V for Venezia. E Vettese

L’arte è femmina, in Italia? Guardando a un bel po’ di poltrone importanti, in parte sembrerebbe di sì. Non mancano e non sono mancate donne-leader ai vertici di istituzioni, musei, collezioni. E la storia continua, con una bella doppietta veneziana. Aspettando la Belli, riecco la seconda stagione Vettese.

Angela Vettese - photo Pierpaolo Poli Cappelli

Donne al comando. E non è mica un fatto di quote rosa o di derive post-femministe. Non vogliamo certo sostenere che le donne siano più brave dei colleghi maschi, ci mancherebbe. O che per forza debbano ottenere le poltrone che contano, perché così fa più politically correct.  Sarà magari un caso, un fatto accidentale; o sarà che anche in Italia, forse, la storia dell’equità comincia a farsi un poco più concreta.
Però, è palese, la faccenda delle donne dell’art system, che fanno carriera e s’accaparrano spazi significativi, non è un’invenzione di qualche idealista di sinistra. Le donne dell’arte, quelle delle ultime generazioni soprattutto, sono forti, fortissime. Grintose, combattive, lucide, appassionate. E arrivano in alto, spesso e volentieri. Giornaliste, critiche d’arte, artiste e architette, e soprattutto direttrici e curatrici istituzionali: le donne-leader di musei, collezioni e fondazioni pubbliche e private crescono di numero e sbaragliano il campo.
Due nomi su tutti, ed entrambi legati alla Serenissima. Innanzitutto Gabriella Belli, la première femme dell’arte italiana, che dopo la lunga e lodevole esperienza di direzione al Mart di Rovereto, a settembre passerà a dirigere i Musei Civici Veneziani, facendo ben sperare riguardo al compimento dell’ardua impresa: risvegliare il così detto “gigante addormentato”, lo splendido polo museale veneziano che, nonostante i bilanci in pareggio, non riesce a star dentro al circuito delle grandi, prestigiose mostre internazionali d’arte antica e contemporanea.

Gabriella Belli

E poi lei, Angela Vettese, che con Venezia ha un rapporto intenso e di lunga data. È di questi giorni la notizia della sua conferma al vertice della Fondazione Bevilacqua La Masa, con una proroga dell’attuale mandato di Presidente che l’ha vista attiva per ben nove anni di fila. L’incarico più longevo, a oggi, per la fondazione veneziana.
A riconfermarla è stato il sindaco, Giorgio Orsoni, che l’ha voluta al fianco del nuovo consiglio, composto da Daniela Ferretti, direttore di Palazzo Fortuny,  Mirella Brugnerotto per l’Accademia di Belle Arti di Venezia e Silvia Burini per l’Università di Ca’ Foscari. Nuovi, dunque, i membri del Cda. Invariata, invece, la carica più alta. Dopo quasi un decennio di attività continuativa.
E i rumors non tardano a esplodere. La Vettese è una delle figure di spicco della scena artistica italiana, senza ombra di dubbio. I fatti parlano, e il curriculum pure: dal 1986 affilata penna del Sole 24 Ore, è stata fino al 2010 direttrice della Civica di Modena e dal 2001 docente allo Iuav di Venezia, dove s’è conquistata anche la direzione del corso magistrale di arti visive. Co-fondatrice del Festival di Arte Contemporanea di Faenza, la milanese di ferro fa inoltre parte del comitato scientifico di Palazzo Grassi-Punta della Dogana e della Fondazione Pomodoro a Milano; e per non farsi mancare niente, in tasca ha anche un ruolo di presidente onorario del Docva. Niente male davvero. Angela Vettese è forse la donna con maggiori incarichi istituzionali d’Italia: amata, invidiata, stimata, lodata, ma anche, va da sé, spesso contestata.

Il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni

E torniamo alla vicenda Bevilacqua La Masa, che di polemiche ne sta sollevando più d’una, proprio in virtù di questa straordinaria prorogatio. Qualcuno parla già di monopolio, di assenza del necessario ricambio, di stagnazione, di favoritismi politici. Di lobby. Chapeau per il lavoro svolto in questi anni dalla Vettese, ma in città non tutti sono contenti. E allora, la Vettese-lobby, con il suo circuito di artisti e curatori, con i suoi protetti e i suoi protettori, con i suoi giri sempre uguali, con le sue dinamiche di potere consolidate… esiste davvero o è il frutto delle solite malignità d’un pugno d’invidiosi? Davvero a Venezia si patisce per un sistema eccessivamente asfittico, relegato ai soliti nomi-le solite corti, oppure le chiacchiere sono lo specchio di una città meravigliosa che però, tolte le Biennali e la Mostra del Cinema, sa un po’ troppo di umida e polverosa provincia?
Intanto, non era certo piaciuta la dichiarazione di Orsoni, che un paio di mesi fa annunciava di voler modificare lo statuto della Bevilacqua, al fine di estromettere i sindacati dal Consiglio. La modifica, in realtà, non ha avuto seguito, ed ecco che il nuovo Cda vede eletti anche Marco Sportilio, Giancarlo Borile e Monica Calcagno, a rappresentanza dei sindacati stessi.

Il chiostro della Bevilacqua La Masa

Ma se allora, in Italia, l’art system pare sovente coniugarsi al femminile, e proprio per quel che riguarda importanti incarichi istituzionali, l’incancrenirsi di certi poteri forti, avallati da resistenti liaison con la politica, non fa che riportare il tutto a una visione maschile, vecchia e fallocentrica del modus operandi vigente. Non che questo c’entri con la vicenda della brava Vettese, ma se il dubbio serpeggia rilevarlo è sano, quantomeno con lo scopo di scatenare qualche riflessione in più.
Per il resto, l’augurio va alla riconfermata presidentessa, ma soprattutto a Venezia. Affinché, tra Vettese e Belli – ma non solo – possa veder svecchiare quel che un po’ odora di muffa, e potenziare quel che invece sprigiona energia buona. A vegliare sulle due grandi donne della Laguna, manco a dirlo, l’indimenticabile Peggy, musa e nume tutelare dell’arte contemporanea locale, grande protagonista della scena artistica cittadina negli anni d’oro del secondo dopo guerra. Quando dici Venezia dici Guggenheim, del resto. E dici donna, oggi come allora.

Helga Marsala

www.museiciviciveneziani.it
www.bevilacqualamasa.it

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è stata anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Dal 2018 al 2020 ha lavorato come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.