Il massacro di Orlando. E la guerra della Rete  

Riflessioni sul ruolo della Rete e dei social network, fra solidarietà, censure, messaggi di odio, proselitismo terroristico, aggressività. La strage di Orlando, la più tragica in USA dopo l’11 Settembre, risveglia la paura. Mescolando omofobia, fanatismo religioso, degrado sociale e culturale. Terreno fertile per i fanatici dell’Isis, ma anche per i violenti di casa nostra. E il web che fa?

Una delle tante grafiche diffuse in Rete per la strage di Orlando
Una delle tante grafiche diffuse in Rete per la strage di Orlando

 

SIAMO TUTTI ORLANDO?
Il Je suis Orlando o Je suis gay del caso non è scattato a dovere. Non in Europa, non in Italia. Grande il coinvolgimento della rete e dei mas media, grandi la commozione e l’empatia dinanzi all’ennesima strage terroristica, ma non come era avvenuto per  Bruxelles, Charlie Hebdo, il Bataclan. Colpa della connotazione sessuale dell’attentato, avrebbero detto in molti, soprattutto dai vari ambienti Lgbt. Ma davvero non ci siamo mobilitati abbastanza perché le vittime del Pulse – trucidate brutalmente da un simpatizzante dello Stato Islamico, omofobo e psicolabile – erano tutte omosessuali, intente a far festa in un locale gay? Davvero diffidenza e pregiudizio hanno inquinato i nostri sentimenti migliori?

Post di solidarietà per le vittime di Orlando
Post di solidarietà per le vittime di Orlando

Forse, più semplicemente, Orlando non è Parigi. E la vicinanza geografico-culturale coi cugini d’oltralpe fece sì, allora, che scattasse un processo d’’immedesimazione più forte. E forse anche sì, in fondo, un velo d’estraneità permane, a livello dell’inconscio collettivo: la comunità Lgbt viene mediamente percepita come una realtà a sé, chiusa nelle sue battaglie, nei suoi riti, nell’euforia del Pride (che però, va detto, vede una partecipazione attiva e progressiva di tanti cittadini e famiglie etero).
Insomma, la Rete c’è stata, a sventolare hashtag, vignette, slogan, pensieri, indignazione. C’è stata, ma un po’ meno. Perché un concetto basilare fa ancora fatica a radicarsi: le lotte e le conquiste di una minoranza non sono mai esclusivo patrimonio di quest’ultima. Che si tratti di migranti, di omosessuali, di disabili, di confessioni religiose. Il concetto di civiltà – classicamente agganciato a quello di cultura – troverà il suo reale compimento allorquando un’intera compagine sociale sentirà come propri e irrinunciabili i diritti di chi si colloca altrove, dall’interno: la diversità, rispetto alla maggioranza, come completamento e ridefinizione della maggioranza stessa.

Commenti omofobi ai fatti di Orlando
Commenti omofobi ai fatti di Orlando

QUANDO I SOCIAL DVENTANO FOGNA. I COMMENTI DELL’ODIO
Una cosa è certa. Nel mare vasto della Rete, la feccia non è mancata. Puntuale. Il peggio dell’umanità, risalito a galla come un residuo sbagliato, ha sparso i propri schizzi di fango sui cadaveri di cinquanta innocenti. Così, per sport. Per esercizio dell’aggressività, per un’estrema forma di bigottismo religioso, laddove la fede perde senso ed innocenza ed il discorso teologico incontra l’estremismo, l’irrazionalità. Oppure per quel semplice degrado umano e culturale, che accomuna storie, persone, etnie lontane.
Ed ecco arrivare sui social i commenti dell’orrore. L’integralismo cristiano e occidentale, contro il fanatismo islamista: una bella lotta.
Il sito thoughtcatalog.com, ad esempio, ha raccolto una serie di post, a dir poco sconvolgenti. Qualche edificante esempio: “Dio ha aperto il suo arsenale contro l’orgoglio frocio d’America. 20 morti in una sparatoria di massa ad Orlando”; “Bisognerebbe congratularsi con il fratello che ha ucciso quegli sporchi gay”; “Questa è stata la mano di Dio, egli li strapperà via uno per uno. Non ho alcun giudizio su ciò che fanno gli altri, ma Dio sì”; “I peccatori sono stati liberati dal loro peccato”. E così via, a decine.

I tweet dell'Avvocato Taormina sulla strage di Orlando
I tweet dell’Avvocato Taormina sulla strage di Orlando

In Italia stessa solfa, stessa fogna. Giusto alcuni commenti, al margine di un articolo web: “Un po’ di culattoni in meno e un coglione arabo salito in cielo a fottersi le vergini di allah”; “fateli fuori tutti, tanto ce ne sono tantissimi in giro”; “si esibiscono come delle star, sono anche arroganti perché vogliono i loro diritti, ma quali diritti, se volete incularvi fatelo in privato, siete voi che istigate la violenza… froci!”. Quando il male scorre tra Facebook e Disqus, impunito.
Anche sulla pagina Fb di Mario Adinolfi, leader del Partito della Famiglia – colui che disse, riferendosi alla Cirinnà: “Davanti al farsi legge del non sense, bisognerebbe prendere i fucili” – non sono mancati commenti sottilmente intolleranti ed ambigui, da parte dei cattolicissimi elettori. Risultato: una valanga di segnalazioni da parte degli utenti e l’account bloccato per una settimana. Adinolfi si appella alla libertà d’opinione e scagiona la religione dall’accusa di essere “l’oppio dei popoli”. Che ci sta. Purché la religione non si metta dalla parte dell’intolleranza.
Divenuto (tristemente) celebre anche il post di tale Nicoletta Ciliento, intervistata persino da La Zanzara per il suo epico commento: “Tale atto è sicuramente condannabile, ma penso anche a quanti bambini si sono salvati da molestie sessuali”. Una strage utile? Ai microfoni di Radio24 la signora conferma: tra i gay si nascondono spesso violentatore di minori; e in ogni caso, di pervertiti o di malati si tratta. Ma con possibilità di cura. “E lei”, le chiede tranchant David Parenzo, “ha mai pensato di farsi curare?”.
Infine brilla l’avvocato Taormina, sempre sul pezzo e sempre lieve: “L’attentato a Orlando perché due gay si baciavano. Sta di fatto che se si fossero baciati due etero non sarebbe successo niente”. Un po’ come quando la colpa è di lei, che aveva una gonna troppo corta: come ti seduco il violentatore, come ti provoco il killer.

Omar Mateen, l'attentatore della strage di Orlando
Omar Mateen, l’attentatore della strage di Orlando

LA GUERRA INVISIBILE E I SOLDATI PER CASO
Era stato il padre del pluriomicida afghano, il 29enne Omar Mateen, a raccontare dello “shock” subito dal ragazzo, di fronte a una pomiciata gay. Da qui la strage, poi rivendicata da ISIS. Peccato che, da quel che è emerso, l’assassino il Pulse lo frequentasse da tempo (chissà quanti ne avrà visti di baci: si rassegni il padre); e fra una scorpacciata di video dei guerriglieri islamici (come appurato dall’Fbi) e una lite violenta con l’ex moglie, pare inciampasse a volte nelle sue tendenze omosex. Represse, naturalmente. E dunque tramutate nel “mostro”: uccidere gli altri – con la loro libertà d’essere e di fare – per uccidere la parte di sé non accettata. Roba da manuale.
Il mix è funesto: instabilità psichica ed ignoranza diventano terreni infausti per fanatismi che si alimentano di repressione, sensi di colpa, inibizioni. Il (presunto) giudizio divino s’incarna nel giudizio dell’uomo, legittimandolo. Ed è l’inferno sulla terra.
La strategia militare fa il resto. La guerra anomala dell’ISIS – la cui regia occulta riporta a questioni di potere geopolitico, as usual – si ciba di tale retroterra culturale, dei dogmi diffusi, delle paure comuni, del disagio sociale. Li trasforma in benzina, in linfa, in occasione d’adescamento e di radicamento. Fino al punto da sgretolarsi fra le maglie della società e poi nel privato delle persone.
Risultato: l’assurda guerra terroristica, che con l’11 settembre ha inaugurato il XXI secolo e che non ha eserciti, né luoghi, né mandanti chiari, si sfalda in una serie di singoli episodi incontrollati. Gli adepti proliferano, si arruolano, si lasciano sedurre, prendono iniziativa da soli. Soldati per scelta oppure per caso, rimpinzatisi di ideologie a buon mercato, ancora una volta tramite la piazza facile del web.
Ed è la deriva di una guerra aperta, virale, mediatica, alimentata (anche, ma non solo) dal basso. Una strategia schizoide di sopravvivenza, fortificata dalla perdita di centralità. Identificare e colpire il nemico diventa, in tal modo, un’impresa.

La vignetta di Jenus Di Nazareth per Orlando
La vignetta di Jenus Di Nazareth per Orlando

TRA HACKER E VIGNETTE
Intanto, un’altra piccola censura tutta italiana ha visto ancora in azione Facebook. Parliamo della pagina del celebre Jenus di Nazareth, il web-comics firmato dal fantomatico Don Alemanno.
Una vignetta dedicata a Orlando è caduta sotto la scure censoria di Zuckeberg, a seguito di varie segnalazioni. La scena? Il killer defunto, trovatosi al cospetto di Dio, chiede: “Quante vergini mi spettano per 50 froci?”. Ma dal polso dell’Onnipotente sbuca un braccialetto arcobaleno… Altro che vergini. Secondo l’autore a sentirsi offesi sarebbero stati i cattolici più zelanti, urtati da quel Dio disegnato “a immagine e somiglianza anche dei loro fratelli gay”. Ed è subito bombing polemico, tra centinaia di commenti e condivisioni. Via social, naturalmente.
Nel mentre, qualcuno in rete si piglia delle soddisfazioni. È il caso di Anonymous, che ha sabotato una gran quantità di account Twitter vicini all’ISIS: hackeraggio burlone, per il noto gruppo di attivisti informatici. L’effetto è irresistibile, con quegli account islamici zeppi di bandiere raimbow, messaggi lgbt, baci e abbracci gay. Contrappasso digitale, che seppellisce l’odio col rumore di una sarcastica risata.

Un account ISIS sabotato da Anonymous
Un account ISIS sabotato da Anonymous

INTERVIENE L’EUROPA. STORICO ACCORDO CON I SOCIAL
E a proposito di social network, c’è una novità. Risale proprio allo scorso 31 maggio l’accordo siglato tra la Comunità Europea e le piattaforme Facebook, Twitter, YouTube. Obiettivo? Gestire ed arginare i messaggi di odio e razzismo che prolificano on line. Secondo il protocollo i giganti del web si impegnano a esaminare in meno di 24 ore la maggior parte di segnalazioni, per poi prendere provvedimenti. Sollecitata poi la cooperazione con le associazioni non profit impegnate sul campo in ogni paese.
I recenti attacchi terroristici”, ha piegato il commissario Ue alla Giustizia Vera Jourova, “ci hanno ricordato l’urgenza di affrontare discorsi sull’odio illegale on-line. I social media sono purtroppo uno degli strumenti che i gruppi terroristici usano per radicalizzare i giovani“. Gruppi terroristici, ma non solo. Pochi giorni dopo la strage di Orlando, l’Inghilterra piange la parlamentare laburista Jo Cox, uccisa da un fanatico pro-Brexit, esponente di una destra radicale e nazionalista. Tra Oriente e Occidente, un’esplosione di mitologie al rovescio ed estremismi incontrollati.
In questo quadro, sottovalutare il ruolo della Rete e della comunicazione è un errore. Una Rete che forma, arruola, diffonde, connette, amplifica, livella, confonde. Una Rete in cui si costruiscono identità ed altre si smontano, si amplificano valori ed altri si dissolvono. Il vuoto identitario, i conflitti irrisolti, le diseguaglianze sociali, l’alienazione collettiva e i drammi di un’integrazione mancata, sono – nelle società occidentali multietniche – lo spazio esplosivo che accoglie quei miti distorti, offrendo l’abbaglio di un senso nuovo.
La faccenda del controllo (e dunque della privacy, della sicurezza, dei confini) è antitetica alla natura stessa del web. Eppure è già, insieme alla questione etica, il grande tema di oggi e di domani, anche e soprattutto nella lotta contro il Terrore, i rigurgiti nazisti, i razzismi resistenti, i nazionalismi ottusi. La tecnologia come libertà, la libertà come cultura, la cultura come massa critica e coscienza tecnologica. Con tutte le utopie e le contraddizioni del caso.

 Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Dal 2018 lavora come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.