Dallo studio di Koons alla televisione nazionale. Intervista a Jaclyn Santos

Ha dovuto vincere quindici borse di studio per pagare l’università e ha confessato che, a New York, nonostante la notorietà, non è facile pagare l’affitto. Ma dopo essersi laureata a pieni voti, si è ritrovata prima nello studio di Jeff Koons e poi nelle case di centinaia di migliaia di telespettatori. Una chiacchierata con la pittrice americana Jaclyn Santos.

Jaclyn Santos, Explosion, 2013, olio e smalto su tela, 152.4x101.6 cm, courtesy l'artista

Quando hai realizzato i primi disegni e come sei diventata una pittrice?
Da bambina ero particolarmente creativa e avvertivo l’esigenza incontenibile di esprimermi attraverso il disegno e la scultura. All’epoca, i miei genitori mi regalarono un set di materiali per le belle arti, come pastelli e matite colorate, ma a un certo punto iniziai ad utilizzare lo smalto per le unghie di mia madre per riempire i contorni, all’insegna di una prematura sensibilità pittorica.

Chi ti ha incoraggiata ad intraprendere questo viaggio attraverso la pittura
Ho ricevuto grande sostegno da una professoressa del liceo che aveva l’abitudine d’iscrivere i miei lavori a gare locali e nazionali: la sua guida nelle mie scelte è stata di vitale importanza.

Perché sei andata in Italia, qualche anno fa? Per studiare arte?
Sì, la mia alma mater, il Maryland Institute College of Art di Baltimora, ha istituito un programma per studiare un periodo all’estero, a Sorrento, in Italia. Si è profilata un’esperienza interessante, quindi ho acconsentito a partecipare. Abbiamo soggiornato al Grand Hotel Cocumella a Sant’Angelo. La vacanza studio si è svolta in varie fasi, in particolare attraverso lo studio del paesaggio e dei grandi capolavori italiani.

Jaclyn Santos, Vortex, 2013, olio su tela, 101.6x76.2 cm, courtesy l'artista
Jaclyn Santos, Vortex, 2013, olio su tela, 101.6×76.2 cm, courtesy l’artista

Ti dedichi ad altre forme d’arte, oltre che alla pittura?
Assolutamente. In passato mi sono dedicata all’incisione, alla fotografia, al video. Attualmente sto lavorando per estendere le mie conoscenze alla scultura e alla cosiddetta arte pubblica.

È vero che a New York soltanto l’arte astratta e concettuale è considerata “seria”?
È vero e non è vero. Diciamo che la carriera dei pittori contemporanei è, per così dire, ostacolata da una profusione di forme d’arte “alternative” come la performance o installazioni multimediali. Ma credo che il potere della pittura si possa ramificare ben oltre i confini della sperimentazione, alla quale prendo parte in diversi modi, non solo da spettatrice indiretta. C’è posto per tutti.

Cerchi di comunicare qualcosa ai fruitori delle tue opere o sei più interessata a creare un prodotto vendibile?
Se quello fosse il mio scopo, dovrei cambiare lavoro! Credo che l’arte sia portatrice, di per sé, di una componente spirituale che è intrinseca a prescindere dai soggetti che l’artista sceglie di rappresentare. Attraverso il mio lavoro, nello specifico, cerco di evidenziare la tensione fra sessualità e spiritualità in una cornice che potremmo definire contemporanea.

Jaclyn Santos, Super Star, 2013, olio su tela,152.4x101.6 cm, courtesy l'artista
Jaclyn Santos, Super Star, 2013, olio su tela,152.4×101.6 cm, courtesy l’artista

Come si è verificato il passaggio da artista di talento ad artista di successo? Hanno contribuito le apparizioni televisive?
La mia fama è frutto di un percorso non convenzionale. A venticinque anni ho partecipato al reality show Work of Art: The Next Great Artist, il primo reality dedicato all’arte contemporanea, che è stato trasmesso a livello nazionale. Un’esperienza determinante: mi ha permesso, infatti, di farmi conoscere e ottenere consensi in tutto il mondo. Ma la visibilità mediatica non è sufficiente: ciò che davvero conta è la qualità del lavoro, che deve annunciare l’arrivo dell’artista a colpi di tamburo.

Hai lavorato nello studio di Jeff Koons per circa due anni. Cosa ci puoi raccontare di quell’esperienza?
Dunque, ancor prima di partecipare al programma Work of Art, ho lavorato come assistente nello studio di Koons per due anni, dove ho contribuito a dipingere una dozzina di dipinti. È stato incredibile laurearmi all’università e ritrovarmi subito nello studio di uno degli artisti più famosi al mondo. Non è facile riuscire ad avere successo a New York – città dove perfino pagare l’affitto è un’impresa – e questa opportunità mi ha decisamente sollevato il morale. Lo studio di Jeff Koons è un luogo surreale collocato fuori dal tempo e dallo spazio. Ed è stupefacente guardarlo parlare coi suoi collezionisti. Jeff è un incantatore di serpenti, in senso positivo: sa vendere ed è un ottimo promotore di sé stesso e della propria arte.
All’epoca lavoravo full time, il che rischiava di diventare una lama a doppio taglio, impedendomi di concentrarmi sulla mia arte. In due anni ho imparato ciò di cui avevo bisogno. Poi ho ritenuto fosse giusto voltare pagina e proseguire con la ricerca di me stessa e del mio percorso individuale.

È possibile riuscire a vivere di arte a New York?
Certo, ma non è facile inserirsi, ci vogliono pazienza, flessibilità mentale e forza di volontà. Ed è fondamentale mantenersi aggiornati ed ampliare continuamente il proprio bagaglio conoscitivo. Ad esempio ultimamente ho imparato a progettare modelli di scarpe da donna per marchi di lusso.

Jaclyn Santos, Immersion, 2013, olio su tela, 101.6x45.7 cm, courtesy l'artista
Jaclyn Santos, Immersion, 2013, olio su tela, 101.6×45.7 cm, courtesy l’artista

Sei soddisfatta di te stessa e degli obiettivi che hai raggiunto fino ad ora?
No, ho appena cominciato! Sono estremamente ambiziosa.

Hai delle mostre in corso?
Attualmente ho varie mostre collettive a New York. E un’altra mostra collettiva in Francia, a partire dal 26 febbraio, presso il Centre Pompidou Metz,  dal titolo Paparazzi! Photographers, Stars and Artists, curata da Clément Chéroux.

Deianira Tolema

http://www.jaclynsantos.com/

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Deianira Tolema
Deianira Tolema è una scrittrice italiana appassionata di arte contemporanea. Ha pubblicato articoli in Italia, America, Asia e Australia. Scrive per Artribune dal 2014.