Inpratica. Noterelle sulla cultura (IX): framework

Si avvicina al termine la serie di “Noterelle sulla cultura” che Inpratica e Christian Caliandro hanno dedicato in queste settimane e mesi alla situazione intellettuale e politica italiana. E qui i nodi vengono al pettine: perché pretendere di agire il cambiamento all’interno di un framework del passato, obsoleto, è un’illusione puerile. Pretendere di far emergere una situazione nuova mantenendo le condizioni precedenti (chiaramente insostenibili) è una superficialità imperdonabile.

Silvia Camporesi, South Suite - Ginosa (2014)

Il ruolo della maschera nella cultura italiana.

Maschera come persona.

Cultura come maschera.

Cultura come persona.

Identità sganciata dall’identità, quindi dalla realtà: inautentico. Territorio della simulazione, della rappresentazione, della riproduzione. Sganciamento, allontanamento dalla dimensione popolare. Assenza in Italia di una vera cultura popolare.

Il retro della maschera, il suo interno-non interno: pellicola, vuoto. Niente. Il Nulla.

È da notare come in Italia in concetto di cultura sia prettamente libresco: i giornali letterari si occupano di libri o di chi scrive libri. Articoli di impressioni sulla vita collettiva, modi di pensare, sui “segni del tempo”, sulle modificazioni che avvengono nei costumi, ecc., non se ne leggono mai. […] In Italia mancano i memorialisti e sono rari i biografi e gli autobiografi” (Antonio Gramsci, Letteratura e vita nazionale).

La cultura non poggia su un viso, su un’identità, su espressioni e istanze. È un volto senza pensiero: “E certo voi giovani che contestate o che avete contestato siete subito pronti, ingenuamente e in genere senza malignità, a dar colpa di questo alla generazione che vi precede […]. Non riflettete però, perché non ne avete coscienza, che l’immobilismo culturale o certe negatività o certe forme autoritarie che riscontrate in noi hanno, se volete essere seri, delle ben più antiche radici, e sono la conseguenza, non la causa, d’una antica estraniazionedella vita italiana rispetto ai grandi fatti delmondo moderno” (Francesco Arcangeli, Dal Romanticismo all’Informale.Lezioni Accademiche 1970-71, Minerva, Bologna 2005, p. 22).

Ridolfo Ghirlandaio, Sua Cuique Persona
Ridolfo Ghirlandaio, Sua Cuique Persona

La maschera è la retorica, l’eterna retorica italiana. L’identità culturale autentica è forse sotterranea, nascosta, schiva?

***

Tra la retorica e l’antiretorica culturale, l’Italia sceglie sempre e comunque la prima – in una delle sue varie forme e declinazioni, adatte al tempo che corre. Questo perché amiamo moltissimo agitare e brandire i problemi in forma astratta, declamatoria; mai calarli nel concreto di casi specifici e, magari, molto vicini alla nostra esperienza quotidiana di vita. Il “tengo famiglia” di Leo Longanesi si è evoluto in forme impensabili sessanta o settanta anni fa.

Framework linguistici e concettuali molto rigidi e resistenti escludono costantemente dallo sguardo e dai codici interpretativi i fenomeni interessanti, quelli che caratterizzano e sostanziano il presente. Ciò che ricade fuori dal framework, ma agita la realtà e si agita in essa.

Il framework concettuale, ideologico, mediatico e politico è al centro di tutto.

Esso è la griglia di riferimento che articola i pensieri e le azioni; il riferimento in base al quale vengono scelti gli elementi che verranno discussi e quelli che verranno accantonati e rimossi; e in base al quale, soprattutto, si determinano le opzioni che possono essere considerate. Anche quelle artistiche, e creative.

Il framework è il sistema dei valori di riferimento. Il sistema di valori educa e costruisce i comportamenti e i modelli. Su di sé. Il framework rappresenta davvero, in questo modo, la questione centrale. La maggior parte dei nostri problemi come società e come nazione è legata alla volontà di mantenere il vecchio framework per considerare il nuovo scenario. I vecchi schemi e paradigmi di riferimento.

Gino Severini, Natura morta con conchiglia e maschera (1930)
Gino Severini, Natura morta con conchiglia e maschera (1930)

Pretendere di agire il cambiamento all’interno di un framework del passato, obsoleto, è un’illusione puerile. Pretendere di far emergere una situazione nuova mantenendo le condizioni precedenti (chiaramente insostenibili) è una superficialità imperdonabile.

E invece, per costruire immaginario nuovo, tempo nuovo e vita nuova nelle sue condizioni e nella sua conduzione occorre mutare radicalmente: valori di riferimento; comportamenti (pubblici e privati); morale; esistenza quotidiana; mentalità; professionalità; metodo.

E orientarsi decisamente verso: povertà; dignità; umiltà; integrità; concretezza. Condivisione. Partecipazione.

Bisogna inoltre tenere sempre presente che il Potere ha una capacità di ricezione superficiale molto elevata e sofisticata: è in grado di usare e brandire questi concetti come agenti retorici – e lo fa.

Christian Caliandro

 

 

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).