Milano a raccolta per Miart 2013. Parla Vincenzo De Bellis

Siamo alla terza direzione nel giro di pochissimi anni. E all’ennesimo tentativo di rilanciare una fiera che in realtà non è mai decollata. Ora ci prova Vincenzo De Bellis con uno staff (quasi) tutto nuovo e un’idea… metropolitana. Per dire, a Miart sbarca il design. Qui ci racconta qualcosa, mentre per tutto il resto vi tocca attendere l’uscita del ricchissimo Artribune Magazine numero 11.

Vincenzo de Bellis

Partiamo dall’inizio-inizio. Come si sono generate le condizioni che ti hanno portato a dirigere Miart?
Da anni mi sto occupando di un lavoro curatoriale inteso in termini di ripensamento delle dinamiche istituzionali dell’arte e Peep-Hole ne è la testimonianza tangibile. Proseguendo questo percorso, la fiera può diventare un nuovo tipo di istituzione. Quando mi è stato chiesto di presentare un progetto per Miart, la prima condizione che ho posto è stata di sposarlo in toto qualora fosse stato approvato. Questo è avvenuto ed è stata la prima sorpresa positiva e di conseguenza una dimostrazione di reciproca fiducia assoluta. Il progetto implicava ovviamente anche la creazione di un nuovo team di lavoro. Sono infatti convinto che per rilanciare la fiera bisognasse partire proprio dalle persone. Per il resto, so che non è facile ma c’è una grande volontà di impegno da parte di tutti, dall’organizzazione alle gallerie e alle istituzioni artistiche milanesi. E sono sicuro che insieme faremo un buon lavoro.

Ci dai la tua chiave di lettura su questo: perché fino ad oggi Miart non è riuscita a spiccare il volo? Quali sono i motivi ostativi a un successo di una fiera d’arte in una città importante per il contemporaneo come Milano?
Non solo la fiera, ma tutta la città ha sofferto della debolezza istituzionale di Milano sul fronte del contemporaneo. Le gallerie private hanno in parte sopperito a questa lacuna, ma è evidente che non è bastato. Quando ho visitato la fiera per la prima volta nel 2003, mi era sembrato che vivesse in una dimensione molto provinciale, anche in termini di pubblico. D’altra parte, è difficile contare sulla presenza di un pubblico meno “locale” se durante la fiera la città non offre altro.

Quanto ti pesa organizzare una fiera d’arte contemporanea, invitare pubblico e clienti internazionali in una città – forse l’unica metropoli europea – che non ha un vero e proprio museo d’arte contemporanea?
Non mi pesa affatto. Credo in Milano e l’ho sempre dimostrato con il mio lavoro. Milano è l’unica città davvero internazionale in Italia e ha un’offerta eccellente di arte moderna e contemporanea grazie ai musei civici come il Museo del ‘900, la Galleria d’Arte Moderna, il PAC, la Triennale e alle Fondazioni come Prada, Trussardi, HangarBicocca. Inoltre vorrei ricordare gli altri “mondi” di Milano – dalla moda al design, all’architettura – che nessuna altra città italiana ha e che invece le grandi capitali internazionali hanno. La trasversalità di Milano è una delle caratteristiche più importanti che vorrei sottolineare anche con il mio progetto.

Il di team di Miart 2013

Hai scelto uno staff giovane di luogotenenti che hanno percorso con te tanta strada negli ultimi anni. Sembra che tu tenga molto a questo, che dall’esterno appare come un gruppo piuttosto coeso.
La mia idea è che i progetti di qualità si possano realizzare solo con il lavoro di un team professionale e internazionale e ho usato questo come criterio di selezione delle persone insieme a quello della preparazione culturale e alla capacità di lavorare in gruppo con armonia. Io ho scelto di lavorare con persone con cui condivido un percorso. Persone di indubbio valore (lo raccontano i loro progetti) e che credono nelle potenzialità di Miart quanto me.

Al di là delle classiche sezioni Establish ed Emergent, ci parli della novità THENnow?
Ho confermato le due sezioni principali, Established riservata alle gallerie che lavorano con artisti consolidati e Emergent che riunisce gallerie nate dopo il 2007, attive con artisti giovani o che partecipano per la prima volta a Miart. La curatela della seconda è stata affidata ad Andrew Bonacina, curatore dell’International Project Space di Birmingham. Poi ne ho creata una ex novo, su invito: THENnow, letteralmente ‘allora-ora’, in cui artisti storicizzati, attivi da diverse generazioni, si confrontano con giovani artisti in una relazione uno a uno. Questa parte è curata da Florence Derieux, direttrice del FRAC Champagne-Ardenne di Reims, e da Andrea Viliani, critico e curatore basato a Milano. In questa sezione i due mondi che da sempre convivono a Miart, moderno e contemporaneo, entrano in stretto dialogo sia dal punto di vista concettuale che da quello allestitivo.
Non si tratta, e qui lo sottolineo volutamente, di un tentativo di riscoperta di artisti storici come altri stanno facendo egregiamente, ma piuttosto di un modo di sottolineare il concetto di influenza che un artista ha nei confronti di un altro nel tempo. Ogni artista (ci sono nomi straordinari) e ogni coppia è stato accuratamente scelto per una vicinanza formale o concettuale, anche se gli artisti non necessariamente si conoscevano in modo diretto, o avevano collaborato in passato. THENnow racchiude l’intero concetto della fiera stessa (le molteplici relazioni tra arte moderna e contemporanea, i legami stratificati tra la ricerca artistica e la produzione di architettura/design, il tentativo di redigere un possibile Zeitgeist della nostra cultura contemporanea).

Com’è stato il rapporto con le gallerie milanesi più influenti? La mancanza di alcune di loro ad Artissima, a Torino, è stato secondo molti un chiaro segnale di supporto ai tuoi sforzi di questi mesi.
Le gallerie milanesi – oltre a quella presenti nel Comitato come Kaufmann Repetto, Marconi, Minini e anche altre non milanesi come T293, devo dire in maniera compatta – hanno risposto con disponibilità e fiducia al mio progetto per Miart 2013 e ho trovato in esse compagne e compagni di viaggio propositivi e solidali. A esse si sono aggiunte tantissime altre italiane e moltissime internazionali che stanno credendo nel progetto e nelle idee alla base di Miart.

Massimiliano Tonelli

www.miart.it

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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena, dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss, l’Università La Sapienza di Roma ed è professore a contratto allo IULM di Milano. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. È stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente dirige i contenuti di Artribune e del Gambero Rosso.