Arte Fiera. Un primo bilancio

Ha chiuso domenica la fiera più importante del Paese. Ed è ora di iniziare a tirare le fila del discorso su Arte Fiera. Di mettere insieme le centinaia di spunti e impressioni e riflessioni che sono giunte dal weekend lungo bolognese, che abbiamo seguito con ogni mezzo. Iniziamo a fare il punto con il nostro Nicola Davide Angerame.

Arte Fiera

Questa edizione di Arte Fiera verrà ricordata probabilmente come l’edizione della crisi. Una crisi globale, economica e finanziaria, che a Bologna si avverte per la sonora assenza di alcune gallerie importanti, specie milanesi, e per la perdita, in un solo anno, di un quarto dei suoi galleristi. Brava la direttrice Silvia Evangelisti a tener salda la barra del timone, a non abbandonare la nave nelle mani di una dirigenza che avrebbe voluto (peraltro comprensibilmente, dal loro punto di vista) imbarcare sostituti, selezionandoli più in base ai loro versamenti che non alle proposte.
Ma forse, in questo apprezzabile rigore, tutto teso a salvare l’onorabilità della fiera (che significa garanzie per chi espone e per chi compra), la zarina delle fiere italiane ha perduto una piccola grande occasione. Benché le gallerie giovani siano state rese più visibili dell’anno passato, con stand pari a quelli dei big del contemporaneo, nondimeno si sarebbe potuto rilanciare, dimostrando che i momenti di crisi sono opportunità.
La direttrice, che forse su questo rigore “tecnico” sacrificherà il posto (il suo contratto scade con questa edizione), avrebbe potuto chiamare in soccorso della fiera più importante d’Italia la sempre più lussureggiante compagine di gallerie giovani, anche internazionali, che stanno crescendo di numero, a ritmi esponenziali. Magari trovando per loro una quadra economica e offrendo così spazi a quelle realtà che hanno molto da dire, poco da chiedere e tanto da fare. Del resto, l’Artissima che tutti apprezzano e conoscono per la sua personalità è partita da lì.

Silvia Evangelisti

I momenti di crisi possono essere opportunità per chi spinge dal basso, per chi cambia le regole, per chi ha qualcosa di nuovo da dire. Sono momenti in cui i collezionisti (non gli investitori, i collezionisti!) possono essere più ricettivi verso la nascita dei nuovi linguaggi e delle nuove proposte. Anche perché possono comprarli con quegli “spiccioli” che restano dopo che le perdite economiche e finanziarie li hanno resi molto più prudenti e attendisti sull’acquisto dell’ultima chicca di un Cattelan o di un Hirst, peraltro assenti in una fiera che appare “anticiclica” rispetto anche alle celebrazioni museali di Arte Povera e Transavanguardia.
Arte Fiera avrebbe potuto usare un padiglione per imbarcare le start-up, così come a Torino è riuscito a fare a Roberto Casiraghi con The Others, la fiera per gallerie con meno di due anni di vita. Avrebbe potuto addirittura estendere, magari a prezzo ragionevole, l’invito a collettivi di artisti o a istituzioni culturali non profit, che da un decennio fioriscono ovunque, rilanciando nel mondo dell’arte quella passione per la ricerca che latita, oppure è meno visibile, nei momenti economicamente più floridi.
Ne sarebbe risultata, forse, un’Arte Fiera diversa: ancora più ricca, più giovane, più coraggiosa, da contropiede. Una fiera della speranza, oltre che della crisi. Capace non soltanto di fare il miracolo resistendo al guadagno facile, ma stupendo tutti con una sventagliata di ultimissime novità.
Un sentore di tutto ciò, un accenno modesto ma significativo, si trova nella geniale intuizione di dedicare uno stand, il B2 del padiglione 22, al progetto On the Spot, ideato dal curatore indipendente e associate editor della rivista Artpulse, Paco Barragán. Si tratta di un progetto semplice, low cost. Un progetto a chilometro zero, che apre la fiera alle “razzie” benefiche e benevole di tre curatori sbrigliati tra gli stand, in cerca di opere da catturare e portare, per un solo giorno, nella minuscola oasi “culturale” generosamente ospitata tra la miriade di protagonisti del mercato dell’arte.

The Others 2011

Le mostre gettano una luce strana su tutta fiera, propongono un’ottica divergente, un momento evanescente di ripensamento, di riequilibro e riordino. Un’idea che sembra utopica, ma che nel realizzarsi appare tanto forte quanto fragile. Cosa vuoi che interessi una mostra “pensata” ad  hoc ed edificata con i “mattoni” resi disponibili dagli stand in fiera? Forse nulla, ma dal “cantuccio” dove è stata relegata, dignitosissimo e spazioso, questa triplice mostra istantanea è stata capace di illuminare, con una luce debole ma decisa, un luogo preposto a trattare l’arte come merce tra merci (alla faccia delle ipocrisie). Ha riportato, per un solo istante le opere nella loro dimensione più propria, laddove risuonano i sensi che esse mettono in moto e dove il contenuto (e non il mezzo) è il messaggio. Potrà sembrare naïf, ma l’idea di ospitare in fiera una mostra “parassita”, che sa sfruttare le opere esistenti per riordinarne i sensi (che in fiera tendono a esplodere e scomparire dietro il prezzo), appare come un messaggio affascinante proprio per la sua esiguità, per la delicatezza con cui può passare inosservato.
Accogliere un progetto tanto apparentemente “insensato” per una fiera-mercato dimostra la capacità della Evangelisti di dare seguito a un modo di operare che non solo difende la qualità nell’arte, ma ci crede compiutamente e in maniera non strumentale, come potrebbe limitarsi a fare qualsiasi buon direttore di fiera. Per questo motivo la sua Arte Fiera non è stata abbandonata all’assalto dei Proci e ha mantenuto una dignità regale. Anche se a volte una tale dignità rischia di tramutarsi in eccessiva fierezza, in pacata alterità, in prudente chiusura.

Nicola Davide Angerame

www.artefiera.bolognafiere.it

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Nicola Davide Angerame
Nicola Davide Angerame è filosofo, giornalista, curatore d'arte, critico della contemporaneità e organizzatore culturale. Dopo la Laurea in Filosofia Teoretica all'Università di Torino, sotto la guida di Gianni Vattimo con una tesi sul pensiero di Jean-Luc Nancy, inizia la collaborazione con quotidiani e riviste scrivendo d'arte ma anche di cinema, architettura e cultura contemporanea. In vent'anni di attività ha fondato e diretto, su modello delle Kunsthalle tedesche, la Galleria Civica di Alassio e la Galleria Civica di Andora. Ha fondato e diretto l'associazione culturale "whitelabs. Culture in progress" con sede e spazio espositivo a Milano. Fino ad oggi ha progettato e curato decine di eventi culturali e più di cento mostre personali e collettive di artisti e fotografi, italiani e stranieri, collaborando con istituzioni private e pubbliche in Italia e all'estero. Ha tenuto conferenze sui temi dell'arte e della filosofia in istituzioni italiane e straniere ed ha curato progetti culturali e mostre a New York, Seoul, Bangkok, Parigi, Berlino e Londra. Dopo aver vissuto e lavorato tra Milano e New York, attualmente vive e lavora a Torino, dove insegna Storia dell'Arte Contemporanea presso il Collegio Universitario Luigi Einaudi e dove tiene seminari presso l'Università degli Studi di Torino (cattedra di Estetica). Suoi articoli sono apparsi su Robinson (La Repubblica), L'Unità, Il Manifesto, Art Presse (Paris), Il Mucchio Selvaggio, Exibart, Arte e Critica, Artribune, Segno, FC Fotografia e [è] Cultura.