Retrospettiva remix

Emozionante. La personale di Paolo Grassino negli spazi della Galleria Paola Verrengia di Salerno si pone come una corsa trattenuta. Che piega l’istante e mira a creare una potente e sospensione temporale, per frenare quella corsa frenata che si chiama vita. Ne abbiamo parlato con l’artista.

Paolo Grassino - Controllo del Corpo - veduta della mostra presso la Galleria Paola Verrengia, Salerno 2011

Come nasce questo progetto?
Con Paola [Verrengia] ci conosciamo da molti anni e finalmente si è concretizzato un progetto che attendevamo da molto tempo. Nell’ultimo anno ho realizzato alcune mie mostre esponendo lavori che a prima vista possono sembrare diversi tra loro. La cosa che mi diverte è creare una convivenza, un dialogo di più soggetti o sperimentazioni. È come costruire una storia o riscriverla, frammenti di scritti conservati e mai esposti, trovano una storia comune, sorprendente ai miei occhi. Questi lavori vengono esposti e visti come un grande e unico lavoro, non solo fatto di opere ma anche dal tempo. In mostra da Paola sono esposti un arazzo realizzato in spugna sintetica del 2008, un grande cervo in fusione di alluminio del 2010, due figure sempre in fusione del 2011, altre fusione realizzate con un procedimento a perdere del 2007, delle grandi carte e un video del 2010.

Paolo Grassino - Controllo del Corpo - veduta della mostra presso la Galleria Paola Verrengia, Salerno 2011

Controllo del corpo è il titolo che hai dato a questa tua nuova personale. Ma anche il titolo di un lavoro video proiettato su tre mini-monitor in cui hai riunito un plotone di artisti torinesi per trasformarli in personaggi silenziosi, in corpi oscuri, in spazi propri di una “venuta alla presenza” (Nancy). Da dove nasce questa riflessione?
Nasce da una frase di Ernst Jünger che si trova nei suoi diari dal ’45 al ’48: “L’estinzione del poeta è l’inizio del declino di una società”. I nove personaggi presenti nel video sono artisti di Torino della generazione di mezzo, cioè nati tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70. Artisti che, come fiori neri, sbocciano e si richiudono con una semplice rotazione su se stessi. Sono personaggi legati tra loro da una macchina che li muove e li sorregge ma che ne priva l’identità. Gli abiti sono divise senza colori e il bianco di fondo pone le figure in uno spazio assente. Il movimento lento e i suoni provocati dalla “macchina” segnano una ripetizione costante degli eventi nel tempo. La mancanza di libera espressione segna l’inizio di una subdola repressione. Credo che sia ciò che sta capitando ancora oggi.

Paolo Grassino - Controllo del Corpo - veduta della mostra presso la Galleria Paola Verrengia, Salerno 2011

Ombra, Dolo d’impulso. Sono alcune opere – in mostra – che evidenziano la volontà di cristallizzare la leggerezza dell’attimo, di frenare la contingenza delle cose e della vita, di eternare l’istante…
Sì, è proprio così. In Ombra, il cervo ferma la sua corsa, si congela, avverte il pericolo, forse dopo riuscirà a scappare, forse ci sarà solo uno sparo o forse lo sparo c’è già stato, ciò che resta è solo un’ombra, un ricordo senza dimensione in bianco e nero. In Dolo d’impulso, mani e piedi sono legati tra loro fino a crearne una forma unica, per non muoversi, per resistere a un impulso prima del danno. Quest’opera e realizzata con un procedimento rapidissimo, è veramente un istante che si fa metallo, che diventa alluminio, metallo di Icaro.

Antonello Tolve

dal 26 marzo al 9 maggio 2011
Paolo Grassino – Controllo del Corpo
Galleria Paola Verrengia
Via Fieravecchia, 34 – 84122 Salerno
Orario: da lunedì a venerdì ore 16.30-20.30; sabato ore 10.30-13 e 17-21
Ingresso libero
Info: tel. +39 089241925;
[email protected]; www.galleriaverrengia.it

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Antonello Tolve
Antonello Tolve (Melfi, 1977) è titolare di Pedagogia e Didattica dell’Arte all’Accademia Albertina di Torino. Ph.D in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico artistica (Università di Salerno), è stato visiting professor in diverse università come la Mimar Sinan Güzel Sanatlar Üniversitesi, la Beǐjin̄g Yuy̌ań Daxué, l’Universitatea de Arta si Design de Cluj-Napoca e la Universidad Central de Venezuela. Critico d’arte e curatore, è stato commissario in diverse giurie internazionali. Tra i suoi libri si ricordano “Gillo Dorfles. Arte e critica d’arte nel secondo Novecento” (La Città del Sole, 2011), “ABOrigine. L’arte della critica d’arte” (PostmediaBooks, 2012), “Ubiquità. Arte e critica d’arte nell’epoca del policentrismo planetario” (Quodlibet, 2013), “La linea socratica dell’arte contemporanea. Antropologia Pedagogia Creatività” (Quodlibet, 2016), “Istruzione e catastrofe. pedagogia e didattica dell’arte nell’epoca dell’analfabetismo strumentale” (Kappabit, 2019), “Me, myself and I. Arte e vetrinizzazione sociale ovvero il mondo magico del selfie” (Castelvecchi, 2019), “Atmosfera. Atteggiamenti climatici nell’arte d’oggi” (Mimesis, 2019). Ha curato con Stefania Zuliani il volume di Filiberto Menna, “Cronache dagli anni settanta. Arte e critica d'arte 1970-1980” (Quodlibet, 2017) e, con S. Brunetti, “Il sistema degli artisti. Collezione, conservazione, cura e didattica nella pratica artistica contemporanea” (Mimesis, 2019). Dal 2018 e Direttore della sede romana della Fondazione Filiberto e Bianca Menna e dal 2014 è curatore della Gaba.Mc – Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata.