Christo, un mese dopo. Gli effetti sul Lago d’Iseo

88 milioni di euro: questo è l’ammontare complessivo degli incassi sul Lago d’Iseo in quei 16 giorni in cui è stata allestita l’opera d’arte ambientale “The Floating Piers”. Guadagni alle stelle, e ora? Un’analisi a quasi un mese di distanza dallo smantellamento dell’opera di Christo e Jeanne-Claude.

Christo, The Floating Piers, Lago d'Iseo (foto Daniele Capra)
Christo, The Floating Piers, Lago d'Iseo (foto Daniele Capra)

NUMERI DA CAPOGIRO
Basterebbe quel numero, 88 milioni di euro, a far girare la testa. A tanto ammonta, a conti fatti dalla società Jfc Tourism & Management, il fatturato totale creato dalla presenza dell’installazione The Floating Piers, sul Lago d’Iseo.
Christo come Re Mida, dicono in molti, e così titolano le edizioni locali: il suo pontile giallo ha letteralmente trasformato in oro le sponde che ha toccato. In due settimane circa, il guadagno giornaliero medio totale realizzato dalle attività ricettive – dalla ristorazione agli esercizi commerciali – è stato di 4,2 milioni di euro, il 76,5% in più del fatturato abituale nello stesso periodo dell’anno.

GLI EFFETTI SUL TERRITORIO
Ne hanno beneficiato un po’ tutti, persino le 109 cantine del consorzio Franciacorta, visitate da 124.700 persone, quasi il 38% in più dell’anno scorso, con un incasso totale di 10,5 milioni di euro.
Si tratta di un successo oltre le aspettative, che già erano alte. Basti pensare che a marzo 2016 la stessa Jfc, incaricata di “stimare” il valore dell’evento di Christo e il suo impatto sul territorio, aveva immaginato un indotto di 49 milioni di euro complessivi, generati da poco meno di 700mila presenze previste. Alla fine, sulle passerelle sul Lago d’Iseo hanno camminato 1,2 milioni di persone.

Christo, The Floating Piers, Lago d'Iseo - I visitatori salgono sulle passerelle (foto Luca degl'Innocenti)
Christo, The Floating Piers, Lago d’Iseo – I visitatori salgono sulle passerelle (foto Luca degl’Innocenti)

UNA BENEDIZIONE PER LE ATTIVITÀ COMMERCIALI
“Christo è stato una benedizione”, dicono negozianti, ristoratori, albergatori e chiunque abbia beneficiato del gran flusso di persone. Molte voci del settore turistico sostengono che Floating Piers sia stato più utile di Expo e che parecchi di quelli che sono venuti a vedere l’installazione ambientale torneranno.
Ed è questa la parte più complessa da analizzare dell’intera faccenda: perché tanto è evidente l’impatto positivo avuto sul territorio dall’installazione di Christo, quanto è difficile prevederne gli effetti e la ricaduta spalmati in una prospettiva temporale.

IL “VALORE” DEL LAGO D’ISEO
C’è un dato incoraggiante, che proviene ancora dal primo studio effettuato da Jfc, quello precedente all’evento: qui si calcolava un aumento del “brand value” del Lago d’Iseo, stimandolo “dopo Christo” (ci si perdoni il facile gioco di parole) a 5 miliardi di euro. Ora, il valore di un marchio territoriale è un valore “virtuale”, ma compitato incrociando dati reali e proiezioni realistiche: considerando il successo planetario avuto dall’intervento dell’artista bulgaro, s’intuisce quanto la posta sul tavolo possa essere alta e quanto tutto quello che verrà dopo, a livello di strategie di comunicazione e marketing, ma anche di progettualità vera e propria, debba essere valutato e messo in atto con estrema attenzione.

Christo, The Floating Piers, Lago d'Iseo (foto Caterina Porcellini)
Christo, The Floating Piers, Lago d’Iseo (foto Caterina Porcellini)

INVESTIRE IN CULTURA
Le presenze nelle strutture ricettive – alberghi e b&b – durante quei 16 giorni sono quasi raddoppiate e nella quasi totalità dei casi (circa l’87%) si trattava di nuovi clienti, ovviamente venuti apposta per partecipare a un evento che sempre di più si è configurato come una immensa performance collettiva. L’opinione degli operatori è che i visitatori torneranno: il che è auspicabile e possibile, ma è evidente che vadano create le giuste condizioni. Se la cultura si è dimostrata essere un ottimo catalizzatore, perché non continuare su quella strada?

DAL TURISMO MORDI-E-FUGGI ALLA STRATEGIA
Ancora un dato, in questo senso, offre uno spaccato interessante: la presenza media nelle strutture ricettive è stata di 1,6 giorni, ovvero il tempo necessario per raggiungere il lago (e sulla logistica sono state evidenziate le maggiori criticità), percorrere la passerella galleggiante, pernottare e tornare indietro. Un turismo culturale mordi-e-fuggi, che porta risultato nell’immediato e in virtù del legame con un attrattore di notevole importanza, ma che evidenzia una “debolezza” intrinseca al territorio e alla sua offerta, ancora – tutto sommato – poco convincente per il visitatore.
In sostanza, The Floating Piers – al di là dell’essere stato un colpo di fortuna inaspettato – è un case history che certamente appassionerà ancora per molto chi si occupa di economia della cultura e di sviluppo del territorio, dovrebbe far partire una riflessione dal territorio stesso: da luogo d’indubbia bellezza paesaggistica a collettore di progetti artistici d’ampio respiro.

Maria Cristina Bastante

www.thefloatingpiers.com

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1 COMMENT

  1. Philippe Daverio ha definito “The
    Floating Piers” una “baracconata”. Vittorio
    Sgarbi non la ha neppur lontanamente presa in considerazione dal punto di vista
    artistico e la ha definita “un ponte verso il nulla” sottolineandone la mancata
    funzione di condurre il pubblico verso le bellezze della natura e della storia che
    attorniano il lago.

    Lontano da queste considerazioni
    che nulla ci dicono dell’arte e al di là delle non secondarie implicazioni di natura
    estetico/concettuale connesse al meccanismo di apparizione/sparizione, ritengo
    che quell’opera sia nella sua complessità una splendida metafora del mondo
    d’oggi. E’ una realizzazione colossale (per dimensioni, impegno economico e
    realizzativo) progettata per esistere soltanto pochi giorni al pari di molte
    architetture contemporanee (i grattacieli di Hong Kong demoliti per lasciare
    spazio a nuovi edifici più alti o, per restare in Italia, l’Expo di Milano smantellato
    immediatamente dopo la sua conclusione) e di quelle realtà, sempre più
    numerose, declassate ad oggetti di consumo rapido, il cui principale effetto è di
    produrre spropositate quantità di rifiuti. Il carattere della temporaneità e
    dell’impermanenza che connota il nostro tempo ha centralità nell’opera di
    Christo insieme alla natura altamente inquinante delle materie utilizzate. Un’opera
    relazionale che, per il suo essere percorribile, si contraddistingue da precedenti
    lavori dello stesso autore. L’instabilità, lo stato di incertezza, la precarietà
    vissute nel quotidiano da un’umanità vagante sono le condizioni offerte alle
    decine di migliaia di persone che, senza alcuna meta, hanno attraversato ogni
    giorno le acque sul pontile fluttuante.

    Un’opera colossale, i cui costi sono
    nella distruzione di ingenti risorse naturali e nel grave inquinamento che ne
    segue, si confronta con l’oceanica partecipazione di un pubblico “convalidante”
    che la trasforma, oltre che esserne metafora, in contenitore essa stessa di quella
    collettività che ha da tempo smarrito il senso delle cose; un immenso baraccone
    sostenuto dal “venghino, venghino!” di una comunicazione che tutto riduce a
    spettacolo. Un grande baraccone privo di scrupoli, finanche di fronte alle interminabili
    colonne di migrantes in cammino verso il nulla!

    Nell’inglobare e dare centralità
    al vuoto bisogno di esserci, al presenzialismo di chi ha rinunciato ad essere, The
    Floating Piers si avvale degli stessi meccanismi perversi che governano l’oggi
    e guadagna la capacità di scatenare indignazione in chi mostra la più totale
    indifferenza per le medesime nefandezze nelle quali è immerso ogni giorno.

    Un’opera dunque complessa che arruola
    un’umanità incapace di sottrarsi al richiamo della sirena. Si va per rivendicare
    la propria presenza: non il millantato “c’ero anch’io” d’una volta, ma un inequivocabile
    “io ci sono!” certificato in tempo reale dal selfie sul web. Un’opera poi che scandalizza
    a conferma di quanto l’arte possa toccare il sentire e provocare reazioni, non
    certo condurre verso altri luoghi!

    In tutto ciò sento di appartenere
    alla categoria di chi gode di quella visone dall’alto da cui gli attori in
    gioco sono esclusi. Da qui vedo il dito, la luna, i più che guardano il dito e
    la speranza ormai …. è un’abitudine!

    Si concluderebbero qui le mie riflessioni
    se non avessi appena letto da qualche parte: “The Floating Piers non
    sparirà e tutti potranno continuare a camminare sull’acqua grazie alla
    mappatura della passerella su Google Street View”.

    Notizia che fa il paio con i
    murales di Blu che si volevano strappare dalle pareti degli edifici industriali
    di Bologna sui quali erano stati realizzati per essere esposti in un museo. E’
    possibile, mi chiedo, che opere nate con una precisa filosofia che le vuole in
    relazione con il luogo per il quale nascono, possano esservi sottratte e violentate
    da un mercato che le priva dei loro caratteri fondanti: la temporaneità e la deperibilità?

    In entrambi i casi opere nate con
    certi presupposti, una volta sottratte al controllo dell’artista, divengo altro
    per una logica sopraffattrice che conferma il carattere mutuante della nostra
    società e, con essa, dell’arte. The Floating Piers (consenziente l’autore?) si
    trasferisce sul web perché milioni di persone possano continuare a
    percorrendola in solitaria ogni qualvolta lo desiderino. Un’arte relazionale che
    si trasferisce dunque dal mondo materiale alla dimensione elettrica.

    I murales di Blu, proprio sulla
    base di quelle logiche del passato fortemente avversate dall’artista, stavano
    per essere sottratti agli edifici in degrado sui quali erano state realizzate, per
    andare a far bella mostra in strutture protette e dedicate.

    Due interventi successivi di
    “salvaguardia” ma in direzioni assolutamente opposte. L’una protesa verso un
    futuro immateriale, l’altra che ripiomba in un passato tombale.

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