Minerva Auctions. Quattro anni di crescita

Qualche settimana fa vi abbiamo raccontato le attività della casa d’aste Il Ponte. Ma non è certo l’unica realtà italiana nel settore. C’è anche Minerva Auctions, e anche lei sta facendo fatturati notevoli. Ne abbiamo parlato con il direttore Fabio Massimo Bertolo, in attesa dell’asta numero 123 in programma il 28 aprile.

Dino Buzzati, Il Babau, 1967
Dino Buzzati, Il Babau, 1967

Nel 2015 avete registrato una crescita del fatturato del 20% rispetto all’anno precedente, sfiorando i 6 milioni di euro. Come si spiegano numeri del genere? E come interpretate quello che è un trend consolidato per voi? La crisi degli ultimi anni non ha avuto alcun impatto?
Fabio Massimo Bertolo: Il 2015 ha visto il forte consolidamento, con relativa forte crescita, di due reparti su tutti: quello di Arte Moderna e Contemporanea e di Gioielli, Orologi e Argenti. I risultati di questi due reparti, auspicati ma non previsti nella misura in cui poi si sono realizzati, hanno determinato il balzo in avanti del nostro fatturato. Sono due reparti sui quali Minerva ha investito in modo particolare, perché sapeva di poter contare su due ottimi esperti dalla grande esperienza e reputazione.
Le aste sono costruite intorno a persone credibili e autorevoli, che riescono ad aggregare – sulle base molto spesso della fiducia personale – opere di eccezionale valore. Ed è quello che è successo ai nostri due reparti di punta, la cui crescita è dovuta a vari fattori concomitanti: la qualità degli esperti messi in campo; la rigorosa selezione delle opere; l’ottima strategia di marketing nel venderle; l’apertura internazionale che questi due reparti si sono saputi costruire.
È la dimostrazione che la crisi degli ultimi anni si può vincere lavorando seriamente e professionalmente, ma soprattutto dando fiducia al mercato: per troppo tempo abbiamo ascoltato italiche lamentazioni sulla inarrestabile depressione del mercato, mentre all’estero si accorgevano prima di noi delle grandi opportunità offerte da un ridimensionamento fisiologico del mercato dell’arte, almeno per alcuni segmenti.

La crisi come opportunità, quindi?
F. M. B.: Il ridimensionamento a cui facevo cenno si è tradotto effettivamente in grandi opportunità di acquisto, che hanno sviluppato concorrenza e conseguente salita dei prezzi. Certo è innegabile che alcuni settori siano rimasti indietro, ma non solo e non tanto per effetto della crisi, quanto per un’inevitabile e plateale cambiamento del gusto che ha penalizzato, in primo luogo, l’arte antica, i mobili e la pittura del XIX secolo.
Ma Minerva crede che anche i reparti in difficoltà non debbano essere trascurati, perché fanno parte di un ventaglio di offerte di servizi che la clientela cerca, e che col tempo ritorneranno ai livelli di vendita di qualche anno fa.

Fernand Léger, Natura morta con il bidone del latte, 1950
Fernand Léger, Natura morta con il bidone del latte, 1950

Facciamo un passo indietro. Minerva Auctions nasce nel 2012. Se doveste fare un rapido autoritratto, come vi raccontereste? In altre parole, chi siete e perché avete deciso di aprire una casa d’aste?
F. M. B.: Minerva nasce dalle ceneri di diverse esperienze precedenti; in sostanza è il prodotto di una sorta di spin off di Christie’s Italia, la casa d’aste da cui proviene la maggioranza del personale operativo. Quando Christie’s nel 2006 decise di restringere il suo raggio d’azione alle sole vendite milanesi di alcuni reparti, una parte del qualificato staff che si era formato al suo interno decise, sotto la mia guida, di aprire dapprima la sede italiana di una casa d’aste inglese (Bloomsbury Auctions), quindi di darsi un’autonomia totale nel 2012 per avviare il progetto Minerva.
Minerva nasceva con un obiettivo ben preciso: colmare il vuoto lasciato a Roma dalla Christie’s (che per oltre trent’anni aveva operato in piazza Navona) e diventare la prima casa d’aste del centro-sud. In tre anni abbiamo raggiunto entrambi gli obiettivi, con un fatturato in continua crescita e un posizionamento a livello nazionale di assoluto rispetto, forti del nostro radicamento su Roma ma aperti al mercato nazionale e internazionale. Allo staff originario di Christie’s si sono aggiunti altri cinque validi esperti e consulenti che hanno arricchito, con le loro diverse esperienze, il valore della casa d’aste, che consiste solo ed unicamente nel valore delle persone.

Parliamo di categorie merceologiche. Coprite un arco temporale molto ampio, dall’antichità al contemporaneo, e poi avete dipartimenti che si occupano – fra l’altro – anche di gioielli, orologi, libri… Come siete organizzati? E come si equilibrano i diversi settori?
F. M. B.: La struttura è quella tradizionale per dipartimenti, ognuno attivo su un settore del collezionismo: Dipinti e disegni antichi – Arte del XIX secolo – Arte Moderna e Contemporanea – Fotografia – Gioielli, Orologi e Argenti – Libri, Manoscritti e Stampe. Ogni dipartimento si compone di un esperto e di un junior specialist con funzione spesso anche amministrative: questo ci dà modo di mettere in campo due persone professionalmente preparate per ciascuno settore in grado, a livelli diversi, di valutare e periziare beni d’arte. Il coordinamento è garantito da incontri costanti tra i sette esperti, che programmano azioni e strategie comuni, oltre a muoversi nel loro specifico settore.
La forza di Minerva è essenzialmente nella coesione del team e nella condivisione di valori comuni, che ci consentono di lavorare uniti e motivati intorno agli obiettivi che ci siamo posti.

Dino Buzzati, Il Babau, 1967
Dino Buzzati, Il Babau, 1967

Capitolo compratori. Se dovessimo fare un ritratto ideale e anonimo, quali caratteristiche andrebbero citate? Italiano o straniero? In che fascia di età? Maschio o femmina?
F. M. B.: Difficile rispondere a questa domanda in quanto ogni settore del collezionismo ha i suoi potenziali acquirenti: dal giovane professionista che compra fotografia, in genere 30-40enne, all’avvocato o notaio di mezza età che acquista dipinti antichi per la sua collezione; dalla coppia che partecipa alle aste di gioielli per il piacere di un regalo, all’acquirente un po’ investitore che compra Arte Contemporanea sicuro della possibile rivalutazione.
Sono tutti personaggi diversi con i quali ci confrontiamo quotidianamente e per i quali cerchiamo di ritagliare un trattamento personalizzato, sicuri che solo una customer care davvero attenta alle esigenze di ciascuno possa fidelizzare il compratore.

Il 28 aprile c’è la vostra 123esima asta, dedicata a Moderno e Contemporaneo. Saranno messi all’incanto 400 lotti, ma se doveste citarne uno soltanto, per qualità, curiosità, atipicità e – che non guasta – prospettiva di crescita di valore? La tela di Buzzati è forse un buon candidato?
Georgia Bava: Non è semplice, e neppure credo molto giusto, citare una sola opera di quasi cinquecento. Sarebbe come promuovere un solo alunno di una scuola per studenti eccezionali o come tifare per un solo highlander in un momento in cui di eroi si ha particolarmente bisogno.
La tela di Buzzati che rappresenta il Babau (e andrebbe però menzionata anche un’altra tela dello stesso autore sempre in asta, che rappresenta Un caso edilizio), è sicuramente un buon candidato che per qualità, curiosità, atipicità e prospettiva di crescita di valore, “val bene una messa”, ma pensando a Parigi per naturale associazione di idee, dal momento che il Babau è stato esposto per la prima volta a Parigi, alla Galerie La Pochade nel 1967, mi viene in mente la vivacissima gouache di Fernand Léger Natura morta con il bidone del latte, del 1950, sempre in asta a Roma il 28 aprile, con un enorme appeal: bella e attuale come un Lichtenstein, con una stima decisamente invitante, e che appare per la prima volta sul mercato dal 1963, anno in cui fu acquistata da Ugo Tognazzi a Roma, alla Galleria La Nuova Pesa, in una personale dedicata all’artista francese organizzata da Marchini e Kahnweiler, quando Roma, negli Anni Sessanta, era a pieno titolo una delle capitali della cultura.
E qui diventa però doveroso segnalare la presenza in asta di una collezione “virtuale” poiché riunita dalle pagine del nostro catalogo d’asta ma proveniente da diverse collezioni private, di opere eseguite a Roma negli Anni Sessanta e Settanta dai giovanissimi Schifano, Angeli, Festa, Ceroli, Tacchi, Lombardo, Cintoli e molti altri.

Marco Enrico Giacomelli

Roma // 28 aprile 2016 ore 11 e 15
esposizione dal 23 al 27 aprile ore 10-18
Arte Moderna e Contemporanea – Asta 123
MINERVA AUCTIONS
Piazza Santi Apostoli 80
06 6791107
[email protected]
www.minervaauctions.com

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.