Tiger lancia la sua prima art collection. Firmata Misaki Kawai

Un’intervista con Mai Due Brinch, concept developer di Tiger, sul nuovo progetto del brand danese per democratizzare l’accesso all’arte. In collaborazione con l’artista pop giapponese Misaki Kawai, che firma una collezione esclusiva. Anzi, inclusiva.

Play with Misaki 2016 – Misaki Kawai per Tiger
Play with Misaki 2016 – Misaki Kawai per Tiger

Sarà lanciato a maggio su scala globale Play with Misaki Kawai, il progetto creativo di Tiger che promuove l’arte contemporanea attraverso i circuiti della distribuzione commerciale low cost. Segue il progetto da oltre un anno Mai Due Brinch: “Misaki è stata scelta da un pool di più di 40 artisti preselezionati. L’abbiamo scelta non perché sia la più famosa, ma perché innovativa, ironica e anticonvenzionale. Come Tiger”. E qui ci racconta com’è andata.

Come descriveresti l’arte di Misaki Kawai?
Premesso che non sono una storica dell’arte, trovo il linguaggio pop di Misaki molto onesto. Nel suo lavoro c’è una consapevolezza intuitiva della propria tecnica, associata a un cromatismo dirompente. È pura sperimentazione, pura energia. L’enfasi è sui sensi, anziché sulla tecnica.

I 28 pezzi per la collezione Tiger esprimono libertà e humour. Nella realtà fino a che punto l’artista è stata libera di creare?
È proprio la libertà l’aspetto chiave dell’opera di Misaki. Spesso le aziende che commissionano oggetti a un artista si limitano a riprodurre i suoi lavori su supporti prodotti in serie. Tiger ha voluto fare una cosa diversa: offrire all’artista un vero e proprio campo d’azione che desse vita a un potenziale creativo. Insomma, si è trattato di collaborazione reciproca. Alcune idee sono di Misaki, altre sono frutto dalla riflessione del team Tiger. In fin dei conti vogliamo che le persone amino i prodotti e che siano felici. Vogliamo che i prodotti mettano in relazione le persone. E vogliamo accontentare sia i bambini che i grandi.

Misaki Kawai e Mai Due Brinch
Misaki Kawai e Mai Due Brinch

Gli oggetti venduti da Tiger sono per tutte le età e per tutte le tasche, mentre i prezzi delle opere originali di Misaki Kawai sono ben più alti…
Occorre una precisazione. Tiger vuole stimolare la curiosità, destare l’interesse per l’arte contemporanea, realizzando prodotti con budget contenuti, ma non a scapito della qualità. Una tote bag disegnata da Misaki e realizzata in tessuto bio costerà comunque solo 5 euro. Però, con questo progetto, Tiger vuole democratizzare l’accesso all’arte, non l’arte.

Questa democratizzazione influisce anche sugli oggetti prodotti? Creare per un brand globale, comunicando a un pubblico transculturale, translinguistico, influenza il lavoro creativo?
Se miri ad attrarre la curiosità del pubblico a livello globale devi farlo con un progetto forte. Tiger non nasconde il fatto di essere un’azienda danese, ma nello stesso tempo è accessibile in tutto il mondo. E oggi la gente è smaliziata, sofisticata, per cui scegliamo una linea di qualità e trasparenza.

Trasparenza in che senso?
Con i social media, ad esempio. Ci piace rischiare, essere onesti. Per i servizi fotografici non usiamo modelli, è il team di Tiger a posare con i prodotti. Non ci piacciono le cose ritoccate, investiamo in contenuti genuini.

Play with Misaki 2016 – Misaki Kawai per Tiger
Play with Misaki 2016 – Misaki Kawai per Tiger

La collezione di Misaki per Tiger è inclusiva non solo nel senso della democratizzazione, ma anche dell’elemento interattivo, che nella collezione è evidente. A parte l’atto consumistico di comprare e possedere un oggetto d’uso comune, in quali modi Play with Misaki Kawai promuove l’interattività?
Puntiamo a offrire prodotti che uniscano le persone, che le facciano incontrare e interagire. Giochi da fare insieme, idee da assemblare. Anche il sito del progetto conserva questa finalità.

Come concept developer, quali sono le parole chiave del tuo lavoro?
Connecting people. Connecting Tiger with the world. E la seconda: pushing innovation.

Margherita Zanoletti

www.playwithmisaki.com

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Margherita Zanoletti
Con Francesca di Blasio ha pubblicato la prima traduzione italiana di “We are Going” dell’autrice e artista aborigena australiana Oodgeroo Noonuccal; con Pierpaolo Antonello e Matilde Nardelli ha co-curato “Bruno Munari: the Lightness of Art”. Dal 2004 idea e collabora a progetti formativi, editoriali ed espositivi connessi ad arte e scrittura contemporanee. Dal 2010 lavora presso l’Università Cattolica di Milano. Collabora con Artribune dal 2014.