L’Italia dei blablabla. L’editoriale di Cristiano Seganfreddo

Riusciremo mai a scrollarci di dosso l’etichetta di fenomeni retorici da baraccone? Tante idee, molte parole, ma alla fine non si fa nulla, o quasi. E continuiamo a farci del male.

MACBA, Barcellona - 2011 - photo Kim For Sure
MACBA, Barcellona - 2011 - photo Kim For Sure

Al MACBA di Barcellona c’è una bellissima libreria. Una selezione limitata di libri, in un’arena circolare e ariosa, con un bel progetto curatoriale, come per il museo del resto.
Qualche tempo fa mi è stato regalato il titolo Blablabla, di Blablabla, della casa editrice Blablabla. Comprato proprio in quella libreria da un amico americano curatore in un importante museo, con cui ho condiviso una divertente e intensa colazione nel Barrio. E la cosa, sempre con simpatia, mi è anche stata dedicata in rappresentanza del Belpaese: “Voi siete fenomeni retorici, bravissimi a parlare e discutere… poi per i fatti però…”.
Su questo è stato scritto un oceano di parole e io ne sono degno rappresentante. E abbiamo anche una profonda coscienza che ci fa ancheggiare tra il divertito e l’offeso, tra il consapevole e l’irritato, tra il serio e il famoso faceto, per poi affogare in un ennesimo blablabla ab origine intellettuale.
La cosa mi ha sempre provocato un certo disappunto e punta d’orgoglio, per una presunta superiorità locale che ci riconosciamo, per tante ovvie e naturali ragioni. Poi però mi guardo in giro, e vado in giro, e scuoto la testa. E capisco perché siamo finiti a fare i Blablabla. Abbiamo una scarsa capacità di esecuzione. Parliamo molto a noi stessi, ne siamo convinti, ci piace la nostra voce, ma non mettiamo in piedi progetti davvero. Per mille motivi. Ma le cose non partono. I nostri tempi sono sempre colossali e biblici. Siamo rinchiusi e foderati dal nostro italianismo monolinguistico.

Manca totalmente la dimensione di innovazione sociale. Della società. Tutto è tremendamente lento e pesante, anche se abbiamo dato al mondo le Lezioni americane che contenevano le regole del nuovo mondo (a memoria: leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità, coerenza).
In soli cinque anni, una startup come Airbnb è diventata la più grande catena alberghiera del mondo senza avere una camera, Uber ha sconvolto i piani dei nostri tassisti globali e ridefinito la mobilità, Phillips ha fatto la miglior vendita di sempre di design grazie a un post di un attore su Instagram, Tesla ha inventato e fatto una macchina in cinque anni e via e via… Nel mondo non nascono più solo musei e gallerie, ma nuovi modelli di convivenza che ridefiniscono città e società. A questo serve la cultura. Nuove modalità di sostenibilità sociale e culturale pensate per le persone di oggi. Per un mondo diverso, aperto, connesso e possibile.
Perché è tempo e le nuove generazioni non sopportano più i nostri tremendi e noiosissimi blablabla. Scusate il mio.

Cristiano Seganfreddo
direttore del progetto marzotto
direttore scientifico del corriere innovazione

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #27

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