Roma sta morendo? Vero. Ma non per i motivi che dice Christian Raimo

Un articolo furbetto, scritto su misura per essere condiviso sui social e ospitato su una testata prestigiosa, sta impazzando sulla Rete. Diventando protagonista delle timeline più intellettuali della capitale. Peccato sia infarcito di sciocchezze, ingenuità e bugie.

Roma
Roma

Alcune prese di posizione andrebbero ignorate. Alcune castronerie non andrebbero smentite ma lasciate correre. Una smentita, diceva saggiamente Giulio Andreotti, è una notizia data due volte. E dunque, già in partenza, sottolineiamo quanto strategicamente sbagliato possa essere questo articolo di risposta. Tuttavia, come si dice a Roma, visto che di Roma si parla, “quando ce vo, ce vo” e ogni tanto si può anche fare eccezione e lasciare che il cuore civico prenda il sopravvento sulla testa giornalistica.
Succede che lo scrittore Christian Raimo, servendosi delle colonne autorevoli-per-definizione de l’Internazionale, diffonda un dispaccio furbo e dal tempismo perfetto (elezioni tra meno di un mese) sulla situazione culturale di Roma. Una fotografia azzeccata, un lancio giusto per far funzionare il contenuto su Facebook, una testata prestigiosa, ed ecco fatto: tante condivisioni online, con una buona fetta di milieu culturale capitolino pronto a sposare le tesi del breve pamphlet sulla propria bacheca digitale. Per effettuare la quotidiana pulizia della coscienza personale basta poco, ad esempio condividere online un contenuto che si lagna di come sia bistrattata la cultura. E il gioco è fatto. Poco importa osare un briciolo di analisi sul quoziente di faciloneria, di demagogia, di pressappochismo, di sciatteria del suddetto contenuto. Poco importa, dunque, se questo moltiplica la sua visibilità, generando più danni che benefici.
Ma di cosa si parla nell’articolo? Si parla male della situazione culturale romana e, come fanno le signore al supermercato, si grida all’“hai visto cosa hanno fatto!? Ma facessero ben altro”. “Hanno fatto” e “facessero” senza bene capire a chi ci si sta riferendo (probabilmente a “chi ci governa”, un altro grande classico degli articoli di questo tipo). Il benaltrismo, la strisciante ideologia da liceo occupato – seconda liceo, non oltre –, lo stile poco gradevole che tenta senza riuscirci mai ad emulare il ritmo narrativo di altri cantori contemporanei della città (wannabe Michele Masneri, per citarne uno), non scalfiscono il fascino di un articolo che bene interpreta il sentire comune (non è un complimento) e tocca i tasti giusti nella pancia di molti.
Per evitare critiche generiche proviamo a seguire la narrazione di Christian Raimo, proviamo a seguire la sua idea di Roma, proviamo ad analizzare con scientifica osservanza le sue ricette, permettendoci di chiosare ove ci pare occorra. Dunque seguirà il pezzo uscito sull’Internazionale, con i nostri commenti non richiesti.

***

E insomma, come volete che diventi Roma? L’altro giorno c’è stato l’ennesimo atto poliziesco: con motivazioni risibili, hanno messo i sigilli al circolo DalVerme, nel quartiere Pigneto, uno dei pochi posti di questa città a fare musica decente, a portare artisti internazionali a suonare a un prezzo abbordabile, ad aver creato un luogo a cui potersi affezionare.
Non so che idea di cultura avete per questa città, se chiudete il Circolo degli artisti, il Rialto, il Valle, Scup, se minacciate di sgombero l’Esc, la palestra popolare di San Lorenzo, l’Angelo Mai, se minacciate di sgombero o sgomberate qualunque teatro occupato, qualunque cinema occupato, qualunque cosa, se non avete i soldi per finanziare nessun progetto, se l’amministrazione comunale e regionale hanno a disposizione pochi spicci che elargiscono dopo anni, se pensate di fare un cartellone di un’estate romana con il volontarismo e la frustrazione degli artisti che non hanno un posto dove esibirsi.

Ohibò: a Roma qualcuno, dopo quarant’anni di lassismo e di anarchia che hanno portato la capitale ad essere un epicentro della criminalità organizzata che manco Palermo, Reggio Calabria e Caserta messe assieme, sta cercando di far rispettare la legge. Succede perché c’è un commissario ad amministrare la città, un individuo che poi non deve chiedere voti, coltivare clientele, campare di voto di scambio. Che disastro, che disdetta, che sciagura. Deve esser proprio per questo che la cultura va a ramengo in città: d’altronde dovunque in occidente la produzione culturale si regge in piedi grazie alle occupazioni e agli spazi illegali non è vero? Purtroppo per Raimo e i suoi amici, esistono delle recenti delibere (tra le tante cose buone che solo col tempo verranno riconosciute ad Ignazio Marino) che puntano a recuperare il patrimonio immobiliare comunale per valorizzarlo – e col ricavato finanziare anche la cultura che, come giustamente dice Raimo, sconta finanziamenti miserabili – o per assegnarlo non a chi lo occupa, bensì a chi vince un regolare bando. In nome di atrocità borghesi, capitaliste e perbeniste che vanno sotto al nome di “merito” e di “legalità”. A tutela, guarda un po’, proprio dei più deboli e non certo dei più furbi, dei più dritti, dei più prepotenti che hanno sufficiente pelo sullo stomaco per occupare, insolentire, minacciare ritorsioni, bloccare strade, mobilitare la protesta, zittire o infangare chiunque la pensi diversamente.

***

Vi beate di celebrare la romanità, Pasolini, Fellini, Scola, Verdone, la Magnani, e dove pensate che si siano formati gli artisti, dove pensate che abbiano cominciato a lavorare?

Insomma, se non lo avete ben capito, Raimo ci sta illustrando che senza la presenza di un mondo di mezzo di illegalità, soprusi e furbizie per assicurarsi un locale senza pagare affitto e utenze, non sarebbe esistito Ettore Scola e neppure si sarebbe manifestato il talento di Anna Magnani. Boh, parliamone…

***

Vi riempite la bocca della Roma alternativa, citate a memoria le battute di Amore tossico e Lo chiamavano Jeeg Robot ma non avete mai messo piede nel teatro occupato di Ostia o in quello di Tor Bella Monaca.

Se non frequentate il teatro occupato di Ostia (ma qual è? Di cosa parla?) non potete proprio aprir bocca. Non avete l’autorevolezza per discettare di cultura se non avete avallato, frequentato, se non siete stati embedded in chi, ancora nel 2016, considera normale l’illegalità come veicolo per produrla.

***

Celebrate la grande stagione dell’effimero di Renato Nicolini e delle cantine, delle gallerie artistiche dove nascevano i pittori che oggi riempiono i musei del mondo, Pino Pascali, Mario Schifano, i collettivi come il pastificio, e avete ridotto il centro storico a una serie di trattorie fintotipiche con un’amatriciana a 14 euro, la camorra che ricicla i soldi con le pizzerie e i bar alla moda, i negozietti di souvenir con le statuine del gladiatore con la tunica della Lazio.

Ma “celebrate” chi? A chi parla? A chi si rivolge l’autore? Cosa c’entra la “colpa” di celebrare i “collettivi come il pastificio” (!) col fatto che la nostra capitale, come purtroppo tutte le città turistiche del pianeta, sia infestata nelle aree centrali di commercio scadente? Trattorie fintotipiche? Vero, sono dappertutto quando i turisti esercitano la loro mediocre pressione quotidiana. Ma è altrettanto vero che la città sta vivendo, ormai da anni, un periodo gastronomicamente felicissimo, crogiolo di qualità, creatività, onestà, con eccellenze che occorrerebbe valorizzare, non buttare nel calderone lasciando a intendere che tutto sia camorra.

***

Avete riempito questa città di agenzie immobiliari e di agenzie interinali, avete fatto diventare tutti quanti gestori di un airbnb, avete detto ai ragazzi di vent’anni di non preoccuparsi se non hanno una laurea, dell’estro, una competenza, ma di assicurarsi che la nonna riservi a loro la proprietà di un appartamentino a Portuense.

Figuriamoci se il problema dell’oggettivo declino culturale di Roma è il fatto che la gente si arrangi con Airbnb per arrotondare, accogliendo – spesso meglio degli alberghi – i visitatori che ancora, stoici, ci vengono a trovare. La sharing economy e Airbnb in particolare è salvataggio economico delle economie di Londra, Parigi e New York: se è vero che questo accade anche a Roma, allora è l’unico settore in cui siamo in linea con le pratiche internazionali! Il vero problema è semmai l’ancora eccessiva incidenza in città di un generone impiegatizio, ministeriale, che guarda l’orologio, che chiede il congedo, che segna straordinario. Centinaia di migliaia di famiglie che campano di stipendio pubblico: lontane dal merito, dal rischio, dalla creatività, dall’estro, dalla competenza e dal mondo.

***

Avete sostituito l’arte, la cultura, la vita con la sicurezza e la legalità. E la legalità in questa città sono le crostacerie, le hamburgherie, le lasagnerie, le tiramisuerie, i negozi di patatine olandesi, l’invasione di posti per sbocconcellare a trenta euro a persona che si chiamano “officine della nduja”, “smart trattoria”, “liquidi e solidi”, i diecimila locali in cui si fa un’apericena con gli alcolici del discount mescolati, un po’ di riso scotto e verdurine bruciacchiate e minisupplì appena decongelati.

Sempre meglio, il livello sale! Mentre si continua a denigrare il settore della ristorazione (forse quello dove più che altrove si è concentrata negli ultimi anni l’espressione della genialità, la voglia di rischiare dei giovani, l’allineamento con lo spirito internazionale), si approfitta per indicare finalmente il vero nodo del problema, l’autentico cuore dell’indimenticabile elzeviro: pensavate che Roma fosse una città fuori controllo, dove ciascuno fa quel che gli pare, dove la vita è impossibile per le persone oneste e dove prepotenti e abusivi l’hanno sempre e comunque vinta? Vi sbagliavate: la faccenda è che c’è troppa sicurezza e legalità. Roma, racconta Raimo, è una città dove è tutto così ossessivamente legale dall’affossare perfino la cultura. Una specie di Oslo, di Rovaniemi, di Reykjavik. Abbiamo imparato una cosa nuova e l’abbiamo prontamente condivisa sulla nostra time line di Facebook. Che bravi!

***

La legalità sono i concerti in programma quest’estate, a 70, a 80, a 120 euro, sono le piazze, le strade, i cortili, piazza del Popolo, i Fori imperiali, tutto occupato ogni sabato, ogni domenica dai gazebo di qualche company che deve pubblicizzare le tariffe nuove del telefonino, stand con qualche uomo sandwich travestito da cellulare gigante che ondeggia sotto la musica a palla, circondato dagli animatori che si sgolano per far ballare ai bambini un po’ di pessima techno.

Cosa eccepire a deliri visionari così tutto sommato simpatici? Andiamo oltre.

***

La legalità è un calendario di iniziative di solidarietà che ha sostituito il calendario degli eventi, sono le librerie che chiudono, come la libreria Croce, Bibli, Invito alla lettura, le Arion, o che si devono reinventare come librerie-bar dove i libri sono relegati a qualche scaffaletto e c’è un poster con una fotocopia ingrandita di un romanzo di David Foster Wallace. Sono i teatri come l’Eliseo che mettono un ristorante di lusso all’interno.

Insomma a Roma (e in tutto il mondo) le librerie chiudono non perché i lettori comprano o su Amazon e sfogliano su Kindle, ma perché c’è troppa legalità. La legalità è contro la cultura e fa chiudere le librerie signore mie. Ed è un’onta avere un ristorante dentro ad un teatro come capita in tutto il resto d’occidente: che poi quello dentro all’Eliseo è una semplice iniziativa di qualità. Privata, ospitata da privati. Scambiare la qualità per lusso dimostra quanto si sia poco avvezzi alla qualità stessa e sottolinea la stupidità di considerare il “lusso” (che è una cosa molto seria, specie in un paese dove grazie al lusso lavorano centinaia di migliaia di artigiani d’assoluta eccellenza) con accezione negativa. Ma forse è sbagliato che l’Eliseo cerchi di sostenersi, tra le altre cose, anche con una offerta di ristorazione per i suoi spettatori? Forse l’Eliseo era più appetibile quando era abbandonato, quando un imprenditore privato ancora non ci aveva scommesso milioni di tasca propria provando a rischiare nella città che meno di ogni altra premia chi rischia. Forse l’Eliseo era meglio chiuso e sbarrato, pronto per la nuova occupazione abusiva. Nello stesso articolo si esaltano i teatri occupati e si denigrano, per motivi risibili come la presenza di un ristorante, i teatri regolari ove si staccano biglietti veri, ove chi lavora ha un contratto vero, delle ferie vere, dei contributi veri, ove chi si fa del male viene risarcito, ove ci sono caffetterie con camerieri, chef, sotto chef, lavapiatti pagati, segnati, contrattualizzati. Troppa gente tolta dalla disperazione della disoccupazione, insostituibile bacino di consenso per certe inquietanti visioni del mondo.

***

La legalità sono i teatri che riescono a campare solo affittando alle compagnie amatoriali. Sono le sale dei McDonald’s per fare le feste dei bambini. È una programmazione cinematografica di una città di provincia di vent’anni fa, senza sale in lingua originale, senza sale d’essai, senza sale per gli studenti. È il teatro dell’università che non fa progetti. È un teatro India con un distributore automatico per poter prendere un caffè. Sono i musei vuoti, le mostre di second’ordine raccattate all’Ara Pacis o al Palazzo delle esposizioni pur di riempire la programmazione, le sedi dell’università continuamente affittate per i convegni o vendute per fare cassa, sono le biblioteche stracolme di studenti che si arrampicano su uno strapuntino pur di riuscire a leggere, le biblioteche che non possono fare prestito, che chiudono alle sette, la prossima settimana alle cinque per problemi di personale, quella dopo ancora alle tre, quella dopo ancora faranno servizio a giorni alterni.

Come avrete capito, il plot dell’articolo, citando indegnamente Mamma Roma Addio di Remo Remotti, prosegue in questo modo: tutto quello che mi fa schifo è colpa “della legalità”. Non dice neppure “del legalitarismo”, proprio “della legalità”. Cioè il fatto che all’Ara Pacis arrivino mostre comprate e non pensate e il fatto che il Palazzo delle Esposizioni ospiti eventi di second’ordine è colpa di chi? Della legalità. E la ricetta allora, di converso, è semplice: portiamo in queste istituzioni un po’ di sana illegalità, un po’ di ‘ndrangheta, chessò, un poco di Mafia Capitale e tutto apparirà più creativamente accettabile, più avvincente. Tutto detto col tono di chi fa un manifesto, quasi a candidarsi assessore. Surreale. Surreale, ma facile, facile, facile: adattissimo alle bacheche digitali dei più.

***

È una stazione Termini blindata, una stazione Tiburtina che vorrebbe essere avanguardia ed è già un deserto di negozi semichiusi, è una città in cui di notte sono aperti solo i negozietti dei bengalesi, i supermercati Carrefour e i bancomat: e una massa di ragazzi ciondolanti in preda alla fame chimica. In cui i mezzi pubblici dalle otto di sera in poi sono inesistenti e le zone a traffico limitato e i vigili sono lì apposta come avvoltoi per fare cassa sul disagio di accedere a qualunque cosa. Sono la diminuzione dei fondi anche ai luoghi riconosciuti e istituzionali, la Casa del cinema, il Teatro di Roma, il Romaeuropafestival.

Ma cosa c’entra il taglio dei fondi ai teatri con la legalità? È anzi il contrario. Semmai è grazie alla legalità, fino ad oggi mancante, che questa città potrà colmare il vero vulnus che la separa dalle altre capitali occidentali: l’afflusso di investimenti e capitali dall’estero (la creatività a Berlino oggi è sostenuta dagli immobiliaristi, altro che storie: lo leggerete sul prossimo numero del nostro Artribune Magazine in un’inchiesta da non mancare). E grazie a questo potrà finalmente tornare a reperire fondi adeguati per le istituzioni. I grandi investitori, i grandi mecenati, i grandi enti internazionali, i grandi sponsor privati e le grandi fondazioni investono solo e soltanto se gli è garantita la legalità e il rispetto delle norme. Non lo fanno di certo se in una notte qualsiasi il loro edificio può essere occupato da pochi furbacchioni coi santi in paradiso in Consiglio Comunale col plauso dei giornalisti radical chic.
Il passaggio sui vigili poi è geniale. Forse Raimo ha preso una bella multa e, come si dice nella capitale, ancora rosica. Roma in realtà ha la classe di poliziotti municipali più caricaturalmente nullafacenti, inefficaci, perdonisti e indolenti. Nel testo bizzarro di Raimo diventano dei rapaci pronti a multare ogni cittadino. Magari fosse vero, Dio sa quanto ce ne sarebbe bisogno.

***

Ogni giorno prendete Roma e la trasformate in un posto che somiglia a un maxischermo con qualche spot in loop, a un infinito parcheggio in doppia fila. Volete questo? Volete questa città? Immaginate che sia questa la città che fa venire voglia di starci, di vivere, di farci crescere i figli?

L’unica preoccupazione per chi ha figli, in questa città ma invero in tutto il paese, è che finiscano a studiare al Liceo con un professore che gli inculchi, volontariamente o involontariamente, una forma mentis come questa. Una forma mentis che è la causa del problema, non la sua soluzione. Raimo insegna alle scuole superiori: l’auspicio è che certi ragionamenti li sfoghi esclusivamente nei suoi articoli evitando di farli entrare in aula. Roma sta morendo, ma non per i motivi che snocciola Raimo; Roma sta morendo per tanti motivi ma anche perché è colma di gente che la pensa come lui. Mistificare il problema con la sua soluzione è un esercizio utile solo ad allontanarci dal cambiamento radicale di prospettiva ogni giorno più necessario. Chi non vuole cambiare gioca da sempre la propria partita, ma che ci caschino in migliaia, come è accaduto in questo caso, è un segnale triste.

Massimiliano Tonelli

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena, dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss, l’Università La Sapienza di Roma ed è professore a contratto allo IULM di Milano. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. È stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente dirige i contenuti di Artribune e del Gambero Rosso.

40 COMMENTS

  1. …A parte che paragonare il circolo degli artisti allo scup o all’esc evidenzia la tua totale ignoranza sulla questione. Secondo luogo gli ultimi due posti che ho nominato, ma per fortuna ce ne sono tanti altri, fanno una cosa che il tuo beniamino Tronca, ma anche i precedenti amministratori comunali non hanno fatto, ovvero operano nel sociale per il sociale. Prova a fare un giro a Scup e vedi cosa troverai: ragazzi che si spaccano il culo per organizzare attività che interessano tutti, dal bambino all’anziano, cosa che dovrebbe fare il tuo strabenedetto Tronca o chi per lui dell’amministrazione comunale e non fa. La tua legalità sono i concerti a 80 euro a capannelle, le slot machine, i chioschi di Panini e quant’altro…se questa è la tua legalità puoi tenertela stretta…io preferisco un mondo a misura d’uomo…non il contrario….

  2. Mi sono fermata a metà articolo. Che pena la scrittura, che pena le argomentazioni. Non mi era piaciuto troppo neanche quello di Raimo, ma questo è l’apoteosi della dozzinalità. Confusione tra occupazioni e associazionismo, banalità sulla vague gastronomica (rendiamoci conto che la gastronomia è l’unica cosa accettata, spinta e cercata a Roma, ma anche nel resto d’Italia, praticamente non si dà spazio a altre idee, cosa c’è di positivo?), per non parlare delle quattro idiozie in croce sulla sharing economy, altra buzzword buona per chi non ha un minimo di fantasia e capacità di immaginare uno sviluppo diverso (oltretutto ci sono capitali europee che hanno iniziato a mettere più di un paletto ai vari airbnb, per questioni, ma guarda un po’, di legalità!). Non vivo più a Roma da anni e tutti i posti dei quali ho continuato a sentire la mancanza per tutto questo tempo stanno sparendo. L’unica cosa che mi resta è replicare a questo articolo meschino.

  3. Ma che cazzo avete scritto?
    Ma cinque righe di seguito senza ripetere “Raimo è un furbetto gne gne gne” ce la fate?
    Ma secondo voi la bellezza di Roma sta nel fatto che aprono ristoranti “finto gastronomici” in ogni angolo, in spregio al fatto che a Roma magna bene significa Pierino al gazometro, ma Pierino ha chiuso e oggi sarebbe fuori norma?

    • quindi la legalità non va bene perché in suo nome si sono fatte cose sbagliate? Facciamo allora che si fa come vogliono i romanari prepotenti delle occupazioni. Ok?

      • Non vanno bene i cretini come te che la vogliono usare come un’arma, per decidere cosa sia legalità o no.

        La gran parte delle attività svolte dai comuni, attraverso i propri rappresentati eletti, sono al limite della legalità. tanto è vero che gli avvisi di garanzia piovono come grandine.
        C’è un problema di burocrazia che blocca lo sviluppo, se non c’è lucro o danno, magari si può anche discutere del perché e del per come, incece che fare sempre gli automi binari SI/NO, giusto/sbagliato, come i ragazzini de 4 anni…

        Tu stesso vivi di illegalità: puoi negarlo quanto vuoi, ma lo so benissimo che scarichi film e musica, che parcheggi in doppia fila, che prendi la metro senza biglietto, calpesti le aiuole, vai in bici contromano o sui marciapiede, arrecando ben più danno alla collettività di un cinema America occupato.
        Che fa il cinema…
        O di un palestra popolare, dove la gente va a fare esercizio senza dover sborsare centinaia di euro.

        Si capisce subito chi sei e da dove vieni.
        Parlami di una occupazione prepotente che avrebbe creato problemi, tra quelle sgomberate, ne basta una.

        La prepotenza è di quelli come te, che siccome non capisci una cosa, allora la vuoi eliminare.

        Ma sei dalla parte sbagliata della storia.
        Come al solito per quelli come te.

        • ceeerto! lo decide la feccia centrosocialara cosa è giusto e cosa non è giusto. E se alla feccia centrosocialarare non sto bene che un certa attività che un coglione qualsiasi ha aperto legalmente pagando tasse, assumendo dipendenti, ecc. loro la occupano.

          • Niente, non jela potete fa’
            Tu e Tonelli stessa pasta: fatta con la merda.
            Torna sotto terra nella fogna da dove vieni va, che i vermi in mezzo agli umani non dovrebbero viverci.

            Non hai manco capito che la gran parte dei posti chiusi in questi ultimi mesi erano legalissime attività commerciali o associazioni legalmente riconosciute.

            Eccola la vostra legalità.
            Il manganello e il rosicare.
            Per fortuna la storia finisce sempre per trovarvi un posto degno: appesi a testa in giù a sgocciolare come i maiali (senza offesa per i poveri maiali).

        • io credo che saremo davvero liberi solo quando l’ultimo degli aborti sociali di cui fai parte ci lascerà per sempre

          • Ti toccherà aspettare un po’ allora.
            Ma puoi sempre ammazzarti eh…
            In fondo fai una vita di merda, che senso ha insistere?

  4. Sul punto e di corsa, perché “quando ce vo’ ce vo'”.

    1)”Ohibò: a Roma qualcuno….” Per prima cosa un commissario ha una carriera da compiere che è su per giù come quella di un militare o di uno delle forze dell’ordine. Se fa il lavoro sporco a posto di un altro, in odore di disinteresse personale, occuperà un gradino più alto. Poi, le realtà citate da Raimo sono di natura diversa ma hanno delle cose in comune: non producono i soldi con il quale il tuo padrone ti finanzia, bensì producono un bene che non si disperde anziché una speculazione che avvantaggia i capitali degli amici degli amici, e naturalmente di chi ti permette di scrivere queste fregnacce.

    2)”Insomma, se non lo avete ben capito…” Evidentemente non pagare affitti e utenze è un discorso che non riguarda i riferimenti culturali di cui parlava Raimo, ti faccio brevemente l’esempio del DalVerme che è un posto normalmente affittato da una associazione culturale ARCI. Poi quei riferimenti culturali si sono formati in posti culturalmente simili a quelli che citava Raimo. Nel merito non hai capito, o forse sei in malafede?

    3)”Se non frequentate…” Proprio nel merito è questo: state zitti se volete vantare un’adesione a una certa cultura per slogan invece di farne parte. Ecco per piacere tu non frequentare quei posti che frequentiamo noi.

    4)”Ma “celebrate” chi?…” Il chi è piuttosto chiaro già da prima, a chi si gode il periodo gastronomicamente felicissimo e dell’eccellenza. Chi diceva che la crisi non c’era perché i ristoranti erano pieni. Chi modifica la realtà per farne cibo eccellentissimo per la “pancia” con la quale ragiona.

    5)”Figuriamoci se il problema dell’oggettivo…” Immagino che evidentemente economia e cultura siano due cose separate, che gli investimenti economici sulla cultura non portino cultura e altra economia. Immagino che tu sia un capitano d’azienda e che i tuoi amici anche. Io ho una mia azienda che lavora con la cultura e il declino è fatto anche dall’incapacità di una intera società di guardare al futuro in una prospettiva vitale e propositiva.

    6)”Sempre meglio, il livello sale!…” Vedi appunto che la sicurezza e la legalità, percepite in maniera distorta, sono il marciapiede che conduce a quella vita scadente fatta di noia e hamburgerie. Sicurezza e legalità alla Salvini ovvero demagogia e piatti pronti fatti di parole e cibi scadenti.

    7)”Cosa eccepire a deliri visionari” Sarebbe troppo prendere sul serio qualcuno che critica un capitalismo ingoia noia che non lascia spazio all’estro (quello sconosciuto). Andiamo oltre.

    8)”Insomma a Roma (e in tutto il mondo)…” Sono un libraio e non chiudo ma posso tranquillamente spiegarti perché chiudono le librerie: perché gente come te pensa di essere un fenomeno e si fa le diagnosi con google. Ho una libreria, ho aperto durante la crisi, vado a gonfie vele. Colleghi più bravi di me chiudono. Il problema è un problema serio e riguarda profondamente la società. Ma per te era un banale passaggio, di nuovo, per fare demagogia.

    Poi la gente di cui parli tu fa appunto parte di tutto ciò, estri frustrati che sono costretti a scegliere lavori al soldo di padroni per l’impossibilità culturale, bada bene di comprendere questa parola, di affermare le proprie capacità. Oppure credi in un mondo di poveri imbecilli in cui gli sfruttatori non hanno un ruolo?

    9) “Come avrete capito…” Evidentemente ti sfugge che la legalità di cui si parla è quella di cui si riempe la bocca gente come te che non distingue tra gli ingenti capitali che incancreniscono la nostra società e gli interessi culturali che hanno cifre abbastanza diverse.

    10) “Ma cosa c’entra il taglio dei fondi ai teatri con la legalità?…” Tieni i grandi mecenati per te. Se il parassitismo di cui dovremmo vivere, le briciole di un grande benefattore per scrivere su Artribune, dovesse essere il nostro pane avremmo perso quel poco di dignità che ci appartiene. Effettivamente i vigili non sono disposti a multare qualsiasi cittadino, ma solo quello indifeso e disorientato. Ci sarebbe bisogno di differenziare. Una multa per divieto di sosta, secondo te, pesa nella stessa maniera su una panda e su un cayenne?

    11) “L’unica preoccupazione per chi ha figli…” Sei serio? Il tuo problema è Raimo che insegna a scuola? Dove abiti? Dove sono io è che a scuola qualcuno insegni qualcosa. Che l’università sia un punto dove arrivare per proseguire e non una formazione inutile. Quello che è triste è che invece di lavorare tu abbia scritto questo articolo. Sono a disposizione per una replica e per confrontare le nostre esperienze. Io dal nulla, senza soldi e in periferia, ho creato posti di lavoro, una società migliore e faccio una professione che incentiva la cultura, nella piena e totale legalità e con i conti trasparenti (vendo su internet e tutto ciò che vendo è registrato e fatturato). Sono anche io la pancia?

    • Stai sempre parlando con Tonelli, che è un pregiudicato che parla di legalità (solo quella altrui) a senso unico mentre fa il lavoro sporco per i veri poteri forti della “cultura”, quelli che vorrebbero Eataly ovunque, magari a 7-8-10-12 piani, come simbolo del cibo italiano e la cui idea di cultura si ferma,a volergli bene, a 1000 anni fa.
      I vecchi ricchi che vogliono dire ai giovani cosa è divertente, loro che non se so’ mai divertiti.
      Me fanno una pena…
      Tonelli farà pure un sacco di soldi, ma quando morir`a al funerale non ce andrà manco la famiglia.
      Non sprecarci più del tempo necessario a mandarlo a cagare per direttissima.
      È pur sempre un criminale, forse, siccome ha scritto qua il questore dovrebbe chiudere tutto il sito, vista la pessima frequentazione.

  5. MA PORKO DIO CON STO CIBO DEMMERDA CI AVETE SVANGATO IL CAZZO PORCO E POI DIO DIO E POI PORCO VOI MA MAGARI MORITE MAGNANDO LA VOSTRA MERDA RIPASSATA IN FRUPPE MANNGGIA IL CRISTO PANATO!

  6. MO MI ISCRIVO ALLA NDRANGHETA SOLO PER COMPRARE QUELLA MERDA DE GAMBERO ROSSO E USARLO PER UCCIDERVI TRAMITE RAPPRESAGLIE MAFIOSE A FORMA DI GOURMET

  7. MACCOSA

    Questo è un vero e proprio DELIRIO di manipolazione, mistificazione, strumentalizzazione, de-ficienza e critica polemica inutile, pericolosa e distruttiva.

    Continuate a (fare finta di) denigrare Facebook invece di concentrarvi a utilizzarlo come mezzo di informazione e comunicazione solo perché vivete in un mondo che va più veloce di quanto non si voglia ammettere. *

    Dev’essere appagante per le piccole menti trovare un’unica faccia al nemico.

    Quasi mi verrebbe da dire “fico non capì n cazzo”.

    Peccato che di cose da capire ce ne siano troppe e troppo complesse, e siamo sempre più distanti dal trovare soluzioni. (A parte un TSO per il Nostro).

    Il cambiamento si fa anche con le analisi, “e dunque, già in partenza, sottolineiamo quanto strategicamente SBAGLIATO possa essere questo articolo di risposta”. (Mo le manipolo io le tue parole, *ROSICONE*)

    Per fortuna, invece, ci sono ancora un cervello e una penna come quelli di CHRISTIAN RAIMO.*

  8. Tonelli, molla la bottiglia!
    Dai che se continui così te becchi l’ennesima denuncia.
    Che già c’avevi provato quando hanno bruciato La Strada.
    Ti ricordi che t’avevo chiesto i dati per denunciarti per istigazione alla violenza e prima hai fatto il gaggio, m’hai detto chiama in redazione e quando poi ho chiamato ve siete cacati sotto e non me l’avete dati?
    Ecco Tonelli, te sei quello là: il cane de mustafà, che lo prende al culo ma dice che sta a scopa.

    Continua a scrive de cazzate, de cartelloni abusivi, de zingare che pisciano e de stazione termini, de traffico sulla pontina, quello va bene per te: il sotto scala del seminterrato in periferia del giornalismo.

    Lascia perdere le cose serie.
    Dietro a quei posti c’è tutta gente normale con una vita normale che fa sacrifici per una cosa in cui crede.
    Non vi potete manco più attaccare alla vostra cazzata “centrisocialiblackblock”.

    Datte ‘na regolata, chiedi scusa e torna a fa 1200 battute sul pistacchio di bronte, da inserire in qualche “post sponsorizzato” mascherato da contenuto vero.
    Che tanto quello sei: una truffa.

  9. Ma,
    nonostante tutto,
    Roma è
    una città unica
    ed insostituibile;
    ricca di memorie et
    di visioni come nessun altra;
    ispiratrice di grandezza
    et di grandiosità per il restio mondo:
    Cesare, Kaiser, Czar etc;
    veni, vidi vici;
    passa il Rubicone con guance rubiconde etc;
    la sintesi divina tra un cimitero ed un luna park;
    anvedi questo etc;
    a morée…;
    non far la stupida stasera;
    urbi et orbi;
    Kaputt Mundi.

  10. Lo so, anche la castroneria di Tonelli, andrebbe ignorata o lasciata correre come dice il ” saggio Andreotti” ( magari pure legalissimo ! Ha governato e legiferato per 50 anni questo paese ecchecazz ! ) ma replicare ad un ad un articolo di critica con uno di propaganda e’ davvero penoso !
    Caro Tonelli se non riesci a vendere la tua penna su Ebay, dai te la compriamo noi che non siamo voi ( e non far finta di non capire ) e così hai l’ occasione buona di trovarti un mestiere più adatto alle tue caratteristiche. Magari la penna per compilare il tuo curriculum fattela prestare da qualche centro sociale.
    Bye bye

  11. “Centinaia di migliaia di famiglie che campano di stipendio pubblico: lontane dal merito, dal rischio, dalla creatività, dall’estro, dalla competenza e dal mondo.” questo passaggio…fa capire tutto…

  12. Se non è mafioso usare come proprietà privata un luogo pubblico solo perché okkupato, va bene. Se è cultura quella che fa degli occupanti, quelli che dispongono di un “servizio d’ordine” che altro non è che una banda armata, gli arbitri che scelgono chi fa cultura e chi no, va bene.
    Se chi okkupa mette un biglietto di ingresso e fa pagare le consumazioni come o anche più di un locale pubblico senza scontrino, va bene. Se uno che non paga il biglietto di ingresso in tali luoghi viene spintonato e minacciato dagli okkupanti dello stabile che se ne sono deliberatamente appropriati, va bene. Se nei luoghi okkupati si fanno sottoscrizioni per iniziative che controlla il loro servizio d’ordine, va bene. Se uno che sta in un luogo okkupato ha qualche problema non può denunciare nessuno perché è in mancanza di soggetti legalmente responsabili, va bene. Sono così tante le cose che vanno bene che non si capisce perché se ne parla.

    • Il perché se ne parli è facile. Le occupazioni sono condotte e le responsabilità sono evidenti in chi le conduce. Ma d’altronde tu ci vai a prendere i cocktail lì?
      Le sottoscrizioni pensi che concedano uno stipendio a chi spende la propria vita in costante militanza lì? Se uno che non paga l’ingresso e usufruisce di uno spazio per cui si spendono dei soldi che servono anche a costruire una proposta ti sembra il caso che debba entrare? E soprattutto ma non puoi andare da un’altra parte? O ti piace il brivido dell’illegalità? O qualcuno dei tuoi amici vorrebbe quello spazio sequestrato agli intrallazzi? Perché ti sembra che vengano occupate abitazioni private di poveri cristiani per farci dance hall? Non ti senti un po’ estraneo al ragionamento?

      • Sì, sono evidenti? E in che modo?
        In secondo luogo: non pagare la gente perché sono militanti va bene?
        Terzo: se uno non va in un posto in cui si commettono illegalità, tutto va bene? Come dire che se a Scampia non ci vado, va bene che i clan si sparino tra di loro, tanto chemmefrega?

        • Sono evidenti perché chi si spende nell’illegalità può risponderne davanti a chi è competente a giudicare. Appunto chi decide di spendersi nella militanza non lo fa per motivi economici, per farsi un lavoro, sennò farebbe altro più redditizio. E terzo, non andare dove si commettono illegalità, oppure vacci. Ma l’illegalità di cui parli è il contenuto culturale di cui vorresti usufruire. Vuoi entrare in un CSOA per partecipare alle cose ma non vuoi l’illegalità? Allora dovresti chiederti come applicare politiche che regolino in maniera giusta quegli spazi sottraendoli alla speculazione e permettendo alla cittadinanza attiva di disporne in maniera legale. La legittimità dovrebbe essere il faro della legalità e non la legalità la scusa per piegare la società agli interessi individuali.

          • Io credo che tu sia piuttosto confuso. Nell’illegalità non c’è evidenza, perché nell’ombra nulla di distingue chiaramente: tutto è fatto di nascosto.
            Io non voglio entrare in un CSOA illegale: io voglio che chiuda. E questo perché non versa i contributi ai lavoratori, perché non cura la sicurezza, perché non garantisce i diritti degli artisti, perché fa concorrenza sleale a chi si sbatte a fare cultura legalmente.
            Vogliamo discutere politiche che permettano di fare cultura legalmente? Certo, non chiedo di meglio. Ma una discussione del genere non può partire se una delle parti in causa si prende gli spazi che vuole, occupando, e togliendoli agli altri.
            Il militante, infine, non ha diritti particolari né gode di una superiorità morale rispetto a nessun altro, quindi per lui non ci sono privilegi.
            Raccontarsela altrimenti significa ridurre tutto il discorso a “Io sono militante, sono migliore degli altri, faccio un po’ come mi pare e nessuno mi può dire niente”. Ecco, forse è proprio questo il problema.

          • Ti rilancio la confusione. All’affermazione: tutto è fatto di nascosto; si può obiettare. L’illegalità non è fare le cose di nascosto ma è fare le cose fuori dalle regole.
            Per quello che riguarda quello che tu vuoi, puoi desiderare quello che ti pare, io vorrei che la gente studiasse e ragionasse. Il tuo desiderio è più realizzabile del mio, anche perché è antitetico al mio: l’uno esclude l’altro.
            I lavoratori non sono appunto lavoratori ma militanti, ti faccio l’esempio del volontariato, tipo quello cattolico ma senza retribuzione divina. Ti vorrei rispondere punto su punto al tuo “questo perché” ma sarebbe facile l’analisi della pretestuosità dei punti e quindi affronterò solo quello della concorrenza sleale.
            Credo che se parli di concorrenza sleale dovresti valutare i punti di partenza, le finalità e le frequenze. Ecco fatte queste valutazioni la concorrenza non c’è, per cui non ci può essere neanche la slealtà.
            Per ciò invece che riguarda il prendere gli spazi che si vuole lascio cadere la provocazione, se uno volesse lo spazio che vuole certo non occuperebbe dei posti spesso fatiscenti e pericolanti ma luoghi ben più redditizi e “remuneranti”.
            Tu puoi dire veramente che hanno tolto spazi a progetti della collettività?
            Infine per ciò che riguarda i militanti, tralasciando le presunzioni morali, si parlava proprio della situazione materiale che non versa nel dorato mondo di una acquisizione di capitali per il quale essa è retribuita e conveniente. La spesa nella militanza è sempre maggiore del guadagno, sia in termini economici ché fisici.

          • > Ma una discussione del genere non può partire se una delle parti in causa si prende gli spazi che vuole, occupando, e togliendoli agli altri.

            Nello stesso modo in cui tu da ragazzino prendevi quattro giacche, ci facevi quattro pali immaginari e giocavi con gli amici a pallone in uno spazio che sarebbe pubblico, cioè di tutti, togliendo spazio ad altri o a chi voleva che li ci fosse solo prato senza bambini.
            Dovevamo andare a prendervi per le orecchie, riportarvi dai vostri genitori e obbligarli a pagarvi il campetto in erba sintetica?
            È veramente strano come per alcuni sia impossibile capire che spesso – non sempre, certo, come la maggior parte delle illegalità avviene nei posti legittimi, che evadono le tasse ad esempio, e non nei posti occupati – l’occupazione non è “prendiamoci quel posto” ma è mettiamo quel posto al servizio della collettività, a spese nostre.
            Il proprio lavoro ha un valore, che si retribuito o meno.
            Secondo te mia madre che faceva l’infermiera e ora in pensione la fa come volontaria non pagata, sta rubando il lavoro a qualcun altro?
            O sta semplicemente facendo qualcosa che chi ha già un lavoro non può fare perché ha bisogno dei soldi e siccome le istituzioni non intervengono, qualcuno decide di organizzarsi per sopperire a una mancanza?
            Infine ti ci voglio vedere a far venire a suonare gli Agathocles in un locale commerciale che paga le tasse (a parole) i contributi a chi lavora (sempre a parole) ma che molto più realisticamente devolve buona parte dei propri bilanci a corrompere i controllori o pagare avvocati per intentare cause contro i concorrenti più piccoli, in modo da spezzargli le gambe sul nascere.
            Questa è la legalità che piace a te?

          • Io stavo cercando di rimanere serio. Mettere sullo stesso piano le partite di calcio per strada e le occupazioni è molto romantico, ma non è serio.
            Non fosse altro perché togliere le porte fatte di giacche è molto più semplice che non sbaraccare vere e proprie imprese commerciali.
            A Genova mi è capitato di andare in un CSOA storico, il Buridda, dove facevano il Critical Wine. Molto ideologizzato, molto carino, bella atmosfera, ma rimane il fatto che alla fine della giostra l’evento era una vendita di vino tale e quale come in qualsiasi centro commerciale. L’Amarone della Valpolicella era sempre quello, il Barolo era sempre quello, i panini e le patatine fritte erano sempre quelle. Ma non ci pagavano le tasse e nessuno sapeva cosa ci fosse davvero nei panini. Questo non assomiglia in nulla alle partite dei ragazzini.

            Esiste un’idealità nelle occupazioni, così come esiste una convenienza. Generalmente le due cose coesistono, come nel caso del Critical Wine di cui parlavo sopra.

            Quel che invece con le occupazioni non ci può essere è l’equità: chi occupa non paga bollette, tasse, contributi e non garantisce sicurezza, e alla fine fa concorrenza sleale a chi fa le stesse attività, ma nella legalità. E mi importa poco o nulla se ci sono commercianti o imprenditori meschini che rompono le palle ai concorrenti: sono esempi estremi di cui mi importa poco o niente, perché sono soltanto una fantasia auto-giustificatoria, peraltro di poco peso, visto che il suo senso fondamentale è “A brigante, brigante e mezzo”.

            E non mi venire a raccontare che “non capisco” la generosità di chi occupa. Sì, la capisco benissimo e ti dico: è generosità non richiesta, imposta, abusiva e che non mi piace. E’ la boria di chi pensa che può andare oltre e contro le leggi perché si sente migliore degli altri.

            Non funziona così, e infatti i centri sociali altro non fanno, con eccezioni generalmente determinate da chi una base legale se l’è saputa dare, che vivacchiare sperando di ottenere favore o almeno complice indifferenza da parte delle amministrazioni comunali. Epilogo molto poco nobile, per chi ama sventolare gli alti vessilli delle idealità astratte.

          • > Io stavo cercando di rimanere serio.

            ah ecco, potevi dirlo prima, perché sembrava esattamente l’opposto.
            Cioè, lo sembra ancora esattamente l’opposto.

            > A Genova mi è capitato di andare in un CSOA storico,

            aneddoto.
            Tutti ne abbiamo almeno due, uno positivo, uno negativo.

            > Ma non ci pagavano le tasse e nessuno sapeva cosa ci fosse davvero nei panini.

            Il fatto che tu non lo sapessi, non significa che io quando vado alla stessa cosa al forte prenestino (enotica) non glielo chieda.
            E scopro che a portare il vino viene il produttore con la sua macchina, invece di comprare le casse dal distributore e farci mangiare una intera filiera…

            > Sì, la capisco benissimo e ti dico: è generosità non richiesta, imposta, abusiva e che non mi piace.

            Oh bella, e come siamo arrivati a te che dai un giudizio sulla generosità altrui?
            Sei tu un dio?

            > non fanno altro ceh, con eccezioni generalmente determinate da chi una base legale se l’è saputa dare, vivacchiare

            verissimo.
            come molti locali “legali”.
            quindi?

            dici che la soluzione è permettere di pippare nei bagni, così i posti si riempirebbero, come quasi tutti i locali che “vanno bene”?

            > o almeno complice indifferenza da parte delle amministrazioni comunali.

            non è quello che fanno tutti?
            Tu cerchi di parcheggiare in modo che non ti facciano la multa, pur sapendo che non sei esattamente messo bene, o ne fai una questione di principio e litighi con tutti i vigili che incontri parcheggiandogli davanti la caserma sul marciapiede?

          • Va bene, come vuoi tu. Se il punto di partenza è che tutto quello che fanno i centri sociali è nobile, direi che la discussione può anche terminare qui.
            Io il problema della cultura me lo pongo, mi pongo anche quello della legalità e quello dell’accessibilità e della sostenibilità.
            Quel che non riesco a fare è banalizzare tutto a una polemica moralistica manichea, quindi ciao.

          • > Se il punto di partenza è che tutto quello che fanno i centri sociali è nobile,

            Lo stai dicendo solo tu, perché ti sei messo da solo nell’angolo.
            Io ho semplicemente detto che la legalità selettiva fa ridere.

            > Quel che non riesco a fare è banalizzare tutto a una polemica moralistica

            che è esattamente quello che hai fatto.
            ciao

  13. date un tavolo a ‘sto povero coglione e lasciatecelo lì a magnare, visto che oltre a riempirsi la bocca di cazzate evidentemente ama riempirsela anche di cibo demmerda

  14. Scritto da Massimiliano Tonelli che tenta di farsi pubblicità sullo scritto di Raimo, gente a cui piace vincere facile.

  15. Massimo Tonelli, posso darti del tu? OK, non c’hai capito un cazzo!!!

    la contrapposizione CULTURA vs. LEGALITA’ che si ripropone come un mantra per tutto il tuo pezzo in questo caso non c’entra niente. parti da un presupposto sbagliato in quanto il Dal Verme non e’ un posto occupato, non vive nell’illegalita’ ma e’ un associazione culturale che paga un regolare affitto.
    dopo innumerevoli controlli che non hanno mai trovato niente fuori posto (eccoti servita la tua tanto cara legalita’) e’ arrivata la chiusura da parte della questura che ha dichiarato il dal verme di fatto un covo di criminali in base ad una legge del 1931 di epoca fascista firmata dal re vittorio emanuele.
    io che vivo in una repubblica (n.b. non in monarchia) democratica (n.b. non in dittatura) penso che sia uno scandalo.
    e’ scandaloso che ” il Questore, gode di una discrezionalità oggettivamente ampia nel
    valutare i fatti di potenziale pericolo per la sicurezza dei cittadini e
    l’ordine pubblico” art.100 Tulps – e nessuno possa sapere in base a quali motivazioni (se non interessi) possa avere agito.
    e’ scandaloso che certe norme vecchie e bacate ancora abbiano un valore legale.
    e’ scandaloso mettere in ginocchio persone che hanno fatto tanti sacrifici per tirare su un attivita’.
    e’ scandaloso definire gli associati “criminali” – non puoi nemmeno immaginare lo spessore degli artisti che sono transitati in questi 7 anni.
    e’ scandaloso infine che una persona di cultura , quale pensi di essere, non riesca ad andare un palmo piu’ in la’ del tuo credo politico. forse perche’ tanto intellettuale in fin dei conti forse non lo sei.
    continua pure a credere alla questura, io preferisco credere al bassista dei faith non more

  16. Troppo comodo prendere un articolo, decontestualizzare qualsiasi cosa affermata in esso, e costruire una contro-narrativa che smonta logicamente ogni affermazione fatta nel primo.

    Naturalmente Raimo prendeva un discorso più ampio in termini vagamente poetici, lungi (spero io) dal predicare letteralmente un ritorno a “Roma Ladrona”. Il pressapochismo dei due articoli si assomiglia, ma l’apoteosi si raggiunge quando Airbnb, vero assassino di Roma, centro e non, viene osannato come un salvatore della capitale. Ma per favore, parlateci con qualcuno che è di Roma, dai.

Comments are closed.