Robert Proch. L’intervista

Protagonista di “Crossing the Line”, la sua prima mostra in Italia, allestita da Wunderkammern a Roma, Robert Proch, si muove al confine tra astrazione e figurazione. Usando il linguaggio tradizionale della pittura come strumento.

Robert Proch alla Wunderkammern, Roma 2016 - © Blindeyefactory
Robert Proch alla Wunderkammern, Roma 2016 - © Blindeyefactory

Artista polacco classe 1986, Robert Proch indaga la contemporaneità concentrandosi sui punti di rottura e descrivendoli attraverso il mezzo pittorico. Qui ci racconta il suo percorso, con uno sguardo al presente e al futuro.

Presentati. Chi sei e che studi hai fatto?
Mi chiamo Robert Proch. Mi sono diplomato nel 2005 alla Scuola Superiore delle Belle Arti di Bydgoszcz in Polonia. Nel 2010 mi sono laureato all’Accademia di Fine Arts di Poznań, nel dipartimento di animazione. Ora provo a studiare autonomamente.

Illustreresti a volo d’uccello la tua produzione artistica? C’è qualcosa presente nella tua opera sin dagli esordi?
Fin dall’inizio sono stato affascinato dal movimento e dalla coreografia degli individui, poi è venuto l’ambiente astratto. Ho effettuato lunghe ricerche in questi mondi. Ultimamente mi sono avvicinato agli aspetti psicologici che ci coinvolgono e al contempo cerco di sviluppare gli aspetti tecnici del colore e della pittura acrilica.

Quali sono i generi e i modi espressivi che preferisci?
Negli ultimi venti anni mi sono ancorato alla pittura da studio trattata in modo classico. Intorno al 1999 ho conosciuto l’estetica dei graffiti e la cultura hip hop. Dal 2004 al 2011 mi sono intensamente dedicato a media differenti con film di animazione. Entrambe queste influenze mi hanno tenuto concentrato sugli aspetti del tempo e del movimento espressi nella pittura classica.

Robert Proch, Long gone tattoos, 2016
Robert Proch, Long gone tattoos, 2016

Da dove nascono le tue opere e cosa ti stimola creativamente? Qual è il tuo metodo di ricerca?
Per quanto riguarda le ricerche in corso sono per lo più focalizzato su aspetti psicologici causati dai rapidi cambiamenti intorno a noi. Il processo di invecchiamento mi affascina. Come ci evolviamo nel corso degli anni. Quali pezzi dei nostri mondi interiori si modificano e quali rimangono gli stessi. Come accogliamo le nuove influenze e come reagiamo a esse. Tutto qui, semplicemente osservando e selezionando i motivi. Le piccole cose, spesso noiose, mi divertono.

A cosa miravi quando hai fatto il tuo ingresso nel mondo dell’arte? È ancora così?
Difficile parlare di qualsiasi tipo di “ingresso”. È solo la continuazione di quello che è successo venti anni fa. Cerco solo di fare del mio meglio per continuare questo percorso con tutte le curiosità e la tecnica che possiedo. Spero di continuare in questa direzione. Il cambiamento più grande è il fattore “professionale” di cooperazione con i diversi partner riguardo a progetti e mostre. Il divertimento deve incontrare la disciplina molto più di prima.

Cos’hai presentato a Wunderkammern? Fino a che punto consideri gli eventi espositivi dei laboratori per sviluppare nuovi progetti e nuove idee?
La mostra alla Wunderkammern si concentra intorno al problema che si crea nel momento in cui noi facciamo l’opposto di quello che gli altri si aspettano. Come le nostre esperienze sono modellate dalla famiglia e da guide e come questo ci tocca da adulti, quando dobbiamo prendere da soli le decisioni. Come ci atteniamo alle abitudini, alla cultura, ai limiti, e come si raggiungono punti di rottura. Tale esposizione è per me una grande opportunità per il trattamento di una serie più vasta di dipinti come un unico ampio studio del problema. Simile all’approccio di un musicista che sta lavorando al suo album…

Qual è il tuo rapporto con il mercato dell’arte? Quanto sei libero nella scelta degli argomenti su cui lavorare?
Finora ho lavorato su ciò che mi interessava. Senza restrizioni.

Robert Proch nel suo studio – photo Magda Proch
Robert Proch nel suo studio – photo Magda Proch

Cosa trovi interessante nell’arte contemporanea?
Sfortunatamente la mia conoscenza dell’arte contemporanea è carente. Sono piuttosto affascinato dall’arte urbana. Di questa percezione limitata metterei in primo piano Boris Tellegen, Rafael Gerlach, Conor Harrington, Taku Obata, Brad Downey, Blu, D*Face, José Parlá, Andrew Hem.

Su cosa stai lavorando attualmente?
Sto programmando alcuni viaggi per questa estate per realizzare murales, poi ho in mente di realizzare dei progetti sui tanto attesi studi in legno. Desidero tradurre la mia pittura in un mondo a più dimensioni. Vedremo.

Che aggiungere?
Noi pittori non siamo grandi chiacchieroni… È per questo che comunichiamo attraverso le immagini.

Francesca Mattozzi

Roma // fino all’11 giugno 2016
Robert Proch – Crossing the line

a cura di Giuseppe Ottavianelli
WUNDERKAMMERN
Via Serbelloni 124
06 86903806
[email protected]
www.wunderkammern.net

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/52986/robert-proch-crossing-the-line/

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Francesca Mattozzi
Francesca Mattozzi ha un background da danzatrice che l’ha vista lavorare sia in TV che a teatro con coreografi di fama internazionale, quali Luca Tommassini e Martino Müller. È laureata in storia dell’arte e dell’arte ama soprattuto gli eventi perché, grandi o piccoli che siano, le permettono di esplorare e raccontare il panorama artistico e culturale contemporaneo. È curioso, ma quando non vedete Francesca a una vernice, una performance o un finissage, la trovate chissà dove a pianificare le prossime avventure.