La crisi di Sotheby’s anticipa lo scoppio della bolla?

Periodo di relativa magra per la casa d’aste. Con le azioni che calano e gli incanti che titillano la stima minina. Si aggira allora lo spettro delle crisi precedenti, e i conseguenti scoppi di bolle speculative. Se poi anche la Cina ci mette del suo…

Asta da Sotheby's

Della crisi interna di Sotheby’s ne avevamo parlato alcuni giorni fa, in particolare a proposito dei tagli in Italia e Olanda. Ma in questi mesi Sotheby’s si trova di fronte a un altro problema: il calo delle sue azioni quotate in borsa. Maggio di certo non è stato un buon mese per Sotheby’s, che ha visto le sue aste di Arte Moderna e Contemporanea solleticare la stima minima di vendita, superata di gran lunga dalla rivale Christie’s.
Sotheby’s è una società per azioni a partecipazione pubblica, il cui mercato è sensibile ai risultati delle sue aste. Ragion per cui le difficoltà nel periodo primaverile hanno causato una perdita di oltre un quarto del suo valore. Per tre anni e mezzo, quest’ultimo si era attestato sui $ 54,41, mentre il 18 maggio il prezzo di un’azione è caduto a $40.46. L’anno scorso, invece, carichi di entusiasmo per un mercato in gran ripresa, i cinque principali responsabili di Sotheby’s hanno visto raddoppiare i propri stipendi grazie a un pacchetto di $15,3 milioni approvato dagli azionisti.
Anche se i dati paragonati a Christie’s mostrano segnali negativi, il bilancio contabile di questo primo semestre riporta un incremento del fatturato del 17% rispetto al primo semestre 2010. La prima metà dell’anno tradizionalmente rappresenta un periodo di perdita per Sotheby’s per la natura stagionale del mercato all’incanto. Ma la crescita registrata quest’anno è dovuta principalmente all’aumento delle commissioni del 23% e all’aumento delle vendite di opere della fascia alta di prezzo, un incremento del 63% di opere vendute al di sopra del milione di dollari.

Le azioni di Sotheby's

La sofferenza delle azioni di Sotheby’s è iniziata con la sessione asiatica, con risultati al di sotto delle aspettative vista la prosperità del continente. Innanzitutto la grandiosa collezione di porcellane cinesi imperiali Meiyintang ha totalizzato $51,2 milioni ($ 88m con le vendite private post-asta) contro la stima minima di $ 91milioni. Ad aprile, la rivista Atlantic ha pubblicato un articolo intitolato The Art of Bubbles: How Sotheby’s Predicts the World Economy, in cui si afferma che i periodi di vendite record alle aste sono un valido segnale di bolle speculative a cui segue il collasso del mercato. Atlantic sostiene che Sotheby’s, essendo una delle principali case d’asta, abbia sempre beneficiato dei periodi esplosivi del mercato dell’arte. Il grafico mostra come i principali picchi delle azioni di Sotheby’s corrispondano ai momenti euforici durante il boom giapponese della fine degli anni ’80 e la bolla di Internet, tutte esplose.
No. 5
(1948) di Jackson Pollock, Woman III di Willem de Kooning e Portrait of Adele Bloch-Bauer I di Gustav Klimt rappresentano le uniche opere battute al di sopra dei $ 130 milioni, tutte vendute nel 2006, a ridosso della bolla immobiliare statunitense.

Willem de Kooning - Woman III

Alcuni esperti, guardando verso la Cina, ritengono che le cifre record di questi anni potrebbero rappresentare una reminiscenza delle bolle speculative del Giappone del 1987 e dell’America del 2007. L’investimento immobiliare in Cina rappresenta il 6% del PIL, lo stesso livello che gli Stati Uniti hanno raggiunto nel 2006. Il governo cinese ha inoltre speso grosse somme per la costruzione di città-fantasma come Qungbashi, costruita per ospitare 1,5 milioni di persone, ma che è occupata da solamente 20mila residenti. Ricordiamo che la Cina in quattro anni è passata al primo posto come mercato mondiale dell’arte, sorpassando addirittura gli Stati Uniti. Questa primavera, un vaso cinese stimato $ 800 è stato venduto a $ 18milioni! È un esempio degli acquisti clamorosi effettuati dai ricchi cinesi, attratti da soldi facili che promettono crescite esponenziali.

Martina Gambillara

www.sothebys.com

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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.