stato un concorso dedicato ad artisti anglosassoni, ma speriamo che possa assumere un respiro più europeo nelle prossime edizioni.

Infatti avete sempre fatto la mostra finale a Londra, ma quest’anno avete deciso di portarla in Italia, alla Strozzina di Firenze. Perché?
L’Italia, agli occhi degli anglosassoni, rimane sempre il paese più importante da un punto di vista artistico e culturale. E il fatto di poter sposare le caratteristiche di una città rinascimentale come Firenze con l’arte figurativa, in questo caso molto delineata secondo i canoni anglosassoni, è stata un’opportunità perfetta di gemellaggio tra due culture differenti, ma che hanno punti in comune nella bellezza dell’arte.

Tra i vostri clienti privati, istituzionali e corporate, ci sono dei collezionisti che investono in arte?
Assolutamente sì. Questo è uno dei trend più importanti che abbiamo vissuto negli ultimi tempi. Spesso le nostre strategie e i nostri fondi sono utilizzati da società specializzate nel private banking, quindi su un segmento di clientela importante da un punto di vista del patrimonio. Una volta gli investimenti si dividevano tra mobiliari (classici investimenti in Borsa, obbligazioni) e immobiliari (proprietà dirette). Negli ultimi dieci anni anche l’arte ha iniziato ad avere il suo spazio come elemento di diversificazione all’interno del patrimonio dei nostri clienti.

Avete in programma altre operazioni legate all’arte contemporanea?
Sì, il nostro obiettivo è far crescere sempre di più il Columbia Threadneedle prize a livello europeo e infatti possiamo dire con molto onore che quest’anno tre artisti italiani hanno partecipato alle finali organizzate a febbraio presso la Mall Galleries. Speriamo che l’evento fiorentino possa fare da volano affinché più artisti europei partecipino a questo concorso di arte figurativa e che quindi si crei un ambiente propizio al coinvolgimento di sempre più location europee come ospiti del premio.

Pensi che l’arte sia oggi un ambito interessante su cui investire?
Sì, perché è una categoria d’investimento — noi la chiamiamo classe di attivo, a livello tecnico — che permette di decorrelarsi da quelle che sono le attività giornaliere dei mercati finanziari. L’arte è sicuramente un elemento che dà stabilità al portafoglio e dà la possibilità di poter trarre dei profitti da questo tipo d’investimento.

Daniele Perra

www.columbiathreadneedle.com/foundation
www.threadneedleprize.com

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Daniele Perra
Daniele Perra è giornalista, critico, curatore e consulente strategico per la comunicazione. Editorialista e responsabile della copertina di “ARTRIBUNE”, collabora con “GQ Italia”, “ULISSE, "SOLAR" ed è docente di Contemporary Art and Visual Culture allo IED di Milano. È stato fondatore e condirettore di “unFLOP paper” e collaboratore di numerose testate tra cui “ArtReview” “Mousse”, "Harper's Bazaar art America Latina". È stato consulente strategico per la comunicazione della Fondazione Modena Arti Visive, Direttore Comunicazione del Centro Pecci di Prato, Strategic Advisor for Media and Communication alla Malmö Konsthall e Direttore della Comunicazione della Fondazione Thyssen-Bornemisza Art Contemporary. Ha fatto parte del team di selezionatori per alcuni premi tra cui il Premio FURLA e The Sovereign European Art Prize. Ha scritto testi per cataloghi e curato mostre tra cui: Shahryar Nashat in collaborazione con il Centro Pecci, Cantieri Culturali ex-Macelli, Prato (2003); Hans Schabus and the Very Pleasure (Laboratori del Teatro alla Scala di Milano, 2006). Ha pubblicato il volume "Impatto Digitale. Dall’immagine elaborata all’immagine partecipata: il computer nell’arte contemporanea", Baskerville, Bologna. Ha tenuto lecture alla NABA e un corso di Fenomenologia dell’arte contemporanea alla Scuola Politecnica di Design di Milano. È stato caporedattore di “tema celeste” (1999-2007), caporedattore di “KULT” (2007-2010), ha collaborato dal 2000 al 2006 a “Il Sole24ORE” (Domenicale) e all'inserto cultura Saturno de “Il Fatto Quotidiano”.